Gio. Lug 7th, 2022

Resto sempre più convinto che bisogna entrare nelle scuole e raccontare alle future generazioni cosa succede fuori. I social hanno neutralizzato i rapporti umani, chiudendo chiunque di noi in una gabbia oscura. Stiamo fermando la conoscenza dei tanti problemi che attanagliano la vita delle persone, demolendo l’ascolto visivo sostituito da una macchina imperfetta che non fa guardare negli occhi le persone. La sofferenza si legge negli occhi, e lì che si capisce lo stato d’animo di una persona.

Nelle ultime ore sono state uccise sei donne, è la peggiore sconfitta degli ultimi tempi.

La violenza estrema esercitata nei confronti delle donne non ha tempo né confini precisi: non è un problema di oggi, ma è un fenomeno che esiste da sempre, e nessuno riesce a sconfiggere questa cultura deficiente nei confronti del sesso femminile. Alla base dei femminicidi ci sono, nella maggior parte dei casi, motivi legati a un’idea malata di possesso, mancanza di accettazione di una separazione, gelosia incontrollabile anche successivamente al divorzio, non accentazione di una nuova storia d’amore dell’ex partner e, soprattutto, una mancanza di rispetto nei confronti della persona.

Lo stato nel triennio 2017-2019 ha investito, per combattere la violenza, qualcosa come 18 milioni di euro. Nonostante questa montagna di soldi spesi, il fenomeno non si è fermato e nemmeno diminuito. Non si ferma, continua ad essere qualcosa che ha dell’incredibile in una società evoluta.

Gli interrogativi sono molteplici, dare una risposta netta non è facile. Interrogarsi sul fenomeno deve diventare un obbligo morale per tutti. Qualcosa non sta funzionando. Le ultime leggi hanno dato sì una mano a chi denuncia, ma alla base manca la protezione nei confronti della donna che denuncia e riceve successivamente minacce. È qui che si deve intervenire. La donna che riceve minacce è a rischio vita, bisogna proteggerla per quell’arco di tempo che l’accompagni fuori dal tunnel definitivamente. Anche gli arresti domiciliari per il coniuge non funzionano: chi vuole uccidere se ne frega dei domiciliari, esce e compie la sua azione, quindi la donna deve essere protetta anche con una scorta. I soldi finanziati sono tanti, bisogna evitare gli sprechi, perché ci sono, e destinare una parte delle risorse per proteggere l’incolumità di una donna vessata dalle minacce del suo ex. L’ultima settimana dimostra che il femminicidio non si ferma, continua inesorabilmente e ci rende tutti sconfitti. Bisogna incrementare, inoltre, gli incontri nelle scuole, ma anche tra la società adulta, perché non è un discorso di educare ma far capire cosa è una violenza. Inoltre, educare a ripristinare quel rispetto nei confronti di tutti e tutto, che alla base di questo fenomeno.