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RACCONTI D'AMORE Come un girasole Racconto di Mary Sole 
Cerco una cartella azzurra con due disegni di Roma antica da appendere in camera accanto al quadro dei girasoli. Tra i libri riposti nello scaffale in alto della libreria una busta cattura lo sguardo custodisce fogli gialli.
Seduta sul tappeto, un foglio dopo l’altro, affiorano i ricordi. Emozioni di una giornata qualsiasi: il desiderio di poltrire protetta dalle calde lenzuola, le corse nel traffico, la fatica di una donna in carriera che deve impegnarsi più di un uomo, il suggerimento di un’amica per affrontare un collega “fisicamente esuberante”. Ogni giorno è una sfida. Un gioco dove importante è partecipare, magari divertendosi. Alcune emozioni possono realizzare una vita. Sono impronte impresse nel cuore. L’amore….. l’ho incontrato, all’inizio della vita. Era estate. Danzavo, amo la danza. Nel buio ho visto apparire una luce. Scivolai piangendo tra le braccia di un uomo. Mi sorrise, lo stato era di grazia. Giovanni, papà, l’apostolo della Luce. Ero al sicuro!Respirai serena. Procedeva leggero, dondolando le braccia. Mi insegnò l’etica ed il rispetto della persona, valori importanti per lui. Giovanni all’età di quattro anni arrivò a Roma con le sorelle più grandi. Imparò velocemente osservando i grandi. Un giorno incontrò Maria, una spontanea e frizzante romana. Costruì la famiglia portando come dote l’amore, la purezza del cuore. Arrivò un po’ di benessere. Giovanni dedicava il tempo libero ai due figli, Laura e Giulio. Era il loro migliore compagno di giochi. - La vita è un gioco, impara le regole e divertiti! - ripeteva. Era facile crescere con Lui accanto, il mio eroe. L’amore di papà mi aiutò a crescere. Da bambina a femmina, come dicevano i cugini. Era divertente. Ero fragile per ricevere coccole e forte per ottenere stima. Un giorno, però, qualcosa cambiò intorno a me. Cominciai a non capire! I compagni erano misteriosi. Le amichette non giocavano con le bambole. Eravamo cresciuti? Passarono molti anni prima di capire, imparare le regole del nuovo gioco. In quel periodo l’unico punto fermo era il sostegno incondizionato di Papà. E’ bello poter contare su qualcuno. Ero nella valle con uno sconosciuto! Vedevo il paesino in lontananza schiacciato da un cielo carico di pioggia. Passeggiavamo sotto le querce ed i pioppi. Lui mi guardava dolcemente. Intorno siepi di profumate rose selvatiche e grandi ginestre. In fondo al sentiero un prato. Tutto era immobile. Un luogo magico, all’improvviso un malore. Cercai un sostegno. Mi avvolse un abbraccio. Tremai come la corda di un violino. Un bacio aprì un varco in un nuovo cosmo. Sorrisi. Il sole apparve tra le nuvole. Ludovico era l’amore! Lo incontrai in una riunione tra amici. Diventar rossa fu tutt’uno. Ero certa di averlo incontrato! “Non è possibile. E’ rientrato dall’estero dopo molti anni”. Passarono mesi prima di guardarci, di parlare, di tacere insieme. Tra noi l’allegria dell’incontro.Attrazione e fiducia erano complici della nostra felicità. Costruivamo attimo per attimo il rapporto di coppia. Sento, ancora oggi, l’abbraccio proteggermi dalle avversità e dalla monotonia quotidiane. Quante serate indimenticabili tra le stradine del centro di Roma! Ludovico, spesso in viaggio all’estero, cercava di mostrarmi gli angoli più belli. Una sera, era tardi, per proteggermi dall’umidità, mise la sua sciarpa sul mio collo dolorante. Un bacio. La dolcezza conquistò il corpo ed il dolore se ne andò. Avrei voluto essere leggera per adagiarmi sulle sue labbra ed essere accarezzata dalle parole. Piccola, per danzare tra i polpastrelli delle dita. Sottile, per dondolare nel lobo dell’orecchio ed ascoltare il battito del cuore. Ludovico era forte. Io, piena d’amore, potevo cullare le sue malinconie. L’amicizia è importante. Unisce e sostiene. E’ un legame solidale, una sfaccettatura del diamante chiamato “Amore”, penso a Marina, la conosco da anni. Compagne di banco in seconda elementare. Marina ed io giocavamo con le bambole ed a monopoli. Siamo cresciute facendo le acrobazie sui pattini a rotelle nel vialone bianco del Foro Italico, e le corse estive con le biciclette tra le macchine posteggiate nel piazzale di Anzio. Unite nello sfuggire all’ira del portiere per aver rotto il vaso di fiori del vialetto di casa. Complici nel passare il compito in classe in terza media alla compagna dell’ultima fila. Non perdevamo le gite in macchina sui campi di neve ad Arcinazzo insieme al ragazzo che poi ha sposato. La prima vacanza estiva in albergo? Palinuro! Un viaggio di sei ore e mezzo su strade sconosciute, felici di viaggiare sole sulla fiat 126 azzurra comprata con i soldi del primo stipendio.Marina l’esuberante, io la razionale. Due facce di una medaglia. Eravamo vincenti. La distanza di cinque anni, in due città diverse, ha rafforzato il nostro affetto. Sedute nello stesso banco. Non della scuola. Il banco della vita! E’ sera. Abbraccio le mie gambe. La fronte sulle ginocchia. Lontano il rumore della città. Un sospiro ad occhi chiusi. Un desiderio di carezze. Apro le mani, le richiudo. Forse troverò le sue? Essere. Non lasciarsi andare. Ritrovare la voglia di vivere, l’energia. Essere diversi dalle banalità, dai luoghi comuni. Poter essere dolce, come il miele. Calda, come il Sole. Portare un sorriso a chi conosce solo lacrime. Riapro gli occhi. Sorrido: “Non si può vivere senza Amore!” Amare è vincere il limite, superare i confini. L’immortalità forse è racchiusa nell’amore? Non so! Sono una donna che guarda i raggi del sole come un girasole! Tutti gli altri racconti li trovi nella pagina racconti
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