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Martedì 09 Agosto 2011 18:40 |
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RACCONTI D'AMORE Posseduta nel treno della passione Racconto di Francesco Torellini  Guardo indietro rileggendo tutto un percorso che mi ha portato fino ad oggi a tenere in piedi la passione incontrata in quella notte di dicembre lungo la direttiva Reggio Calabria-Milano.
Mancavano poche settimane dal Natale, ritornavo dalla Calabria, dove avevo assistito mia madre con problemi di salute per diverse settimane. Facevo ritorno a Bologna dove mi aspettava mio marito con i miei figli. Presi il treno alla stazione di Reggio Calabria per poi fare scalo a Napoli e prendere un treno per Bologna. Alla stazione centrale di Napoli arrivai alle dieci di sera. Faceva freddo, per fortuna il treno era già sui binari ad attendere. Salii, cercai uno scompartimento tranquillo, il più sola possibile. Mio marito mi chiama la donna di ghiaccio, non do mai confidenza a nessuno, sono di tutto un pezzo, mai trasgredito nemmeno un secondo, insomma, la classica calabrese ancorata alle proprie origini e mentalità. Era placida in attesa che il treno partisse, quando nel mio scompartimento entra un signore distinto, profumato, con abiti eleganti, si mette seduto proprio davanti a me. Nello scomparto eravamo solo io e lui, la cosa mi imbarazzava. Si dimostrò subito gentile, e riservato, cercando di alleviare il mio imbarazzo evidente. Il treno si mise in marcia, alle altre stazioni salirono altre persone, ma nessuno veniva nel nostro scomparto, come invece volevo. Il viaggio proseguiva, e nel frattempo ci scambiammo delle chiacchiere amichevoli di due sconosciuti. Ognuno raccontava le proprie cose: anche lui era sposato e veniva a Bologna per lavoro, ci veniva ogni 40 giorni. Insomma facemmo amicizia, scambiandoci anche battute che a tratti lasciavano scorrere dei bei sorrisi. Ad un tratto lui rivolgendosi a me: “Sei una bella donna, hai due labbra stupende”, mi disse. La cosa mi spaventò, ma nello stesso tempo mi rendeva orgogliosa, non si dire, mi sentivo valorizzata. Gli apprezzamenti non si fermarono lì, durarono a lungo, fino a quando non arrivammo alla stazione Termini, a Roma. Il treno faceva una sosta di quindici minuti. Lui, approfittando che il treno faceva la sosta, m’invitò a prendere qualcosa di caldo al bar. Accettai l’invito. Al bar prendemmo un cappuccino e un cornetto caldo che, a mezzanotte, andava proprio bene. Pochi minuti, e ritornammo subito al treno. Nel percorso di ritorno, con una mossa veloce, mi tirò a se stringendomi forte nei fianchi, iniziò a baciarmi sul collo e appoggiò velocemente le sue labbra sulle mie. Cercai di svincolarmi e non rispondere alla richiesta di quel bacio, ma la sua forza era maggiore della mia, poi quelle labbra morbide, profumate, mi lasciarono rispondere al bacio. Quasi impaurita ritornammo sul treno, speravo di trovare il nostro scompartimento pieno, invece il treno sembrava più vuoti di prima. Una volta a bordo ci accomodammo di nuovo uno di fronte all’altro. Io ero allibita: avevo baciato uno sconosciuto. Il treno si rimise in marcia. Non dissi una parola per quasi diversi chilometri di percorrenza. Ad un certo punto, dopo che per quasi mezzora aveva regnato il silenzio, lui si alzò e venne a mettersi vicino a me. Ero ancora più imbarazzata. Mi guardava fisso negli occhi: “Sei Bellissima”, mi disse. “Cosa vuoi? Lasciami perdere, non sono la donne che credi”, gli risposi. “L’ho capito, per questo voglio conquistarti prima che finisce questo viaggio”, mi sussurrò. “Mi dispiace, non ci riuscirai mai” cercai di scoraggiarlo, anche se devo ammettere che a me come uomo piaceva e non sapevo spiegarmelo. Passarono pochi minuti e con lo stesso scatto della stazione Termini, girò la mia testa verso di lui cercando di nuovo il bacio. Cercai ancora una volta di respingerlo con tutta la mia forza, ma non ci riuscivo. Volevo gridare aiuto, ma il bacio diventava sempre più passionale ed io non seppi resistere e risposi alla sua voglia di baciarmi. Ma non solo, le sue mani iniziarono a percorrere il mio corpo come due serpenti che strisciano sull’erba. Ogni punto del mio corpo era raggiunto dalle dita in cerca di qualcosa. Si stava scatenando un terremoto dentro di me, avevo sempre rinnegato le storielle raccontate su queste avventure, invece stava succedendo proprio a me, e se prima giudicavo la cosa male, adesso capivo cosa si provava ad essere accarezzata da uno sconosciuto. Lui continuava senza sosta a far crescere in me il desiderio, sviluppando reazioni piacevoli che uscivano prepotentemente dal mio corpo. Passarono cinque minuti intensi di dolci carezze: il mio essere donna si stava sciogliendo. Lui si alzò. Chiuse lo scomparto a chiave mettendo fuori il cartello pieno. Abbasso le tendine, e complice la luce soffusa, mi ritrovai completamente nuda distesa sul pavimento dello scomparto senza nemmeno rendermi conto. Altrettanto lui, si denudo completamente, non capivo più nulla, sentivo solo forti emozioni che attraversavano il mio corpo al passaggio delle sue carezze. Quello sconosciuto unì il suo corpo al mio con estrema dolcezza. Ogni movimento era una scarica di emozione che saliva dritta al cervello per poi riscende, prendere altri emozioni, e risalire. Non capivo più niente. Era troppo bello quello che mi stava capitando. Stranamente stavo bene, anzi, benissimo. Non avevo timori, paure, ansia, tutto sembrava superato da quel momento forte ed intenso. Quell’uomo stava cambiando qualcosa in me: sentire il suo calore, la dolce passione che trasmetteva al mio corpo, mi faceva sentire una donna desiderata, apprezzata, coccolata e molto amata in quel rapporto emozionante come mai avevo vissuto. Fu un’ora intensa che mai più avrei dimenticato. Lasciai che quello sconosciuto liberasse senza ostacoli la sua passione. Le forze si affievolirono. Era stato un momento magico per entrambi. Restammo abbracciato con i corpi ancora uniti ancora per altri minuti, baciandoci come appassionati innamorati. Ci rivestimmo, ricomponendo i corpi affaticati. Il treno giunse alla stazione di Bologna intorno alle cinque del mattino. Prima di scendere, lui, mi tirò di nuovo a se per un ultimo bacio. Non opposi resistenza: lo baciai senza dire una parola. Mi diete un bigliettino da visita col suo numero di telefono: “Sono a Bologna per altri sette giorni, chiamami, è stato troppo bello, voglio amarti di nuovo. Non buttarlo, potresti pentirtene, perché è piaciuto anche a te”. Mi disse. Scendemmo dal treno senza dirci una parola e senza degnarci di uno sguardo, come se nulla fosse successo. Abbracciai mio marito con l’entusiasmo di sempre, e andai a casa. A casa una donna veloce e cascai dal sonno. Al risveglio la casa era svuotata, i pensieri erano sempre indirizzati a quello che avevo vissuto. Non avevo rimorsi, mi sentivo più donna, e non sapevo spiegarmi il perché. Presi il biglietto da visita, lo guardavo, e mi dicevo: “È stata una bella avventura ma deve finire qui”. Gli inviai un messaggio: “Grazie per avermi fatto vivere tutte quelle emozioni stanotte, ma finisce qui, ti ricorderò per sempre, ciao”. Sembrava fatta. La risposta arrivò in un baleno: “Ti aspetto a questo indirizzo alle due del pomeriggio, e vivremo di nuove le stesse emozioni”. Furono attimi di panico. No, non posso continuare, mi dicevo. Alle due e mezza ero già nel suo letto della camera d’albergo di nuovo col mio corpo unito al suo, e furono altre struggenti emozioni. tutti e sette i giorni della sua permanenza a Bologna furono caratterizzati da tanta passione. Sono trascorsi dieci anni da quella notte e quella settimana, ogni quaranta giorni lui arriva puntuale a Bologna, e insieme continuiamo a vivere le stesse emozioni di quella notte. Siamo diventati amanti perfetti, non abbiamo distrutto niente di quello che era nostro, ma abbiamo saputo costruire quell’angolo dove custodiamo preziosamente le nostre emozioni. Il tempo che ci separa non è un male, la lontananza rafforza l’amore, sì l’amore, ormai è amore, l’attesa ci rende più uniti e ci fa sentire sempre più innamorati. Su quel treno ci salii priva di emozioni, ma quando sono scesa ero un’altra donna, che aveva scoperto un altro aspetto della vita, fatto di forti emozioni. Non rinnego nulla di quello che ho fatto, perché quell’angolo costruito con perfetta sintonia con quello sconosciuto, mi ha dato più vitalità in tutti questi anni. Uscire dalla monotonia ogni quaranta giorni, è stata una forza in più che mi lascia vivere attimi che appartengono ad una parte della mia vita dove solo io è lui possiamo entrare. Continuo a vivere le stesse emozioni di quella notte, dove fui sedotta nel treno della passione. Ogni riferimento a cose, persone e luoghi, sono puramente casuali, la storia narrata è solamente frutto della fantasia narrativa dell’autore.
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