Ven. Ago 12th, 2022

Non è facile governare una città come Roma, oltretutto chi ti ha preceduto ha lasciato un danno irreparabile per tutti i cittadini romani. I governi della capitale di centrodestra e di centrosinistra, hanno fatto il peggio del peggio, portando la capitale d’Italia verso uno scompenso che, purtroppo, vivono il danno solo i cittadini romani.

Però il M5S vincitore alle amministrative portando in campidoglio Virginia Raggi, ha disatteso nell’immediato le aspettative del popolo romano. Ci sono stati subito errori che hanno portato a scendere di credibilità il M5S. Il 10 novembre per la Raggi ci sarà la sentenza che potrebbe condannarla per falso. A questo punto si apre una fase delicata sia per la sindaca sia per tutto il movimento. Il fallimento farebbe indietreggiare i grillini di parecchi punti percentuali anche in campo nazionale. Fallire a Roma significa fallire per sempre.

Ecco che si parla di democrazia diretta e quindi la scelta potrebbe arrivare anche dalla piattaforma Rousseau da parte degli iscritti per decidere se la Raggi deve rimanere. È solo una farsa poiché nel concreto, in caso di elezioni, saranno i romani a decidere sulla Rousseau. E l’esito non sarà di sicuro piacevole. L’unica salvezze della Raggi può essere quel codice etico che è stato ritoccato e portato verso il garantismo, a differenza di prima che bastava un semplice avviso di garanzia per gli avversari e il movimento alzava polveroni accecanti. Peccato che poi gli avvisati sono usciti puliti e il movimento non ha aperto più bocca. Ma ora bisogna difendere la Raggi, e il discorso cambia.

C’è pure l’ipotesi che la Raggi rimanga in sella qualora il movimento la abbandonasse spostando la maggioranza facendo a meno dei grillini che vorrebbero uscire e invece fidarsi di quelli che vogliono restare. Un po’ come successe a Parma, dove, però, buona parte dei grillini rimasero compatti intorno al sindaco Pizzarotti dopo che esso fu cacciato dal movimento.

Se cade la giunta Raggi, a questo punto l’unico che ne gode è Matteo Salvini. Infatti  Salvini e tutti nel Carroccio, accarezzano il sogno di eleggere il primo sindaco (o sindaca) leghista di Roma. Un fatto di portata nazionale. Ormai Salvini ci pensa a questa ipotesi, e di sicuro non si tirerà indietro pur di vedere la capitale guidata da un sindaco leghista. Anche perché il centrodestra tutto non può rivendicare il sindaco, poiché ora la forza della lega è consolidata anche nella capitale rispetto agli alleati di centrodestra.

Dunque «avanti con Virginia», anche perché si parla di reato di falso che non ha minimamente intaccato o creato danni all’amministrazione. E c’è pure da dire che il reato di abuso di ufficio è decaduto. Quindi tutto dipende dal comportamento dei vertici del movimento. E il vertice farebbe bene a tenere fuori la piattaforma Rousseau per decidere cosa fare. Perché il senso di democrazia partecipativa non ha mai valore quando si decide su un computer, è sempre il popolo che decide definitivamente quando va a votare. In questo caso il movimento deve imparare a fare politica guardando in faccia alla realtà della vita politica di un comune senza nascondersi dietro una tastiera.