Dom. Dic 4th, 2022

Natale 1947. Milano. Nell’orotorio di via della Passione fervono i preparativi per la messa in scena della Natività. Sul fondo della sala , affollata dai genitori dei piccoli attori , spicca la scenografia di una grotta in legno e paglia all’interno della quale siedono , nascosti dal sipario , Maria e Giuseppe , intenti a vegliare il loro figlio Gesù , appena nato. Nei panni del falegname di Nazareth : Alberto , sedicenne timido e schivo , che continua a ripassare la parte fino a pochi secondi dall’inizio della sacra rappresentazione , ignaro della presenza tra gli spettatori del padre Luigi . Don Gino , sacerdote , insegnante di recitazione e , per l’occasione, “maestro di cerimonia” introduce al pubblico la prima scena. Terminato il prologo , con un cenno del capo ordina a una coppia di ragazzi di aprire il pesante sipario. Alberto , illuminato da un’unica luce , cerca di farsi coraggio per pronunciare la prima battuta , ma si arresta quando scorge seduto in prima fila il padre. In preda al panico tenta di ricordare , arrendendosi dopo l’ennesimo tentativo fallito. “Lo sapevo!…” pensa tra sè il padre Luigi , “Non è servito a niente!…tanti sacrifici , ma proprio non c’è verso…l’è proprio un ragazzo introverso ! …toccherà consolarlo dopo ‘sta figuraccia !”. Alberto , in preda alla vergogna per le proteste avanzate dal pubblico nei suoi confronti, quasi abbandona il palcoscenico ; poi , desideroso di non dispiacere il genitore , ritrova la determinazione e , recuperata la memoria , scandisce in modo chiaro e netto la battuta : “E’ nato!” . Portato a termine lo spettacolo , ricevuto dal pubblico un fragoroso applauso , incrocia nuovamente lo sguardo del padre , sulle cui labbra  , per la prima volta, legge la parola : “Bravo!”.

“Attore dotato  di una recitazione “mattatoriale” , governata da un perfetto controllo dei tempi” . Così gli insegnanti dell’Accademia dei Filodrammatici di Milano descrivevano  l’ allievo Alberto Lionello. Nato a Milano il 12 luglio del 1930 da Luigi e Giuditta , immigrati di origine veneta, proprietari di una sartoria nel quartiere San Babila , manifestò sin da bambino una ostinata timidezza , vinta grazie alla recitazione , praticata presso l’oratorio di via della Passione. Mostrato vivo  interesse per il teatro , dopo aver assistito a uno spettacolo di Vittorio de Sica, decise di intraprendere la carriera di attore. Iscrittosi nel 1948 all’Accademia dei Filodrammatici , l’abbandonò poco più che ventenne per entrare nella compagnia del comico , “re della farsa”, Antonio Gandusio . Esordito in pochade quali : “Paradiso sotto chiave” di Coolus e Hennequin e “La pulce nell’orecchio” di Feydeau , fra il 1953 e il 1957 si dedicò alla rivista, interpretando accanto a Wanda Osiris i varietà di Garinei e Giovannini e di Age e Scarpelli “Made in Italy” e “Festival”, nei quali rivelò doti di “canzonettista” . Esponente raffinato del teatro di prosa  (“Baruffe chiozzotte” di Goldoni , “Le donne gelose” e “Il campiello”) verso la fine degli anni Cinquanta recitò nelle compagnie di Tino Buazzelli , Lina Volonghi, Andreina Pagnani e Lauretta Masiero , affrontando un repertorio che spazziava da U. Betti a F. Marceau.  Abile nel rivestire duplice ruolo , come dimostrato ne “I due gemelli veneziani” di Goldoni , nel decennio Sessanta fu ingaggiato come “caratterista” dai registi cinematografici Steno , Corbucci e Amendola per interpretare le pellicole : “Mia nonna poliziotto” , “Chi si ferma è perduto” e “Cacciatori di dote” . Sposatosi con la ballerina Margaret Axon e successivamente con Gabriella Vannotti  , dalle quali ebbe i figli Luca e Gea , nel 1960 si cimentò con la conduzione televisiva , presentando accanto a Lauretta Masiero e ad Aroldo Tieri il varietà Rai “Canzonissima”. Poi, entrato a far parte dell’organico dello stabile di Genova diretto da I.Chiesa , contribuì al rinnovamento del repertorio teatrale italiano , stringendo un proficuo sodalizio con il regista Luigi Squarzina , sotto la cui direzione  interpretò: “Uomo e superuomo” di G. B. Shaw , “Ciascuno a suo modo” di Luigi Pirandello , “Don Giovanni involontario” di V. Brancati , “Il matrimonio di Figaro” di  P.A. Caron de  Beaumarchais , “Il bell’Apollo” di M. Praga , “Il diavolo e il buon Dio” di J. P. Sartre e “La coscienza di Zeno” (adattamento di T. Kezich dell’omonimo romanzo di Italo Svevo). Tornato sul grande schermo per impersonare la sinistra figura del “padre industriale” in “Porcile” di Pier Paolo Pasolini , lasciò lo stabile di Genova per continuare in proprio , alternando ai testi “alti” quelli dal registro comico ,più conformi alla sua natura. Calcati i palcoscenici con i drammi “Joe Egg” di P. Nicholas e “Adriano VII” di P.Luke., nel corso degli anni Settanta interpretò i ruoli  di “Rodolfo Valentino”, nella commedia musicale di Garinei e Giovannini “Ciao Rudy” e quello del compositore Giacomo Puccini , nello sceneggiato televisivo Rai di Sandro Bolchi “Puccini” . Nel ventennio Ottanta-Novanta , riproposte commedie borghesi come “L’anatra all’arancia” di W.D. Home e M.G. Sauvajon e “Divorziamo!” di V. Sardou, recitò in classici come “Il mercante di Venezia” di W.Shakespeare. Ritiratosi dalle scene a causa di una grave malattia , si spense  il 14 luglio del 1994 , all’età di sessantaquattro anni , nella sua abitazione di Fregene (Roma), dove viveva con la compagna attrice Erika Blanc  . Omaggiato con una cerimonia laica tenutasi a Roma presso il teatro Eliseo e con solenni funerali svoltisi nella chiesa degli Artisti in piazza del Popolo , fu così ricordato dai critici D’Amico e Guerrieri sulle pagine del quotidiano “La Stampa” : “Artefice di una recitazione brillante , dinamica e risoluta , fondata su un ritmo sapientemente calcolato , dotato di forte presenza scenica, è stato l’ unico attore nel panorama teatrale italiano a realizzare performance basate sul “doppio” , compiendo impareggiabili esercizi di virtuosismo trasformistico” .