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Venerdì 03 Settembre 2010 11:56 |
Quotidianoitalia.it di Francesco Torellini
 Napoli - Mentre l’irresponsabilità politica nazionale, che pensa soltanto ai problemi della giustizia e al processo breve come priorità assoluta, al sud la disperazione per un lavoro che
non c’è, è altissima. Tanto alta da spingere operai, provocatoriamente o no, a chiedere alla camorra di sistemare la questione lavoro in merito ai problemi all’interno dei consorzi unici di bacino dei rifiuti. Fine dello stato. I politici ne prendano atto. Con le loro abitudini politiche distanti dai problemi della gente, hanno spinto le persone in difficoltà a rivolgersi ai camorristi per sistemare le vicende lavorative. La Provocazione, mette in ridicolo chiunque ricopre ruoli istituzionali, sia nazionali sia locali. E’ la fine della ragione, e la fine di tutto perché la sofferenza è più alta di qualsiasi simulazione di miglioramento che non potrà mai venire in queste condizioni. Le difficoltà che al momento si registrano per la sopravvivenza, in Campania raddoppia per colpa del disastro economico perpetrato ai danni dei cittadini, che oggi devono pagare in termini economici il danno provocato. Bassolino ha sbagliato. Il centrosinistra ha sbagliato. Allora devono pagare loro. Invece sono i cittadini a dover pagare, come se fossero i veri colpevoli di tutto. No, sono i politici che devono pagare, sono loro che hanno commesso attraverso le loro nefandezze politiche il danno al popolo campano. La lettera degli operai indirizzata ai camorristi, è un danno d’immagine, ancora una volta, poiché la prima volta successe nel settembre del 2008, che mette ulteriormente a rischio la cedibilità politica della regione Campania. Chiedono di essere pagati; chiedono un futuro lavorativo, insomma, chiedono quello che gli spetta. Non trovando sbocchi nella giungla delle incertezze che avvolgono la Campania, si rivolgono con una lettera, a chi invece dovrebbe essere messo in un angolo ed estirpato definitivamente per ridare democrazia alla Campania e al sud intero. Un obiettivo, quello di liberare il sud da una piaga sociale terribile, mai raggiunto, lasciando diventare le mafie la prima azienda italiana in termini economici e di fatturato. Soltanto che è un fatturato del tutto illecito, costruito sulle spalle dei cittadini abbandonati dalle istituzioni, ed ha costretto imprenditori a dover pagare, per salvarsi la vita, le tasse a due stati: quello legale e quello illegale. E’ chiaro che la provocazione di ieri non è altro che una forma di protesta, per far capire che il momento è delicato, e le condizioni economiche disastrose della regione Campania non possono essere scaricate sui cittadini, poiché gli manca la base per andare avanti: il lavoro e la certezza per il futuro.
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