Gio. Lug 7th, 2022

Vale la pena raccontare qualcosa sul comune di Castel Volturno, che detiene gran parte del territorio della costa casertana, insieme al comune di Mondragone. Oggi vive una pagina buia della sua storia. Le amministrazioni comunali che si sono susseguite nel corso degli anni, sono state lasciate sole a gestire un fenomeno dalle dimensioni smisurate. Quello che sta succedendo a Castel Volturno è una macchia per tutto l’agro aversano e l’intera provincia di Caserta. Ci meravigliamo che l’FBI abbia scoperto un flusso ingente di denaro che dall’area casertana giunge ai boss della mafia nigeriana che si trovano in America!

Si è scoperta l’acqua calda in un inferno di fuoco! Droga, prostituzione, spaccio, occupazioni abusive, sono evidenti, quindi c’è poco da meravigliarsi.

Dal 1978 fino alla fine degli anni Ottanta, Castel Volturno ha vissuto un periodo pieno di promesse e di entusiasmi, che si è arrestato per una serie di eventi negativi. Nel 1978 il destra- Volturno fino al confine con il territorio di Mondragone, ha conosciuto momenti di sviluppo che facevano presagire la costruzione di un modello turistico favorevole alla provincia di Caserta. La via maestra era quella: strutture recettive, tante ville in costruzione, l’area diventava appetibile per molti cittadini dell’hinterland napoletano e non solo. Ecco di cosa aveva bisogno il territorio!

 Castel Volturno doveva diventare il cuore turistico della provincia di Caserta. Purtroppo, il degrado è partito proprio da Ischitella e si è protratto per tutta la costa. La colpa principale è stata quando la Regione decise di collocare i terremotati proprio nel destra Volturno. Il dopo-terremoto ha segnato la conquista da parte di extracomunitari che hanno trovato a Castel Volturno terreno fertile per accamparsi anche illecitamente. Poi, il flusso migratorio è andato sempre crescendo, fino a ritrovarci ai giorni nostri con una mafia straniera che si è impossessata del territorio già gravemente occupato dalla camorra.

Tutto è avvenuto sotto gli occhi di tutti?!! Siamo tutti complici, noi cittadini compresi, se abbiamo lasciato che la nostra costa si trasformasse in un territorio di guerra. Il Comune di Castel Volturno si è trasformato in terra di conquiste, e nessuno ha saputo fermare l’emorragia in atto che si allargava col passare degli anni. La Storia deve essere raccontata non tanto per noi, ma per i giovani d’oggi e le future generazioni, affinché gli errori del passato non siano più commessi.

Ventinove anni fa, iniziava l’invasione del litorale domitio. Quarantasette chilometri di costa meravigliosa, con spiagge di sabbia fine, una perla nel cuore della provincia di Caserta. Tutta questa bellezza non è bastata per portare sviluppo turistico nella provincia di Caserta.

Bisogna andare a ritroso per capire i guai commessi. La prima ondata di sviluppo arriva a inizio degli anni Settanta, con il picco verso il 1978, quando intorno a Lago Patria, si assiste al boom delle villette. Queste case sono destinate ai marines che si trovano nelle sedi di Lago Patria e a quelli che lavorano nella base Nato di Bagnoli. Gli americani pagavano lauti affitti, pertanto era appetibile costruire. Nulla di che, anzi, la cosa funzionava bene, anche perché gli americani portavano sviluppo economico. Sorgevano ristoranti, alberghi, insomma, la cosa faceva ben sperare già per quella zona che rientrava nelle competenze del comune di Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, ma “attaccato” alla provincia di Caserta.

Ciò significava lavoro anche per gli artigiani che si occupavano di impiantistica, muratori, falegnami, idraulici, in breve, lavoro, tanto lavoro per tutti. Nello stesso periodo, ma la nascita era già partita anni addietro, si intensificava la costruzione del Villaggio Coppola, che rientra nel Comune di Castel Volturno. Questo grande complesso turistico diventa pian piano il fiore all’occhiello della provincia di Caserta, collocato a ridosso del mare. Era quasi visto come un sogno depositato nel cassetto e, ora, tirato fuori per ottenere l’agognata riscossa. Chiaramente, ovunque c’è business c’è malaffare, e quelli erano gli anni in cui la camorra iniziava ad alzare la testa. Non era quella imprenditoriale di oggi, ma annusava e metteva i tentacoli frenando così quel piccolo miracolo che ognuno si aspettava. Se quel sogno fosse andato avanti, oggi ci sarebbe lavoro per tutti perché dove c’è turismo, c’è manutenzione continua e  occupazione  in qualsiasi settore. La zona adriatica lo insegna. Peccato!!!

Nonostante le mille difficoltà dell’epoca, il litorale domitio era vivibile. All’inizio degli anni Novanta sulla domitiana iniziano a vedersi le prime prostitute di colore. Fino a quel momento, le uniche prostitute che si scorgevano in giro erano italiane, e occupavano il vecchio doppio senso (circumvallazione esterna di Napoli) dal Lago Patria fino a Casoria. Di giorno non c’erano, ma di notte le notavi subito, perché luminosi falò, rigorosamente accesi con copertoni vecchi, indicavano la presenza delle lucciole nostrane. La terra dei fuochi era già iniziata ed era quella delle prostitute che, ogni notte, spedivano verso il cielo nuvoloni neri di fumo per riscaldarsi d’inverno, e mandare il segnale della loro presenza di notte durante i periodi estivi. Passa qualche anno e sul litorale domitio si allarga la presenza di ragazze di colore che si prostituiscono, non una ma a centinaia. Le povere prostitute italiane piano piano spariscono sostituite anche dall’arrivo di bellissime ragazze dell’est. La domitiana, ma anche le strade limitrofe, diventano case di prostituzione a cielo aperto sotto gli occhi di tutti.

Anche molti uomini provenienti dall’Africa venivano sfruttati: lavoravano rigorosamente a nero, non chiedevano nulla, con misere paghe, lavoravano il doppio degli italiani e delle italiane, che invece chiedevano tutto quello che la legge italiana prevedeva. L’espansione è avvenuta anche in tanti altri Comuni dell’agro aversano. Per gli agricoltori e gli edili reperire lavoratori era semplicissimo: la mattina bastava andare alla rotonda di Villa Literno, e lì si trovavano centinai di extracomunitari in attesa del datore di lavoro di turno, gli italiani non c’erano più. Era iniziata un’invasione silenziosa ma ben visibile. Castel Volturno diventa la meta preferita di tutti questi extracomunitari che piano piano si collocano nella cittadina casertana occupando le case nel destra del Volturno e in tutti quei complessi turistici creati fino a Mondragone, ormai finiti nell’abbandono totale. Purtroppo qui non arrivava solo gente perbene che aveva voglia di lavorare, ma anche malfattori. Quando il lavoro è iniziato a scarseggiare anche per loro, Castel Volturno si trasforma nella centrale della droga e dello spaccio che, sommato alla prostituzione diventa una bomba atomica del malaffare.

Ma il danno era già stato fatto negli anni addietro, quando queste persone erano arrivate qui come irregolari e tali sono rimasti, quindi incontrollabili e ingestibili. Un conto era gestire cento persone, un altro quindicimila extracomunitari. Per chiudere il cerchio, inizia un altro flusso migratorio, quasi sempre irregolare, dall’Ucraina e dalla Romania che si concentra nei vari comuni dell’agro aversano: badanti, lavoratrici nei bar, nei ristoranti e anche lavoratori e lavoratrici nei campi, formano un popolo di stranieri che vive fianco a fianco con il popolo della provincia di Caserta. Possibile che le istituzioni non si accorgessero di tutto ciò? La politica sapeva e non faceva nulla per contrastare il fenomeno. Addirittura, e questa è storia dei giorni nostri, fazioni politiche hanno predicato l’accoglienza per tutti come forma di Vangelo politico, mentre da noi si consuma il dramma più grande dell’immigrazione incontrollata, che coinvolge l’essere umano, colpendolo nella sua dignità.

Castel Volturno ha pagato il prezzo più alto di questa immigrazione clandestina. La stragrande maggioranza di chi è arrivato ha fatto i comodi suoi, senza attenersi alle regole del nostro Paese. Ma chi ha pagato il danno più grande sono i cittadini che hanno sognato invano, consegnando alle future generazioni un disastro immane. Ad inizio anni Settanta, c’erano i presupposti per creare le condizione giuste per sviluppare l’intero litorale domitio, ma una cattiva politica, il predominio delle mafie, hanno impedito alla provincia di Caserta di poter vivere di turismo. Ora è inutile piangersi addosso, il male c’è e deve essere estirpato, e questo lo deve fare una sana politica che abbia a cuore solo lo sviluppo economico e turistico di questa zona. Finora tutti hanno visto e nessuno ha fatto nulla, da oggi bisogna vedere e agire.  

Ciò detto, dimostra come l’assenza di uno stato forte e autorevole, ha massacrato un’area che doveva diventare la culla turistica della provincia di Caserta e di tutta l’Italia.

Oggi, nella cittadina di Castel Volturno i residenti vanno a pari passo con gli irregolari che la occupano. Una massa di persone venute da fuori, che occupa chilometri di territorio illegalmente. Rilanciare Castel Volturno vuol dire rilanciare il turismo nella provincia di Caserta. E la nostra provincia, come detto, ha bisogno di turismo per ricostruire quello che si è fermato, a partire dal 1970 fino ad oggi. Castel Volturno deve diventare un centro a vocazione turistica, ma quella seria. Ciò significa rendere l’area particolarmente appetibile agli investitori stranieri. Il discorso vale anche per tutte le spiagge, quindi liberarle da tutti gli obbrobri che impediscono di raggiungere il mare anche nei periodi invernali. Il mare deve essere una ricchezza turistica dodici mesi l’anno!

Quindi, per concludere, il Comune di Castel Volturno non è un marcio racchiuso nelle sue mura, è un territorio danneggiato che riguarda e simboleggia tutta la provincia di Caserta, perché è l’unico comune provinciale che occupa una buona parte della costa casertana.  Bisogna lavorare insieme, per farlo diventare la perla del turismo della nostra provincia. Ecco, siamo nel 2019, ma nessuno intende valorizzare ciò che rende ricchezza, e la provincia di Caserta ne ha bisogno.