Ven. Ago 19th, 2022

Una storia assurda quella riportata dal Paragone.it: dopo aver ricevuto la cartella esattoriale e, soprattutto, dopo aver letto degli 11mila euro di debiti contratti col fisco tra il 2015 e il 2019, i destinatari del provvedimento sono corsi dal commercialista. Probabilmente non sapevano se ridere o piangere quando, successivamente, hanno letto il destinatario dell’accertamento: il loro bambino di tre anni che, tra le altre cose, nel 2015 non era nemmeno nato. Presi dallo sconcerto, i genitori hanno iniziato a chiamare la società, con sede in provincia di Lucca, incaricata dal Comune in cui vivono, Pachino, della riscossione delle imposte. Peccato che al telefono non abbia mai risposto nessuno.

È stato allora che i genitori del presunto evasore si sono rivolti alla Guardia di Finanza, la quale non è stata sorpresa dall’incredibile incongruenza viste le decine di esposti raccolti da diversi cittadini con contenziosi tributari aperti con la società toscana. Ci sono voluti mesi di indagini per scoprire le oltre 25mila «cartelle pazze» assegnate ad ignari cittadini, per un danno erariale per il Comune di Pachino di più di 6,5 milioni di euro.

Le indagini si sono concluse con la denuncia per abuso d’ufficio e falsità ideologiche del funzionario comunale che avrebbe dovuto vigilare sulla società e che, invece, ne ha falsamente attestato la regolarità dell’operato. Inoltre, è scattata anche la denuncia per inadempimento e frode nelle pubbliche forniture del titolare dell’attività affidataria della riscossione. L’impiegato e altri 14 dipendenti dell’ente sono stati anche segnalati alla Corte dei Conti per il danno erariale subito dal Comune.