Dom. Ago 7th, 2022

ROMA- Il fenomeno ‘ndrangheta diversi anni è al centro dell’interesse della Direzione nazionale antimafia, che sta studiando gli effetti di questa organizzazione criminale che, ormai, non ha pari in Italia. La ‘ndrangheta risulta molto forte sia come organizzazione sia come bacino economico. L’ultimo studio della commissione antimafia pone un agghiacciante verità sulla mafia calabrese.

La ‘ndrangheta è ben radicata nel Paese e non si arricchisce più intercettando solamente flussi economici illeciti, con il traffico di droga o le estorsioni, ma anche intercettando flussi pubblici. Lo ha rivelato la Direzione nazionale antimafia – che ha preso spunto da alcune indagini che hanno evidenziato come la ‘ndrangheta sia “presente in tutti i settori nevralgici della politica, della p.a. e dell’economia”. E lo fa attraverso “esponenti di rilievo delle istituzioni e professionisti”. La ‘ndrangheta, secondo l’antimafia, “è presente in quasi tutte le regioni italiane nonché in vari Stati, non solo europei, ma anche in America (negli Stati Uniti e in Canada) e in Australia”.

La ‘ndrangheta non si limita più ai traffici loschi, ma è imperniata nel tessuto sociale, e trova spazio, grazie anche alla potenza economica, in tutti gli apparati della società civile, e non solo. Infatti, ormai, la ‘ndrangheta spadroneggia nel nord Italia, quasi diventato una succursale della Calabria. Il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Toscana “sono territori in cui l’organizzazione criminale reinveste i cospicui proventi della propria variegata attività criminosa, nel settore immobiliare o attraverso operatori economici, talvolta veri e propri prestanome di esponenti apicali delle diverse famiglie calabresi, talaltra in stretti rapporti con esse, al punto da mettere la propria impresa al servizio delle stesse”. Scrive l’antimafia. Non solo l’Italia: anche nel resto d’Europa la ‘ndrangheta continua mantenere una posizione di assoluta supremazia.

Mentre in Piemonte e Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna ed Umbria, “sono regioni in cui, invece, vari sodalizi di ‘ndrangheta hanno ormai realizzato una presenza stabile e preponderante, talvolta soppiantando altre organizzazioni criminali. Ma spesso in sinergia o, comunque, con accordi di non belligeranza, con le stesse, fenomeno riscontrato in Lombardia ed Emilia Romagna, ove sono attivi anche gruppi riconducibili alla Camorra o a Cosa Nostra”.

Preoccupante è poi il rapporto, rivelato da alcune indagini, “tra la ‘ndrangheta, esponenti di rilievo delle Istituzioni e professionisti (legati anche ad organizzazioni massoniche ed ai Servizi segreti) di piena estraneità, al punto da giocare un ruolo di assoluto primo piano nelle scelte strategiche dell’associazione, facendo parte di una ‘struttura riservata’ di comando. “All’interno di questa cabina di regia criminale – si legge ancora nella Relazione – è stato gestito il potere, quello vero, quello reale, quello che decide chi, in un certo contesto territoriale, diventerà sindaco, consigliere o assessore comunale, consigliere o assessore regionale e addirittura parlamentare nazionale o europeo.