Mar. Ago 16th, 2022

Autunno 1941. Primo pomeriggio di una giornata fredda , ma assolata. Nella piccola aula , gestita dai professori e dagli studenti della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza , sono in corso le audizioni per reclutare i nuovi attori della compagnia. La commissione giudicante , presieduta dal regista Orazio Costa e dallo scrittore Cesare Vico Lodovici , invita a farsi avanti la matricola trentina Anna Vivaldi . La ventenne , con intensi occhi scuri e un vestito a fiori ,  avanza e , presentatasi , chiede di recitare seduta il monologo di Sonia tratto dallo “Zio Vanja” di Cechov. Accolta la richiesta con stupore , accordatole il permesso , inizia la sua esibizione , zittendo la sala rumoreggiante. Mentre pronuncia la battuta finale , commossasi per la sua stessa interpretazione , intravisto un raggio di sole filtrare , sposta il volto affinchè la luce illumini le sue lacrime. Raggiunta l’intensità drammatica , concluso il monologo , desta l’ammirazione nei giurati e negli studenti presenti che , alzatisi in piedi , applaudono. “Signorina , voi siete una vera attrice !!!” , esclama , complimentandosi , il regista Costa. “Concordo collega!” , gli fa eco lo scrittore Vico Lodovici , “Benvenuta signorina Vivaldi !!!..da oggi , voi siete : la prima attrice dell’Università di Roma”.

“Anna Proclemer era una donna di imperiosa vitatlità . Colta , ironica , intelligente. Ha usato il cervello per confondere , dietro l’aspetto borghese e severo , un carattere stravagante e un temperamento da irregolare , capace  di leggere Dostoevskij e ascoltare Bach , in tempi in cui le donne non studiavano e contavano poco” . Così , la giornalista del quotidiano “La Repubblica” Anna Benedettini ha ricordato l’attrice , a poche ore dalla sua morte . Nata a Trento il 30 maggio del 1923 da un ingegnere e da una casalinga , ancora bambina si trasferì con la famiglia a Roma , dove trascorse l’adolescenza , leggendo libri , ascoltando musica e frequentando i salotti di intellettuali quali : Eliot , Moravia , Piovene , Flaiano , Cardarelli e Cecchi. Iscrittasi nel 1941 alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza , coltivò la passione per il teatro , presentandosi alle audizioni per entrare nella compagnia teatrale universitaria. Scritturata dal regista Orazio Costa , debuttò come protagonista della pièce di Massimo Bontempelli “Minnie la candida” . Durante gli anni della Seconda guerra mondiale entrò nelle compagnie di Anton Giulio Bragaglia , Anna Pagnani, Gino Cervi e Nora Ricci. Membro del Teatro d’Arte e del Piccolo Teatro di Milano, recitò con Vittorio Gassman , diretta dai registi Luigi Squarzina e Giorgio Strehler. Esordito nel 1942  nel cinema , impersonò ruoli secondari nelle pellicole di Raffaello Matarazzo , “Giorno di nozze” e “Il birichino di papà”. Sposatasi con  Vitaliano Brancati da cui ebbe la figlia Antonia , recitò testi dello scrittore siciliano  come “La governante”. Ottenuto un ruolo nel film di Roberto Rossellini “Viaggio in Italia” , negli anni Cinquanta fu interprete della prosa radiofonica Rai(“Otello” di William Shakespeare e “Santa Giovanna” di George Bernard Shaw) e doppiatrice (prestò la voce a Yvonne Sanson nella pellicola di Alberto Lattuada “Il delitto di Giovanni Episcopo”). Donna indipendente , non accettò mai di abbandonare il  lavoro per amore del marito , contrario alle sue  assenze per via di lunghe tournèe teatrali (“Re Lear” di Shakespeare , “Corruzione al Palazzo di giustizia” di Ugo Betti , “Beatrice Cenci” di Alberto Moravia  e “Il seduttore” di Diego Fabbri). Separatasi dal marito  nel 1954 ,  si legò al collega Giorgio Albertazzi accanto al quale recitò , per la prima volta in televisione , nello sceneggiato “L’idiota” , adattamento dell’omonimo romanzo di Dostoevskij. Tornata a calcare i palcoscenici con drammi di Pirandello , George Bernard Shaw , Lillian Hellman e D’Annunzio , nel decennio Sessanta raccolse largo consenso di pubblico con i drammi “Anna dei miracoli” di William Gibson (di cui interpretò anche la versione televisiva, diretta da Davide Montemurri) e “Peer Gynt” di Henrik Ibsen. Protagonista degli sceneggiati “Anna Christie” e “George Sand” , negli anni Ottanta conquistò definitivamente i critici grazie al testo di  Edward Albee “Chi ha paura di Virginia Woolf” . Attrice moderna , disposta a sperimentare , nel 2000 si cimentò con la lirica , sua  passione , partecipando alla rappresentazione di opere come “La figlia del reggimento” , andata in scena presso il Teatro alla Scala di Milano . Tributata dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro del titolo di Grande Ufficiale , nel 2012 , alla viglia dei settant’anni di carriera , prese parte al film di Ferzan Ozpetek “Magnifica presenza”. Spentasi nella sua casa romana  il 25 aprile del 2013 , all’età di ottantanove anni , nel corso di un’intervista  aveva detto : “Da qualche mese annoto la mia autobiografia su internet . E’ un progetto scritto e curato tutto da me , sola . Nel web , un’autobiografia mi pare meno autocelebrativa . E poi , un  segno va lasciato . Noi teatranti sappiamo che di noi non resta niente . Ma io mi sono premunita : ho già dato certi libri e foto all’archivio Viesseux di Firenze. Il resto , in questo diario elettronico . Anche se non posso dire di vivere di ricordi , tranne che per Brancati che ,  io , troppo giovane , trattai con durezza. Io continuavo con la mia carriera a teatro , ma ero assalita dai sensi di colpa. Lui era siciliano , ma nordico dentro . Non mi diceva nulla , ma sapevo che soffriva per le mie tournèe e le mie lunghe assenze da casa . Una volta , a Milano , dove recitavo con Strehler , mentre camminavo in piazza  Scala , sotto la pioggia , con Nina , la mia cagnolina di allora sotto il braccio , provai una felicità enorme. Di colpo mi tornò in mente . Lo vedevo a casa, che si torceva perchè io non c’ero e piombai nell’angoscia di sempre . La mia libertà era la sua disperazione. Ma io la mia scelta l’avevo già fatta” .