La prima volta a Roma Stampa E-mail
Lunedì 17 Maggio 2010 20:23

Racconto di Clarissa Domenicucci

 

Sonia è di Borgo Pio e Michele di Garbatella: abita proprio di fronte al Palladium, al secondo piano di quel palazzo con la scritta ROMA CAPOCCIA. L'ha fatta lui, all'epoca 18 anni. Il suo primo grande amore, Sonia: il primo da grandi, quello di tante, di quasi tutte le "prime volte" insieme. Tranne una però, il sesso. Nove mesi insieme senza sesso, nove mesi in classe ad ascoltare i racconti delle prime volte degli altri, che praticamente l'hanno fatto tutti anche chi non ha mai avuto uno straccio di tresca, tranne te; te che sei fidanzato da 9 mesi.

"Una come lei se la perdo non la ritrovo più" diceva, quando la domenica in curva gli amici lo sfottevano:
"che avete fatto ieri sera Michè? Avete giocato a scopone coi genitori?..."

Lui abbozzava, tanto sapeva che ormai si trattava solo di trovare l'occasione giusta e cavolo, era intenzionato a trovarla.
"Ormai è convinta, il problema è che a casa sua non se ne parla, dice che non è rispettoso, che poi non ci riesce... Io c'ho una famiglia numerosa, mia sorella s'è lasciata col marito ed è tornata a casa col pupo: figurati il caos che c'è sempre da me, col via vai di zie che la vengono a consolà.

"Michele è costretto a inventarsi qualcosa e l'unica alternativa possibile, purtroppo per lui, è un vero e proprio voto offerto alla sua "prima volta": Sonia e Michele, il giorno dell'indimenticabile derby del 29 novembre 1998, decidono di boicottare la curva per rimanere soli a casa di lui finalmente deserta: sono andati tutti allo stadio, hanno portato pure il piccolo Vittoriuccio!! Dieci minuti all'inizio: l'Olimpico è gonfio di gente e di preghiere, in curva Sud gli amici di Michele si domandano dove sia.  Garbatella tutta tiene il fiato sospeso, tanto che fa rumore come un soffio di vento e Michele  spalanca la finestra, perché sa che può contare sul suo quartiere: Sonia non apprezzerebbe la telecronaca di Caressa in sottofondo. Al 3° del primo tempo hanno chiuso casa con le mandate e sono in camera di lui, felici come non mai, avvinghiati sul letto con la trapunta a quadri. Lei si alza e accosta le tende, vuole meno luce possibile, è la ragazza più insicura del mondo in questo momento; Michele le sbottona la camicetta blu, lei ricambia baciandolo con passione sul collo (duemila puntate di Beautiful saranno servite a qualcosa?!).  

Nel frattempo la penombra ha reso più sicuri i suoi movimenti, ma Michele non se ne accorge perchè per lui è perfetta così, che trema; le bacia il piercing a forma di fiore, poi si guardano, vicini vicini, non si dicono niente e si dicono tutto: sarà bellissimo.

Garbatella annuncia il goal di super Marco Delvecchio.

Anche Michele segna: i jeans di Sonia le si arrotolano tra le gambe e poi sfuggono, si perdono dolcemente sul letto: finalmente sono liberi di amarsi nella maniera più grande che esiste, pensano loro, ma non possono sapere che è "la maniera" del primo amore la più grande che esiste. A casa Andreucci, di fronte al Palladium, tutte le luci sono spente e le finestre aperte, anche se è quasi Natale. Regna il silenzio totale, a parte la cantilena della finestra che s'accosta e si riapre come i respiri di due innamorati; come i sospiri di Garbatella. 
 

Poi bum!! Le persiane verdi sbattono forte al montante: all'Olimpico la Lazio pareggia, rimonta e canta vittoria. Michele è certo che anche Sonia lo voglia quanto lui ma deve farlo, vuole farlo, perché la rispetta e non vorrebbe mai farle del male: "Sei sicura amò?" Glielo chiede a mezza voce; sa che da quella risposta dipende tutta la sua vita, ma ormai il danno è fatto. "Sicura. Vuoi che mi tiri indietro dopo che hai rinunciato al derby per me, così hai una scusa per ammazzarmi?

" E ridono, ridono di cuore. Lui ci ripensa alla partita, si distrae solo un secondo ma non vuole guardare l'orologio del videoregistratore, inizierebbe a fare i calcoli per capire quanto manca alla fine. Il sor Gualtiero, al terzo piano, corre al balcone, s'affaccia e urla a braccia aperte "Grazie Eusebioooooo!!!!!!!!!" La moglie, piccoletta, gli da una botta sulla spalla col canavaccio della Roma: "A Gualtiè, vuoi rientrà che fa freddo? Sei tutto matto, sei".

Di Francesco segna il goal della speranza, è il 34° del secondo tempo e in tutta Garbatella solo Michele non lo sa. Un secondo prima di farlo Sonia lo guarda e si domanda se resterà tutta la vita con lui, ma non udendo risposte sente scendere una lacrima e giura che questo momento, comunque andrà a finire, resterà sempre uno dei più belli della sua vita. Che ricorderà il profumo di colonia ancora nell'aria, che è il profumo della mamma di Michele; la paura che ha lasciato spazio al desiderio; la gigantografia di Miki bambino coi boccoli appesa alla parete che ha di fronte; quella finestra aperta che non lascia passare il freddo. Il giovane Francesco Totti segna il goal del pareggio. Garbatella si prepara a scendere in strada, i romanisti esplodono: in Tevere qualcuno lancia un'occhiata e una preghiera alla Madonnina d'oro in cima a Monte Mario e per miracolo Delvecchio la insacca di nuovo, ma Farina annulla e Carlo Zampa diventa un mito, a Roma, col suo "Te possino ammazzà che m'hai annullato"! E' festa.

Quel derby è inciso sui dvd, nei ricordi dei tifosi, negli archivi delle radio capitoline e scritto in grande al Palladium: 29 novembre 1998. E' un momento storico e lo è anche a casa Andreucci, dove felici, abbracciati e scompigliati, Sonia e Michele sono quelli di prima con qualcosa di più; la loro prima volta. Una per sempre, incisa nei ricordi più cari anche oggi, che sono diversi e che sono lontani. Perché capita, che la vita t'annulli un goal stra-regolare.

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