Gio. Feb 2nd, 2023

Inverno 1945. Bolzaneto(Genova).  Mentre nella fabbrica di elettrodomestici “San Giorgio” , i dipendenti ritornano dalla  mensa , richiamati dalla sirena che annuncia la fine della pausa pranzo , un gruppo di impiegati , capitanato dal ventenne  Alberto Zavoli, si dirige verso alcuni capannoni dismessi dello stabilimento . “Muoveti , forza , pelandroni …che ,se ci scopre il principale,  siam licenziati in tronco!… ” , esorta, preoccupato, “Il  Zanni” , il più attempato fra i lavoratori . “Ma va  , che a quest’ora son tutti in ufficio !…” , lo rabbonisce il giovane Zavoli . “Ohè , ragazzino , ma cos’è che ti sei messo in testa ? …Cosa l’è questa storia del “Teatro in fabbrica”? …Guarda che a quelli , agli operai dico, non gliene importa mica niente del  tuo “Teatro”!…” , incalza “Il Zanni” . “Non sono d’accordo ! …e poi , se la pensi così , perché ti sei unito a noi ?…Dai , che , in fondo , recitare piace anche a te , vecchio vanitoso!”, constata irriverente  il giovane impiegato, continuando : “Adesso , però , non perdiamo più tempo , che dobbiamo tornare a lavorare!  …Allora , vi spiego  cosa faremo : per prima cosa costituiremo una compagnia , poi  sceglieremo  un testo da rappresentare , ma a questo penso  io che ho maggiore dimestichezza…anzi ,  avrei già pensato alla “Piccola città” di Thorton Wilder , poi vi racconto di cosa si tratta  …e , infine , dovremo stabilire  i ruoli …. a me va la parte del protagonista , naturalmente ,  perché ho già calcato le scene con Lea Zanzi e Andrea Miano !” . “Naturalmente !!!!!…tu sei già un attore , tu hai una Cultura !!!…Ma se , come dici , ” Hai maggiore dimestichezza e hai già calcato le scene” , vuol dire che allora  non hai bisogno di noi , quindi , noi , qui , che ci stiamo a fare ?…” , domanda sarcastico  l’anziano Zanni , chiosando ,dopo un attimo  di esitazione : “Forse , sempre con il tuo permesso , s’intende ,  una cosa la potremmo fare anche noi : scegliere il nome della compagnia , che ne diresti di : “Quelli della filodrammatica San Giorgio” ?” .

“La voce” : così era soprannominato dai colleghi e dai registi l’attore Alberto Lupo . Nato a Bolzaneto (Genova) , il 19 dicembre del 1924 , Alberto Zavoli , questo il vero cognome dell’artista , crebbe in una famiglia borghese , mostrando sin dall’adolescenza  interesse per il teatro . Iscrittosi a vent’anni alla facoltà di Giurisprudenza ,per assecondare il volere  del padre , frequentava contemporaneamente corsi di recitazione tenuti da Lea Zanzi e Andrea Miano . Impiegatosi nel 1944 nella locale fabbrica di elettrodomestici , la  “San Giorgio”  , fondò con alcuni colleghi una compagnia , mettendo in scena presso il teatro “Rina e Gilberto Govi” , il dramma “Piccola città” di Thornton Wilder . Deciso a intraprendere la carriera di attore , abbandonò il lavoro di impiegato, esordendo presso il “Teatro d’Arte Città di Genova” , dove rimase fino al 1952. Poi , trasferitosi a Milano fu scritturato dagli impresari del “Piccolo Teatro” e da quelli del “Teatro Nuovo” , portando in scena opere come “Cyrano de Bergerac”di Edmond Rostand. Nel 1954 , la presenza scenica e la voce profonda ne favorirono il debutto cinematografico , avvenuto nella pellicola “Ulisse” di Mario Camerini . Confinato in ruoli secondari , però , non fu  il Cinema a garantirgli il grande successo , ma la televisione : nel 1955,  infatti  , debuttò negli sceneggiati Rai  “Piccole donne” , tratto dal romanzo omonimo di Louise M. Alcott e diretto da Anton Giulio Majano, e “Padri e figli” , adattamento da Turgheniev , realizzato da Guglielmo Morandi. Tra i protagonisti più amati  della prosa radiofonica ( “Il destino di chiamarsi Zadig” di Antonio Passaro e “L’arpa d’erba”  di Truman Capote) , nel decennio Sessanta partecipò ancora a sceneggiati ( “La cittadella” , dal romanzo omonimo di A.J.Cronin , diretto da Anton Giulio Majano e “Resurrezione” dall’opera di Lev Tolstoj , diretto da Franco Enriquez) e , in qualità di ospite , a trasmissioni televisive  quali “Partitissima”. Mostrate doti di intrattenitore , nel 1971 venne scritturato ,insieme con la cantante Mina, dal regista Antonello Falqui, per condurre  il varietà “Teatro 10” , di cui divenne celebre  la sigla finale ,  la canzone “Parole Parole”, scritta dal direttore d’orchestra Gianni Ferrio e dagli autori Leo Chiosso e Giancarlo Del Re e , interpretata dagli stessi Lupo e Mina, molto apprezzata dal pubblico femminile , affascinato dalla voce suadente e dalla personalità  dell’attore . Mattatore del varietà musicale “Senza Rete”,  nel 1976 tornò alla recitazione, interpretando una serie di gialli polizieschi all’interno del programma “Chi?” e calcando i palcoscenici con la pièce “Chi ha paura di Virginia Woolf?”. Colpito da trombosi cerebrale durante le prove dello spettacolo , rimase in  coma per un lungo periodo , risvegliandosi afono e con una parte del corpo  paralizzata . Sottopostosi a una difficile riabilitazione, con l’aiuto della moglie Lyla Rocco , riapparve in televisione nel 1978, ospite nella trasmissione “Il Bingo” , in onda sulla rete privata Antenna 3 Lombardia . Di nuovo interprete  di sceneggiati Rai  , fra il 1982 e il 1983  recitò in “Dentro una stanza chiusa” di Daniele D’Anza e in “L’amante dell’Orsa Maggiore” di Anton Giulio Majano , scomparve prematuramente , in seguito a un collasso cardiaco il 13 agosto del 1984 , all’età di sessant’anni ,  nella sua casa  di  San Felice Circeo  , cittadina balneare a pochi chilometri da Roma  . “Di lui”, scrisse all’indomani del lutttuoso evento  un giornalista del sttimanale “Tv , sorrisi e canzoni” , “Resta vivo il ricordo dell’ultima apparizione  , in una rete privata lombarda , quando ,  partita una musica da requiem , nella commozione generale di quel pollaio che era il pubblico de “Il Bingo” , tombola televisiva , recitò , ancora provato dalla riabilitazione , alcuni versi da “If” , “Se” , una poesia di Kipling , lasciando  ,così , il suo testamento-manifesto di sognatore/pioniere dello spettacolo e della vita  : “Se riesci ad avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te …se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni …se riesci a fare un solo fagotto delle tue vittorie e a rischiarle a testa o croce , perdere e ricominciare da dove iniziasti , tua sarà la terra e tutto ciò che è in essa , e quel che più conta , sarai un Uomo , figlio mio !” .