Gio. Feb 2nd, 2023

Primavera 1973. Roma , via Teulada . Nel teatro tre del centro  televisivo Rai fervono i preparativi per la diretta del varietà “Formula due” , condotto dagli attori-imitatori Loretta Goggi e Alighiero Noschese , in onda il sabato sera  sul primo canale nazionale . In sala trucco , i truccatori effettuano gli ultimi ritocchi ai volti degli artisti , mentre il costumista , Corrado Colabucci, consegna ad alcune ballerine gli abiti di scena  modificati dalla sartoria . L’assistente di studio , inviato dal regista , Eros Macchi,  irrompendo   , comunica agli attori il tempo residuo all’inizio della trasmissione. “Ogni settimana la stessa storia : correre , correre , correre …tutto di fretta , tutto all’ultimo minuto ; non so a te Loretta , ma a me sale  un’ansia!…”, commenta Noschese , seduto davanti a uno specchio , accanto alla collega . “Hai proprio ragione!…basterebbe controllare prima …prima di farci fare i saliti mortali per andare in onda!… A proposito di ansia : lo  sai , Alighiero , che questa nuova imitazione della Vanoni mi sta togliendo il sonno ?…tu , che l’hai vista in prova , che ne pensi , viene bene ? …no, perché sono terrorizzata dalla sola idea che possa  offendersi …” , confessa la Goggi , bisognosa di incoraggiamento .“Loretta , smettila di farti problemi e soprattutto di frignare …l’imitazione è un omaggio , non è mica un’offesa e se qualcuno se la prende , allora,  non è abbastanza intelligente !…” , esclama perentorio l’attore , rabbuiandosi e reclinando il capo . “Alighiero , cos’hai , cosa c’è ? …” , domanda la collega , stupita dal quel cambiamento repentino d’umore ; “Cos’ho , mi chiedi ? …niente, niente , cara …” , si schermisce Noschese , trovando poi la voglia di confidarsi : “Fulmineo , un pensiero mi è passato per  la mente, come quei gatti che all’improvviso sbucano dal nulla e ti attraversano la strada  , mentre sei lì , in macchina , che guidi ….Per gli altri , agli occhi della gente , chi siamo ,Loretta ? , chi sono io ? …Alighiero Noschese o “l’imitatore di…” , come dice la gente , quando mi incontra per la strada ….Io sento di non avere  più una mia dentità , sono tutti e nessuno…L’altro giorno , entro in un gran caffè   , qui a Roma , per bere qualcosa  ; mi siedo al tavolino  , il cameriere arriva , mi guarda e mi chiede : “Che cosa prende signor Giulio Andreotti ? ” ; poi , vedendomi perplesso , corregge il tiro e precisa : “Non si preoccupi …guardi che scherzavo …lo so che lei non è Giulio Andreotti, ma ,non ricordando il suo nome , mi è venuto spontaneo chiamarla così …!” . “Non importa , giovanotto ” , gli ho detto indifferente ,  come se niente fosse , “Però , la prossima volta che verrò qui , si ricordi  il mio nome , mi raccomando : Alighiero Noschese! …Poi , allontanatosi, fatti pochi passi , torna indietro e , venendo verso di me , mi  domanda interdetto : “Scusi , Alighiero chi?…” .

“Il Fregoli delle voci”” : così l’attore e imitatore,  Alighiero Noschese fu soprannominato dai critici televisivi , dagli addetti ai lavori e dai colleghi , nel decennio Sessanta/Settanta , apice della sua carriera di artista  . Nato a Napoli il 25 novembre del 1932 , da un funzionario del Contenzioso Penale delle Dogane del Tirreno e da una professoressa , originari di San Giorgio a Cremano , paesino del vesuviano , crebbe nel quartiere  borghese del Vomero . Rivelate sin da bambino le sue doti di imitatore e la sua passione per il teatro , poco più che ventenne mise da parte le velleità artistiche per intraprendere gli studi di Giurisprudenza e dedicarsi alla politica : divenne , infatti , segretario della locale federazione giovanile comunista . Ottenuti scarsi risultati in ambito giuridico, si narra che avesse sostenuto esami parlando con le voci di Amedeo Nazzari e di Totò , tentò la strada del giornalismo : dapprima come cronista di eventi mondani per il quotidiano Paese Sera e poi nel giornale radio della Rai , allora diretto da Vittorio Veltroni . Abbandonato anche il  giornalismo radiofonico  , decise di entrare a far parte della Compagnia di prosa  della Rai , recitando  in commedie e   in fantasie radiofoniche .  Conduttore della rubrica ideata da Garinei e Giovannini , “Caccia al tesoro” , a partire dal 1953 fu scritturato da Mario Riva nella sua Compagnia Billi e Riva , debuttando  in teatro accanto ad attori come Diana Dei , Tino Scotti e Nuto Navarrini. Alternati successi radiofonici a quelli teatrali , nel 1954 apparve per la prima volta in televisione ,  partecipando a diverse trasmissioni d’intrattenimentone e allo sceneggiato “Il dottor Antonio” . Protagonista fra il 1961 e il 1965 di alcune pellicole di genere brillante dei registi Bruno Corbucci e Steno e  degli spettacoli di Garinei e Giovannini “Scanzonatissimo” e “La voce dei padroni” , in cui imitò personaggi politici , nel 1969 si affermò come personaggio rivelazione dello spettacolo , grazie alla sua presenza in veste di imitatore nel varietà del sabato sera “Doppia coppia” . Rincorso da politici e divi del piccolo e del grande schermo desiderosi di essere imitati per acquisire maggiore notorietà , negli anni Settanta  proseguì la sua ascesa , prendendo parte ,come ospite  fisso , alla trasmissione “Canzonissima”, presentata da Raffaella Carrà e Corrado Mantoni e conducendo insieme con l’attrice Loretta Goggi (al suo esordio come trasformista)  il programma “Formula due” . Capace di riprodurre in modo perfetto voce , atteggiamenti , manie e tic di personaggi noti di ogni settore (Mike Bongiorno , Marolina Cannuli , Gino Paoli Alberto Sordi  , Tito Stagno , Ruggero Orlando , Ugo Zatterin )  , compresa la politica (fra gli altri Francesco Cossiga , Giovanni Leone ,  Andreotti, Berlinguer , Fanfani , Nixon , Pannella)  realizzò caricature , dando vita a gag e battute pungenti , ma mai volgari. Sposato dal 1963 con l’emiliana  Edda De Bellis , ex impiegata del teatro Parioli da cui ebbe i figli Antonello e Chiara , nel 1974 si allontanò dalla sua famiglia  per volere della moglie , decisa a divorziare , fatto che contribuì ad aggravare lo stato depressivo in cui versava in seguito alla brusca rottura con i dirigenti Rai . In quello stesso periodo , Noschese ,  membro della loggia massonica di Piazza del Gesù , ne uscì  per entrare  nella loggia P2 di Licio Gelli . Preso parte a trasmissioni di neonate emittenti private , in cui propose parodie di noti personaggi della politica non trasmesse dalla Rai , perché censurate ,  nel 1978 ,  annunciò il suo ritorno , dopo quattro anni di assenza,   nell’emittente di Stato , con la trasmissione “Ma che sera” , condotta da Raffaella Carrà . L’artista , però,  non poté di fatto realizzare le sue gag  , essendo incentrate su Aldo Moro , rapito proprio in quei giorni dalle Brigate Rosse . La crisi dell’artista , allora, si fece più profonda e Noschese decise di interrompere le prove dello spettacolo teatrale “L’inferno può attendere”, che di lì a poco avrebbe dovuto portare in scena, per curare la depressione da cui era affetto . Ricoverato presso la clinica romana Villa Stuart , la mattina del 3 dicembre del 1979 si tolse la vita , suicidandosi con un colpo di pistola alla tempia nella cappella della struttura . Salutato da familiari , amici  con doppi funerali , a Roma , presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie al Trionfale e , a Napoli , presso la basilica del Carmine , fu  sepolto ,come aveva disposto   , nel cimitero di San Giorgio a Cremano , paese dove  più volte si era  ritirarto  in mediatazione e in preghiera , nel difficile periodo del  suo travaglio interiore. Imitatore di almeno mille voci , stimate tra celebrità e tipi comuni , ha lasciato nella collega Loretta Goggi il ricordo di “Un vero grande amico dello spettacolo . Generoso , mi lasciò dividere il palcoscenico con lui al cinquanta per cento . Corretto, spediva lettere per avvisare prima di cimentarsi nelle imitazioni di personaggi politici e non , perché temeva potessero risultare sgradite, anche se poi diceva sempre : “L’imitazione non è un’offesa , anzi , è un omaggio!” .