Dom. Set 25th, 2022

Autunno 1989. Roma, quartiere Cinecittà. Nell’aula magna del Centro Sperimentale di Cinematografia, un gruppo di ragazzi attende di sostenere un provino per accedere al corso di recitazione. Seduti alla testa della Commissione giudicante, l’attrice Giulietta Masina e il regista Luigi Comencini valutano, uno alla volta, gli aspiranti attori, ascoltandoli e osservandoli attentamente, mentre recitano i loro monologhi, quando, infastiditi da un brusio di sottofondo, richiamano al silenzio i provinandi. “Ecco, lo sapevo ci han beccati!…Te l’avevo detto che era meglio uscire fuori per parlare!…Ma, poi, cos’è che c’è da dire?…Sono nei guai, in grossi guai!”, rivela con tono concitato a un collega, Alessio, un giovane attore, continuando : “…E sai che c’è?, che non posso prendermela con nessuno, perché è tutta colpa mia!…mia e della mia abilità nel complicarmi sempre la vita!…La regola della scuola è chiara, no? : “E’ preferibile che i provinandi recitino un monologo”…e il sottoscritto cosa fa?…prepara un dialogo!…Adesso, chi glielo dice a quelli della commissione che la persona che doveva farmi da spalla mi ha dato buca?…con chi la recito, io,  la scena?…”.  “Boni, dov’è?…venga, è il suo turno!…”, chiama a gran voce il nuovo  provinando da esaminare, il regista, Luigi Comencini. “Sì, eccomi, sono io!…”, risponde il ventenne aspirante attore, avvicinandosi al tavolo della Commissione. “Bene, buongiorno, signor Boni!…Cosa ci fa ascoltare di bello?…”, domanda l’attrice Giulietta Masina, prendendo la parola. “Di bello?…ma, io, veramente, non so se sia proprio qualcosa di bello!…Insomma, non lo so mica se verrà tanto bene!…Io, ci provo!…Si tratta di un dialogo!…”, annuncia il ragazzo, interrotto subito da Comencini. “Un dialogo?…giovanotto, lei, è alquanto temerario!…Di solito, i provinandi si presentano con un monologo!…Vede,  il dialogo presuppone la creazione di un’intesa profonda con la propria spalla e, agli inizi di una carrierra, non penso sia così facile instaurarla!…Comunque, sentiamo…sentiamo un po’!…”, lo esorta a iniziare  il regista. “Be’, in realtà, c’è un problema…Io l’avevo anche preparata, la scena…ma poi, la mia spalla non si è presentata e…quindi, ora, dovrei recitar da solo!…Lei , cos’è che dice?,  posso?…”, chiede il giovane Boni, imbarazzato. “Certo, certo, Signor Boni, che può!, siam qui per questo!…”, dà il suo assenso, al posto di Comencini, la Masina aggiungendo: “Senta, scusi, prima di iniziare, me la toglierebbe una curiosità?…Ma lei, con quella cadenza  lì, è di Bergamo o di Brescia?…” . “Ah, l’accento!, è vero, signora Masina!…si sente proprio, me lo dicono tutti!…” , si schermisce il giovane attore, chiosando : “di Bergamo, mi son  attore de Bergamo!…”.

“Il mio primo provino è stato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Andai lì e dopo aver superato le prime selezioni, mi chiesero di preparare un pezzo. Scelsi un dialogo e quando iniziai a parlare davanti a Giulietta Masina e Luigi Comencini, mi dissero subito: “Bergamo o Brescia?”, per l’accento. Per non parlare del fatto che dovevo mettere in scena un dialogo e non mi ero portato nemmeno la spalla”. Così, l’attore e regista Alessio Boni, nel corso di un’intervista, rilasciata qualche anno fa al periodico “Vanity Fair”,  a proposito degli inizi della sua carriera. Nato a Sarnico, sul Lago d’Iseo, il 4 luglio del 1966, da padre artigiano edile e da madre casalinga, cresce con i due fratelli  a Villongo, in provincia di Bergamo, dove i genitori possiedono una ditta di piastrelle, lavorando presso quest’ultima sin dall’età di quattordici anni. Prestato servizio militare per un anno e mezzo nella Polizia di Stato, a soli vent’anni decide di partire per la California e qui, a San Diego, per mantenersi, svolge diversi mestieri : cameriere, piazzaiolo, pony express e baby sitter. Caparbio nel non voler proseguire l’attività paterna, di ritorno in Italia, lavora come animatore turistico nei villaggi. Quindi, scoperta l’attitudine per la recitazione, parte alla volta di Roma, dove nel 1988 inizia a lavorare come comparsa in teatro e come attore di fotoromanzi. Intenzionato a intraprendere seriamente la carriera di attore, sostiene un provino per accedere al corso di recitazione indetto dal Centro Sperimentale di Cinematografia, ma bocciato per via dell’inflessione dialettale bergamasca, dopo un severo studio della Dizione, supera finalmente le selezioni d’ingresso all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, presso cui si diploma nel 1992, con un saggio d’esame tratto dall’Amleto di William Shakespeare, diretto dal suo maestro Orazio Costa. Debuttato, dunque , nella prima metà degli anni Novanta, si perfeziona sotto l’attenza direzione di registi come Luca Ronconi (“Peer Gynt” di Henrik Ibsen) e Liliana Cavani ( “Dove siete? Io sono qui”), per poi soggiornare brevemente a Los Ageles, dove apprende nuove tecniche drammaturgiche. Conclusasi l’esperienza americana, nel 1995 rientra nella Capitale, dove porta in scena le commedie : “Sogno di una notte di mezza estate”di William Shakespeare,  diretta da Peter Stein e  “L’Avaro” di Molière, diretta da Giorgio Strehler. La vera popolarità, però, arriva soltanto grazie alle sue interpretazioni in miniserie televisive RAI, quali : “La donna del treno” di Carlo Lizzani e “Incantesimo 3 e4”(stagione 2000/2001) di Tomaso Sherman, Alessandro Cane e Leandro Castellani, cui seguono, fra il 2003 e il 2008,  gli impegnativi lavori cinematografici diretti da Marco Tullio Giordana : “La meglio gioventù” ( film, quest’ultimo, con cui si aggiudica il premio Nastro d’Argento come “migliore attore protagonista”), “Quando sei nato non puoi più nasconderti”(con cui vince un Globo d’oro come “miglior attore rivelazione”) e “Sanguepazzo”. Capace di adeguarsi ai diversi ritmi narrativi della fiction e del cinema d’autore, negli stessi anni, gira le serie Tv :“Cime tempestose”, dall’omonimo romanzo di Jean Austen, diretta da Fabrizio Costa, “Guerra e pace”, tratta dall’omonimo romanzo di Lev Tolstoj, diretta da Robert Drnhelm, “Caravaggio”, diretta da Angelo Longoni, “Rebecca, la prima moglie” di Riccardo Milani e “Puccini” di Giorgio Capitani e prende parte alle pellicole : “La bestia nel cuore” di Cristina Comencini, “Arrivederci amore ciao” di Michele Soavi (grazie alla quale ottiene il premio Globo d’oro) e “Viaggio segreto” di Roberto Andò. Nel 2013, poi, alternate ancora  le produzioni per il Cinema   ( “The Tourist” di Florian Henckel e “Maldamore” di Angelo Longoni) a quelle per la fiction( “Tutti pazzi per amore” di Riccardo Milani, “Walter Chiari-Fino all’ultima risata” di Enzo Monteleone, serie, quest’ultima, per la quale vince il Premio Walter Chiari come “migliore attore”, “Il ritorno di Ulisse (Odysseus)” di Stéphane Giusti e“Gli anni spezzati-L’ingegnere” di Graziano Diana),  ricopre il ruolo di direttore artistico del Festival del Cinema Sociale di Arezzo e nel 2015 esordisce alla cinquatottesima edizione del Festival dei due Mondi di Spoleto, con la pièce teatrale “I Duellanti”, adattamento dall’omonimo romanzo di Joseph Conrad, di cui cura anche  la regia, insieme con Roberto Aldorasi. Poi, nel 2108, tornato contemporaneamente sul piccolo e sul grande schermo con la serie Tv RAI  “La strada di casa” di Riccardo Donna e con il film “La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi,  tratto dall’omonimo romanzo, vince il premio come “migliore attore” al Love Film Festival  di Perugia. Impegnato nel sociale e nella difesa di cause umanitarie (è stato ambasciatore Unicef ed è testimonial di Save the Children), è reduce dal successo della serie RAI “La Compagnia del Cigno” di Ivan Cotroneo e Monica Rametta ed è attualmente in teatro con l’opera “Don Chisciotte”. A chi gli chieda un bilancio della sua vita, risponde:“Passati i cinquant’anni, senti che hai “scavallato” la cresta della montagna, sai quello che hai fatto, calcoli da dove sei partito e cominci a scendere. Attenzione: non è un declino. Sei solo un uomo maturo, hai più attenzione nei confronti degli altri, selezioni di più, hai imparato a dire di no. Io, per esempio, non ho più l’ansia di dovermi “far vedere” per forza. Se ritengo non ne valga la pena, resto davanti al mio tramonto in Toscana, circondato dalle upupe. E poi mi piacerebbe avere dei figli a cui trasmettere valori e tradizioni, a cui dire quanto sia importante lo studio, fare fatica, non perdere mai la dignità. Non esistono scorciatoie, prima o poi arriva il conto”.