Pensieri che dondolano Stampa E-mail
Lunedì 29 Novembre 2010 18:49

In pochi mesi la vita di una persona cambia e i mutamenti sono così rapidi che sembrano un fiume in piena capace di travolgere e impossessarsi del tempo. A volte penso che la sfortuna dell’essere ormai adulti sia che ogni decisione in qualche modo ti colora, anche a tua insaputa: ti rende persona, ma nel senso etimologico di maschera.Ti colora e tu non sei più in grado di tornare indietro, di cambiare un banale pastello, ma al massimo puoi fare qualche sfumatura.In fondo, crescendo diventa sempre più facile ammettere che ci si è sbagliati, perché ci si conosce, ma diventa anche più complesso dire “ho sbagliato”: iniziano a venir meno le opportunità di scelta e tutto si proietta nei famosi mondi possibili.In fondo sono queste le responsabilità, è questo il senso della frase “ormai non sei più una bambina” oppure “ormai sei una donna”. E’ anche questo il senso della frase “cosa vuoi fare da grande?”.Ho questa sensazione di essere travolta da un fiume in piena e non saper più riemergere, ma ho anche la sensazione che sto imparando a respirare nell’abisso.E’ anche questa in effetti la solitudine degli adulti: i pensieri del possibile.Restare fanciulli nell’intimo è un po’ un imperativo categorico e perciò si gioca a dondolarsi su un’ altalena, quello dei pensieri…e si vola in alto, su quest’altalena.Da piccola invece era tutto più semplice, da piccola ti sembrava di sfiorare il cielo e dietro a spingerti c’erano le mani forti e sicure del tuo papà e tu gridavi “ancora, ancora più in alto” e poi, felice, gli confessavi di aver sfiorato il cielo, grazie a lui.Tutto questo, crescendo, ti manca. Tutto questo, crescendo, ti sembra un incubo a volte, perché vorresti riviverlo, magari con la stessa ingenuità.Ma non importa, il tempo scorre e le mani del papà ormai saranno o stanche o vecchie o ti hanno fatto troppi rimproveri. Ora è il tempo che a spingerti sia tu, ma sull’altalena dei mondi possibili, in cui ogni decisione ti conduce repentinamente in una dimensione, senza darti neanche il tempo di bussare a una porta…su quest’altalena cadere è veramente farsi male.Ti fa sorridere tutto ciò? Ti rende triste? Malinconia, ricerca di ingenuità, di sincerità, voglia di non sentire le urla di nessuno, neppure le proprie, voglia di ridere.Quanti brividi e sensazioni avresti voluto evitare, come persona ma anche  come donna. Hai inghiottito, a volte hai vomitato, altre hai sorriso, altre hai pianto, spesso ti sei guardata allo specchio e ti sei limitata a commentare una curva di troppo invece della tua femminilità, solo per non sentire il peso degli sbagli…e forse è questa la vanità di una donna: perdersi, davanti a uno specchio, nel commentare una curva invece delle cicatrici che non si vedono, sia quelle che ti sei fatta sia quelle che ti hanno fatto..evitando così di ricordare anche tutti quei rimproveri, tutte quelle invidie, tutte quelle accuse inutili, infondate, finalizzate il più delle volte a farti del male gratuitamente.Sì, allora lo ammetto, sono molto vanitosa.Mi guardo, la luce riflette solo i difetti fisici. Nasconde gli altri. La luce riflette solo le rughe. Nasconde lo scorrere del tempo, bagaglio di ricordi. Il cuore di una donna è un oceano inesplorato, diceva qualcuna…come darle torto: siamo nate con una ferita che a volte sanguina, ma dà anche gioia e voglia di vivere, sempre e comunque.

Rompere lo specchio o penetrarlo nel profondo per riconoscermi? Non ne vale la pena. E poi so che andrebbe in frantumi e potrei farmi male. Quindi è molto meglio starmene all’esterno e osservarmi, e quando o una lacrima o un sorriso si riflettono sullo specchio, sarà sempre dal lato opposto, nel senso contrario, ma sarà sempre piacevole così…anche perché magari, se chiudo gli occhi, in questi intimi istanti, posso percepire le mani di mio padre che mi spingono su quel fantastico altalena del passato e forse riuscirò ancora a sfiorare il cielo…

Maria Raffaella   

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