Quel campo pieno d’amore Stampa E-mail
Giovedì 08 Luglio 2010 16:24

RACCONTI D'AMORE                 

Quel campo pieno d'amore

 

Racconto di Francesco Torellini

 

 

Stamattina mi sono alzata più stanca di ieri sera. La solita litania domenicale, dormo qualche ora in più, e poi mi sento una frana. Però mi è venuta un’idea geniale suggeritami dalla primavera, perché non andare in giro per i campi. Ottima idea, mi sono detta. Luca è andato a pesca. Poverino, tutta la settimana non si ferma mai, è l’unico svago che ha, glielo lascio fare senza intromettermi mai.  Ed eccomi qui, in questo campo pieno di margherite che per tante volte è stato il nostro rifugio d’amore. Ricordi i tanti attimi che sdraiati su questo prato guardavamo l’atterraggio degli aerei. Il suono assordante degli aerei che passavano a pochi metri dalle nostre teste, ci faceva quasi paura. Ricordo come mi stringevi la mano, ed ogni volta dicevi: un giorno ci verremo con i nostri figli. Già immaginavi il matrimonio, i figli, tu chiedevi sempre una bambina.  Beh, guardale, in un colpo sono né hai avute due. Peccato, la vita è crudele. Sapessi come sono belle, proprio come piacevano a te. Sono certa che adesso non staresti qui vicino a me, ma sicuramente staresti giocando con loro.  Ricordo il giorno che sono venute al mondo, quando il dottore disse sono due splendide bambine: tu quasi svenivi dalla gioia. Appena le hanno portate in camera hai pianto come un bambino. Appena a casa, passavi ore intere a tenerle strette a te. Un’immagine che non dimentico mai, in fondo sono pochi i momenti che Dio ti ha voluto riservare come gioia paterna. Quei pochi rimangono stampati nella mia mente e mai andranno via.  Sei mesi dopo la tragedia. E’ difficile dimenticare. Quando bussarono il campanello di casa ero già pronta ad abbracciarti come facevo ogni sera. Invece quella sera non eri tu, c’erano i tuoi colleghi. Poliziotti che mi invitarono ad andare con loro. Non dissero nulla, ma nei loro volti leggevo il dramma che mi aspettava. Appena in questura, il nostro carissimo amico commissario mi strinse forte a se come una figlia. Non capivo niente, anche Luca non aveva il coraggio di dirmi quello che era successo, non immaginavo una tragedia, ma a Luca spettava il delicato compito di dirmi che in un conflitto a fuoco tu eri rimasto ucciso. Svenni alla notizia. Luca rimase al mio fianco per l’intera notte. Ogni tanto si passava le mani nei capelli in segno di rabbia. Capivo che ormai la sua carriera sarebbe stata soffocata a rincorrere chi ti aveva tolto la vita. Dal canto mio da quel momento il buio era entrato nella mia vita. A casa c’erano le tue creature che non immaginavano cosa fosse successo, d’altronde non potevano capire, avevano appena sei mesi. Ma il futuro? Il futuro gli avrebbe riservato un percorso amaro: vivere per sempre senza un padre, e portare dentro la rabbia nei confronti di chi ti aveva spezzato l’esistenza. Mi sentivo soffocare, dentro di me c’era tanta rabbia, ciò che intorno faceva da cornice al mondo, per me era inutile.

Il mattino seguente, Luca, mi accompagnò a darti l’estremo saluto. Da quando la mattina eri uscito di casa per recarti a lavoro, solo in quel momento riuscivo a rivederti. E’ stato il momento più triste della mia vita. Un ricordo che non riuscirò mai a cancellare. E’ rimasto, dopo tanti anni, ancora visibile come se fosse adesso.  Luca ti stringeva la mano. Io non riuscivo ad avvicinarmi a te più di tanto. Luca capì il mio stato d’animo. Si avvicinò a me invitandomi ad accarezzarti. Ti strinsi forte a me, il mio volto era una cascata di acqua che usciva a fiotti dalle rocce dell’amore.  Mi risvegliai in un letto d’ospedale. Un collasso. Ero quasi una nullità, l’unico appiglio erano Federica e Simona, i nostri due angeli. Passato il clamore, i riflettori si spensero e ognuno tornò alla propria vita. In quel momento capii che in fondo ero rimasta sola, e senza di te la vita diventava impossibile.  Quando passano le parate, resta il silenzio, su di me era piombato un silenzio assordante. L’unico a rimanermi accanto fu Luca. Ogni sera prima di andare a casa passava da me, se vedeva la luce accesa si fermava, bussava, due chiacchiere sull’uscio e andava via. Se invece trovava la luce spente non si fermava, ma ogni tanto passava una pattuglia di tuoi colleghi per proteggermi da probabili pericoli, questo era l’ordine che Luca aveva impartito, ciò l’ho saputo nel tempo.  Io però rimanevo immersa nella tragedia, ed ogni giorno le paure e l’angoscia mi spegnevano. Anche Luca si era accorto di un mio stato di totale chiusura, m’incoraggiava, mi faceva compagnia, ma non bastava, la solitudine sta prendendo il sopravvento, trascuravo persino le bambine. Un giorno mi recai qui, in questo campo di margherite piene d’amore, dove stamattina per la prima volta o portato anche le bambine.  Ero fuori di me, sentivo l’animo confuso e la voglia di scappare via da un mondo che mi aveva penalizzata. Erano passati due anni da quel terribile giorno, e non avevo ancora trovato la forza per reagire. Sentivo il bisogno di stare sola, così l’unico posto era quello della nostra gioventù, riviere quei bei momenti che insieme avevamo condiviso. Mi sdraiai a terra come facevamo spesso, guardavo il cielo limpido e sgombro dalle nuvole. Aspettavo, come facevamo io e te, il passaggio degli aerei. L’aeroporto di Fiumicino era alle mie spalle, ogni aereo che atterrava produceva un suono assordante, ma era bello osservare il movimento di chi toccava di nuovo terra. Più passavano gli aerei, più pensavo alle persone che in quel momento non desideravano altro che rimettere i piedi sulla terra ferma, lasciandosi alle spalle le paure e le angosce che produce un viaggio in aereo. Quella funzione mentale mi lasciò comprendere che anch’io dovessi rimettere i piedi per terra. Dovevo scendere dall’aereo che da più di due anni mi portava in giro senza mai farmi scendere. Federica e Simona avevano bisogno di me, mentre io le stavo trascurando, isolando, no, erano i tuoi due angeli, regalati da te affinché non ti dimenticassi più.  Mi alzai e corsi direttamente a casa di mia madre che, da due anni accudiva le bambine, le abbracciai, “da questo momento si ritorna a vivere”, esclamai. Uno scatto d’orgoglio che oggi posso raccontare. Quel campo pieno d’amore aveva fatto ritornare in me la gioia di vivere, ripresi gradualmente un percorso che mi fece riscoprire le bellezze della vita. Certo la solitudine era una compagna inseparabile, però mi convincevo che la migliore compagnia erano le bambine e anche Luca che, ormai, felice della mia ripresa, mi stava vicino per concretizzare il percorso di recupero. Il culmine del percorso fu l’estate, infatti decisi di portare le bambine in vacanza. Lo dissi a Luca, e lui fu felice della mia scelta, anzi disse: “Se a te fa piacere vengo anch’io, ho bisogno di staccare un po’ la spina”. Mi spiazzò, ma in fondo mi faceva piacere, così decidemmo di partire insieme per una settimana di vacanze. Scelsi io la località, la toscana, San Vincenzo, mare e natura facevano bene alle bambine. Luca non batté ciglio, ovunque decidessi, per lui stava bene. Partimmo. Le bambine erano strafelici, anch’io, uguale Luca. Il viaggio fu molto rilassante. Il primo giorno di vacanza passò velocemente, ma nei giorni successi si manifestò un’atmosfera nuova. Luca sembra un’altra persona: giocava con le bambine come se fossero sue. Tutto mi sembrava cosi strano. Lo vedevo rasserenato e più tranquillo del solito, soprattutto spensierato. Anche lui stava approfittando della vacanza per dimenticare la separazione. Ricordi i momenti difficile che ha dovuto affrontare, soprattutto l’umiliazione che dovette subire dopo le accuse della moglie, che lo addito come sterile. Luca respingeva ogni illazione, ma la cosa non servi per evitare la fine del matrimonio. Ci rimase male, passò momenti difficili. Poi la nostra amicizia, il lavoro, lo riportò sulla strada della ripresa. Vedendolo allegro non mi sembrava vero, anche lui aveva bisogno di qualcosa di nuovo, e le bambine gli stavano dando una mano per farlo sentire bene. In fondo anch’io stavo bene senza pensare a quello che era successo. Al quinto giorno di vacanza, luca:

< < Questa vacanza sta finendo molto presto>>.

<< È vero, per me e le bambine ci volevano perlomeno quindici giorni>>.

<< Anche per me>>, ribatte Luca.  

<< Vabbè sarà per il prossimo anno>>.

<< A te andrebbe di rimanere un’altra settimana?>>

<< Magari, risposi io>>. 

Si alzò senza dire niente, quasi mortificato andò via. Ritornò dopo quasi un’ora sventolando un foglio di carta, e tutto raggiante: Si resta un’altra settimana.  Non riuscivo a crederci: aveva prenotato un’altra settimana di vacanze. Sia io sia le bambine eravamo contente, ma il più contento di tutti era Luca.  Quell’ulteriore settimana alimentò ancor di più il nostro stare insieme. Una sera però qualcosa modificò. Eravamo sul terrazzo del nostro appartamento, si guardava il mare. Luca versò un bicchiere di succo d’ananas, porgendomelo i nostri sguardi s’incrociarono, per incanto le labbra si toccarono. No, questo no, mi dissi, e velocemente allontanai Luca. Poverino, scappò via dalla vergogna e dalla paura di aver rotto qualcosa, andò a letto senza dirmi niente. Il mattino trovammo la colazione sul tavolo come faceva da una settimana, ma lui era già uscito. La cosa mi turbò, anche perché durante la notte avevo pensato intensamente a quel gesto naturale e semplice di Luca. Preparai le bambine ed andai in spiaggia. Dopo un bel po’ di tempo vedo arrivare Luca con un gelato in mano, mettendosi davanti a me, sull’altro lettino:

<< Scusami per ieri sera, sono stato sciocco, ti prego non allontanarmi da te>>.

<< Tranquillo, perché dovrei. E’ successo una cosa ingenua, ma la supereremo>>.

<< Dopo pranzo vado via>>.

<< Ma che stai dicendo!!!>>

<< Ti chiedo scusa, ma è meglio che io vada>>.

<< Ma dai Luca, perché stai portando lontano una cosa inutile>>.

<< Ti Amo Annarita, ma no da oggi da quasi un anno, ma non potevo dire niente>>. <<Oddio, ma come innamorato!!!>>

<< Si, tu e le bambine per me rappresentate tutto, senza di voi mi sento male, e tu sei una donna speciale, e sei riuscita a farmi innamorare>>.

<< Ma io non ho fatto nulla, come hai potuto>>.

<< Non lo so, è successo. Adesso vado, ci vediamo quando ritorni>>.

Senza darmi il tempo di dire nulla, andò via. No, senza di lui non sarei rimata nemmeno io. Presi le bambine e lo raggiunsi a casa, stava facendo già i bagagli. Glieli tolsi di mano, invitandolo a restare.

<<Resta non andare, non mi piace questa cosa, ma devi restare>>.

<< Vuoi che resto nonostante quello che ho detto>>.

<< Sì>>.

La seconda settimana di vacanza iniziava sotto il segno della frustrazione, Luca mi aveva detto una cosa che mi aveva colpito. Com’era successo? Mi interrogavo continuamente. Cercavo di non pensarci, di superare il momento di tensione. Quella settimana volò via in fretta. Il ritorno a casa segnava un percorso. Riordinavo le idee, però mi rendevo conto che in quelle due settimane ero stata molto bene con Luca. In più mi rendevo conto che se immaginavo una sua partenza, un allontanamento da me, mi provocavo un buco allo stomaco. Quei buchi che sentivo quando io e te litigavamo. Allora qualcosa era scattato anche dentro di me. Oddio! Cosa mi stava succedendo? Luca non cambiò le sue abitudini, continuava a passare da me, giocava con le bambine. Fu proprio in una sera d’inverno che Luca mi ribadì di nuovo che mi amava anche se l’amore non era corrisposto da me. Ma quella sera io mi avvicinai a lui e lo baciai. Luca rimase di stucco.

<< Ti amo anch’io >>, gli dissi.

<< Oggi sono l’uomo più felice del mondo>>, rispose.

Passarono molti mesi dalla manifestata volontà di amarlo. Dietro di me c’erano sempre i ricordi vissuti insieme a te, ma la mia vita doveva proseguire, e l’amore era l’unica arma vincente per andare avanti. Cambiarono molte cose. Luca si trasferì a casa nostra. Le bambine erano super felici.  Dormivamo in camere separate, ma anche questa cosa doveva finire il prima possibile. Ero impaurita dall’idea di dover fare l’amore con un altro, anche se era Luca, la cosa mi metteva ansia. Sentivo il bisogno di amarlo anche con il corpo, sapevo pure che a lui faceva molto piacere, però non mi chiedeva mai nulla. Una sera eravamo seduti sul divano a guardare la TV, le bambine erano già a letto, una scena d’amore fece alzare il desiderio di baciare Luca. Fu un attimo e ci ritrovammo sdraiati sul letto. Il timore c’era, ma non volevo deludere Luca, come non volevo che in quel momento amassi l’uomo sbagliato. Da quel momento dovevo far sparire tutti gli attimi di intimità che avevo vissuto con te, altrimenti non avrei mai amato Luca anche col corpo, e solo il cuore non bastava, il vero amore si manifesta unendo i corpi in un’unica anima. Una volta nudi, scomparve la vergogna, mentre il desiderio, dopo tanti anni di astinenza da parte di entrambi, fece alzare il livello dell’amore. Unimmo i nostri corpi in un’unica persona, fu talmente bello che solo alla fine mi resi conto che avevo amato Luca perché ne ero veramente innamorata. Dall’ora siamo diventati una coppia unità e affiata. Le bambine hanno conquistato un padre ed io sono felice di continuare a vivere per le bambine e Luca. Di te rimane tutto, nulla lascio al caso. Sei il mio primo amore, ma qualcuno si è preso gioco di noi, non lo volevamo, ma il destino ha voluto così, ed era giusto che io continuassi la strada per il bene mio e delle bambine.  Adesso vado, questo campo mi mette sempre tanta tristezza perché mi ricorda te, ma mi lascia anche sfogare delle cose che sono chiuse dentro di me. Stamattina ti ho parlato come se fossi qui, e per me è importante ogni tanto parlare con te.  Adesso andiamo a casa, tra un po’ rientra Luca, sicuramente ce né andremo da qualche parte a pranzo, non ho proprio voglia di cucinare. Però oggi vorrei fargli un regalo speciale.

<< Hei, bambine, dobbiamo andare!!!>>

<< Certo mammina>>.

<< Posso chiedervi un piacere>>.

<< Certo >>.

<< Volete Bene a Luca>>.

<< Sì, è come un padre>>.

<< Perché non gli facciamo un regalo>>.

<< Quale?>>

<< Perché non lo chiamate papà>>.

<< Sì, ci piacerebbe>>.

<< Appena torna voi lo abbracciate e gli fate il regalo, va bene!!!>>

<< Certo mamma>>.

Appena Luca rientra le bambine si buttano tra le braccia, lo abbracciano, ed esclamano Papà. Luca ha un attimo di perplessità. Si siede sul divano incredulo. Stringe forte le bambine con tanta gioia e commozione. Mi avvicino anch’io, e con un gesto d’amore profondo mi accarezza il pancione, tra meno di due mesi sarà padre anche del suo bambino, ma sono certa che amerà entrambi allo stesso modo, perché i miei due angeli le adora come se fossero figlie sue. Ed io gli ho regalato la gioia di avere anche un figlio frutto del nostro amore.



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