Mar. Ago 9th, 2022

Estate 1988. Capri (Napoli). Un’alba rosa, che si staglia sul mare, dipingendo nell’acqua gradazioni di indaco, annuncia ai pochi avventori dei locali della “Piazzetta”, attardatisi nei divertimenti, l’arrivo del mattino. Seduto al tavolino del bar adiacente alla Torre dell’Orologio, storico campanile, simbolo dell’isola, l’attore Paolo Villaggio sorseggia il primo caffè della giornata, quando, d’un tratto, scorge un ragazzino, fermo sulle scale della chiesa sul lato opposto della piazza, intento a fissarlo. “Uhè, ragazzino!…e tu chi sei?, cosa ci fai qui a quest’ora?…è un po’ tardi per quelli della tua età…o forse è presto?…ma poi, cosa ci fai con un tamburello in mano?…accogli i turisti?…”, chiede l’attore al ragazzo, incuriosito. “Veramente, io…io sarei un animatore!”, replica l’adolescente, continuando: “…Mi chiamo Alessandro, Alessandro Preziosi e…ho sedici anni…di solito, qui, in “Piazzetta”, faccio animazione per i clienti, i turisti…Io vengo in vacanza a Capri da quando ero bambino…i proprietari dei bar,mi conoscono tutti e, sapendo quanto mi piaccia cantare e recitare, mi ingaggiano ogni anno per intrattenere la gente…Mi dispiace di averla disturbata, ma è stato più forte di me!…Non potevo lasciarmi scappare l’occasione per avere almeno un autografo!…Io e i miei amici abbiamo visto tutti i suoi film, specialmente quelli su Fantozzi, il suo personaggio!…”. “Ecco, lo sapevo…anche tu con Fantozzi!…Ma è possibile che tutti, proprio tutti, quando mi incontrano, non facciano altro che parlarmi di lui!…Comincio a essere stufo, anche se,per la popolarità che mi ha dato, non posso non essergli grato!…Certo, Alessandro, che per avere sedici anni sei bello sveglio, tu?…Fai il timido, il ritroso, ma non lo sei affatto…tutta scena, la tua!…In realtà, sei un finto timido…proprio la qualità che serve per fare l’attore!…Se continui così, altro che suonare il tamburello in “Piazzetta”!…tra qualche anno, mi freghi il posto, te!…Lo sai chi mi ricordi?…un attore napoletano che ho conosciuto ad un premio, qualche tempo fa…Troisi, Massimo Troisi!…Anche lui, con la scusa della timidezza…poi, guarda cos’è sullo schermo…un’esplosione proprio!…”, argomenta l’attore e regista genovese, versando dello zucchero nel suo caffè dalla zuccheriera. “Grazie per il complimento, signor Villaggio!…detto da lei è un onore!…ma io non voglio fare l’attore, ma l’avvocato, come mio padre!…”, replica il sedicenne. “Sì, sì…è il tipico atteggiamento di  un attore!…quando qualcuno scopre  le sue velleità nega, nega sempre!…”, lo smentisce Villaggio, chiosando : “Senti ragazzino, lo vuoi un consiglio?…Siccome so che tu, sebbene dissimuli, vuoi fare l’attore, è bene che ti prepari!…Per fare l’attore, non basta mica la bella presenza e la faccia tosta!…Bisogna studiare, ma soprattutto ascoltare tutti quelli che incontri, ascoltare la gente, quello che dice…perché un attore, per essere davvero bravo, per riuscire a raccontare bene il suo personaggio, deve saper ascoltare!…Quindi, caro il mio scugnizzo, coltiva  l’arte di ascoltare storie , mi raccomado!…”.

“La mia napoletanità, fatta di racconto e di condivisione, è una fortuna. Io sono sempre in ascolto delle storie altrui: che siano quelle di un pescatore, di un autista o di un personaggio illustre”. Così, l’attore, regista e produttore, Alessandro Preziosi parlava di sé, in un’intervista rilasciata qualche tempo fa al “Corriere della Sera”. Nato a Napoli, il 19 aprile del 1973, da padre  e madre avvocati, l’uno di origini avellinesi  e l’altra napoletane, sin dall’adolescenza sembra destinato a seguire le orme di famiglia, intraprendendo la carriera forense. Infatti, diplomatosi nel 1990, presso il liceo Classico Umberto I, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Federico II, laureandosi con il massimo dei voti. Divenuto poi, assistente  di Diritto tributario, materia insegnata dal padre e dallo zio, presso l’Università di Salerno, nel 1997, forte di una caparbia attitudine alla recitazione, abbandona l’insegnamento e l’avvocatura per studiare dramaturgia presso l’Accademia dei Filodrammatici di Milano. Qui, notato dal regista Antonio Calenda, ottiene la parte di “Laerte”, debuttando nell’Amleto di William Shakespeare. Poi, nel 1999, avvicinatosi agli ambienti televisivi, viene scritturato per un ruolo nella soap opera di Canale 5 “Vivere”, non trascurando però il Teatro. Infatti, recita il monologo “Le ultime ore di AI”, insieme con l’amico Tommaso Mattei, con il quale fonda la società di produzione “Khora Teatro”. In seguito, abbandonato il set televisivo, si dedica a tempo pieno alle scene, interpretando, con la regia del maestro Calenda, la “Trilogia” di Eschilo (“Agamennone”, “Coefore ed Eumenidi”). Elogiato dai critici, nel 2003 stupisce gli addetti ai lavori per la sua decisione di recitare il ruolo del conte “Fabrizio Ristori” nella serie televisiva Mediaset, diretta da Cinzia TH Torrini, “Elisa di Rivombrosa”, grazie alla quale si aggiudica un premio Telegatto come “personaggio maschile dell’anno” , acquisendo una vasta popolarità. Tuttavia,  convinto di  doversi affrancare dallo stereotipo dell’attore di fiction, fra il 2005 e il 2006 fa ritorno in palcoscenico con le pièce “Re Lear” di William Shakespeare, diretto ancora una volta da Antonio Calenda e “Datemi tre caravelle”, commedia musicale, in cui veste i panni del navigatore “Cristoforo Colombo”. Fra il 2006 e il 2008, invece, alterna i set cinematografici (debutta sul grande schermo nel lungometraggio di Ciro Ippolito, “Vaniglia e cioccolato”, tratto dall’omonimo romanzo di Sveva Casati Modigliani, cui seguono le pellicole : “I Viceré” di Roberto Faenza, desunta dal romanzo omonimo di Federico de Roberto, “La masseria delle allodole” dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani e “Il sangue dei vinti” di Michele Soavi, ispirata dal saggio storico di Giampaolo Pansa) a quelli televisivi (“Il Capitano”, miniserie Rai, con la regia di Vittorio Sindoni e “Il commisario De Luca”, serie tratta dai romanzi di Carlo Lucarelli, diretta da Antonio Frazzi, vincitrice del premio Kineo, al Festival di Venezia, per il “miglior film televisivo” e del gran premio internzionale Efebo D’Oro per il “miglior adattamento televisivo di un testo letterario”). Nella stagione 2008/2009, poi, è nuovmente in Teatro con i “melologhi”, reciatl-evento di opere in versi e musica(“Ponte” di Carmelo Pennisi, con musiche di Di Battista e “Amleto”, riduzione dell’omonima tragedia di Shakespeare su testi del poeta Eugenio Montale, presenatato, quest’ultimo, nel corso di un tour estivo, al Festival “La Versiliana”, dove riceve l’ambito premio del Talento d’Oro) e con opere originali come “Il Sapore della Cenere”di Ariel Dorfman, diretta da Juan Diego Puerta Lopez, ispirata al libro di Kerry Kennedy “Speak truth to power” e “La Dodicesima Notte” di Luca De Filippo, diretta da Armando Pugliese. Ancora interprete di film (“Mine vaganti” di Ferzan Ozpetek, “Maschi contro femmine” e “Femmine contro maschi”, entrambi di Fausto Brizzi, “Il volto di un’altra” di Pappi Corsicato, “Passione Sinistra” di Marco Ponti e “Lost in Florence” di Evan Oppenheimer) e di fiction Rai e Mediaset (“Sant’Agostino” di Christian Duguay, “Un amore e unavendetta” di Raffaele Mertens, “Trilogia anni 70” di Graziano Diana, “La mia bella famiglia italiana” di Olaf Kreinsen, “Per amore del mio popolo-Don Diana” di Antonio Frazzi , “La Bella e la Bestia” di Fabrizio Costa, “Tango per la libertà” di Alberto Negrin, “I Medici” di Sergio Mimica-Gezzan e “Sotto copertura- La cattura di Zagaria” di Giulio Manfredonia) , dal 2009 al 2016, continua a calcare le scene, promuovendo, in qualità di Direttore artistico del Teatro Stabile dell’Abruzzo e di attore/regista, una serie di spettacoli/laboratorio: “Troilo e Cressida”(L’Aquila ferita), “Sogno di una notte di mezza estate”(Il sogno di recuperare la Città), “Odissea”(ritorno degli esuli alla Città), “Cyrano di Bergerac”, “Cyrano sulla luna”, premiato con la Maschera d’Oro del Teatro italiano, “Don Giovanni-ilconvito di pietra” dall’omonima commedia di Moliére, diretto da Alessandro Maggi, “Madame Bovary”, dall’omonimo romanzo di Gustave Flaubert e “Romeo e Giulietta”di William Shakespeare, entrambi diretti da Andrea Baracco. Di recente sul grande  schermo con la commedia sentimentale “Nessuno come noi” di Volfngo De Biasi, in Televisione, con le miniserie “Liberi di scegliere” di Giacomo Campiotti e “Non mentire” di Gianluca Maria Tavarelli, e in Teatro, con la pièce “L’odore assordante del bianco-Vincent Van Gogh” di Stefano Massini e Alessandro Maggi, si definisce un “buon genitore” dei figli Andrea, avuto da Rossella Zito ed Elena, avuto dalla collega Vittoria Puccini. A chi gli chieda quando abbia capito di voler fare l’attore, risponde: “Ero davanti alla Tv. Scorrevano le immagini del concerto di Freddie Mercury a Wembley nel 1986. Migliaia di persone in delirio. Avevo 13 anni. Mi resi conto che volevo fare qualcosa che coinvolgesse la gente in quel modo. La sana condivisione cristiana delle emozioni. E poi la vanità, l’egocentrismo, la determinazione e la delicatezza…Già, perché, per fare l’attore , bisogna maneggiare con cura se stessi, i testi e i colleghi. Anche perché gli attori sono spesso o incoscienti al limite della stupidità o fragili quasi problematici”.