Ven. Ago 19th, 2022

LECCE- Oggi la Squadra Mobile di Lecce ha eseguito il sequestro preventivo di un appartamento sito nel centro di Lecce, sequestro disposto dal GIP presso il Tribunale, dott. Vincenzo BRANCATO, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica dott.ssa Maria VALLEFUOCO, che ha contestato al proprietario ed alla sua compagna il delitto di favoreggiamento della prostituzione.

L’indagato, magistrato originario di Lecce in servizio a Roma presso la Corte di Cassazione, concedeva in locazione l’immobile di sua proprietà a giovani donne rumene, perché queste vi esercitassero la prostituzione, esigendo un canone di locazione ben superiore a quello di mercato, del quale richiedeva l’immediato pagamento in contanti, senza rilascio di alcuna ricevuta e senza le prescritte comunicazioni all’Autorità di PS.

Nel corso degli ultimi mesi erano pervenute alla Squadra Mobile numerose segnalazioni relative all’esercizio della prostituzione all’interno di uno stabile posto in zona piazza Mazzini, formalmente adibito a “Casa Vacanze” ed opportunamente pubblicizzato su numerosi siti internet. Gli esponenti lamentavano un continuo viavai di persone di sesso maschile che, a tutte le ore del giorno, dopo aver sostato dinanzi all’immobile ed avere effettuato alcune telefonate, vi entravano per uscirne dopo poche decine di minuti.

Il personale della Squadra Mobile operava quindi una serie di appostamenti che accertavano la veridicità delle segnalazioni e rivelavano un continuo avvicendarsi di visitatori. Decidevano quindi di passare all’azione, fermando, in tempi diversi, due di essi che, sentiti a sommarie informazioni, riferivano di avere appena consumato, all’interno dell’appartamento già individuato nel corso delle prime indagini, una prestazione sessuale a pagamento con una ragazza che avevano contattato dopo averne visto la foto e rilevato il numero di telefono sul sito internet “BAKEKAINCONTRI”.

Appurata così in modo inequivocabile la fondatezza delle segnalazioni si decideva di effettuare una perquisizione nella flagranza del reato. Notata una persona che, dopo avere effettuato una telefonata dal marciapiede antistante, accedeva all’immobile il cui portone veniva aperto dall’interno, gli operanti entravano e, fingendosi a loro volta clienti, accedevano all’appartamento, posto al primo piano dello stabile. Qui si presentava loro una ragazza vestita del solo reggiseno e di un tanga di tipo brasiliano che li invitava a seguirli all’interno, dove finalmente gli operanti si qualificavano come ufficiali di P.G.

All’interno dell’appartamento venivano dunque identificate tre giovani di nazionalità rumena, una delle quali stava consumando una prestazione sessuale con un cliente, che riferiva di averla contattata per il tramite dello stesso sito internet indicato dai clienti sentiti in precedenza. L’appartamento era composto, oltre che di una zona soggiorno, di due camere all’interno delle quali venivano rinvenuti numerosi profilattici, confezioni di lubrificante intimo, salviette e rotoli di carta assorbente.

Tale appartamento risultava collegato, attraverso una porta interna, all’abitazione dello stesso proprietario ed indagato. Secondo quanto riferito dalle ragazze straniere trovate all’interno, il proprietario e la compagna erano soliti accedere liberamente all’appartamento confinante nel quale veniva esercitata la prostituzione, per raggiungere la terrazza comune dove stendevano i panni. Si consideri inoltre che, in occasione dell’accesso della polizia, all’interno di una lavanderia comune sia all’appartamento ceduto in locazione sia a quello dove abita l’indagato, veniva trovata una donna che risultava essere la collaboratrice domestica del proprietario e della sua convivente. È dunque impossibile che costoro non fossero a conoscenza dell’attività che vi veniva svolta.

Tale convincimento è corroborato dalle dichiarazioni rese a verbale dalle ragazze trovate all’interno dell’appartamento. Nonostante avessero pagato l’affitto nelle mani del proprietario, non erano in grado di esibire alcuna ricevuta. L’unico documento in loro possesso era una piantina della città di Lecce riportante la zona nella quale si trovava l’immobile, con l’annotazione a penna di tre numeri telefonici, che si rivelavano essere rispettivamente intestati al proprietario, alla sua convivente ed alla loro collaboratrice domestica.

Anche il prezzo pagato da ciascuna delle ragazze appare sintomatico della consapevolezza dell’attività di prostituzione che veniva svolta da parte del proprietario. Si pensi che per una sola stanza ciascuna di esse pagava 300 o 350 euro, stanza che spesso veniva contemporaneamente affittata a più di una persona, circostanza quest’ultima assolutamente incompatibile con qualsiasi lecita attività di locazione immobiliare, nell’esercizio della quale nessuno affitterebbe contemporaneamente la stessa stanza a persone tra di loro estranee e sconosciute obbligandole, come di fatto avveniva, a dormire nello stesso letto.

Dalle dichiarazioni rese dalle ragazze straniere si aveva modo di apprendere come il proprietario, il giorno precedente, si fosse recato nell’appartamento per consegnare loro i prodotti per fare le pulizie, annunciando loro, in quell’occasione, che nei giorni successivi avrebbero dovuto condividere la stanza già occupata con altre ragazze appena giunte. Comportamento questo impensabile in qualsiasi lecito rapporto di locazione.

Una delle ragazze riferiva inoltre che, contattato il proprietario dopo aver trovato in internet il suo numero di telefono quale titolare di un “bed and breakfast”, e lamentatasi dell’esosità del prezzo, questi esplicitamente le rispondeva che “non avrebbe avuto problemi a pagare una tale cifra”, sottintendendo con ciò di essere consapevole che nel suo appartamento sarebbe stata svolta l’attività di prostituzione.

Significativo appare inoltre non solo che tutti gli inquilini del medesimo stabile avevano compreso il tipo di attività che da circa tre mesi veniva esercitata nell’appartamento al primo piano, considerato l’inesausto ed ininterrotto avvicendarsi di singoli avventori di sesso maschile a qualsiasi ora del giorno e della notte, ma che l’indagato, dopo avere diviso in due l’appartamento di sua proprietà, ricavandone quello poi concesso in locazione ed adibito all’esercizio della prostituzione, avesse apposto solo all’esterno di questo, e senza l’autorizzazione dei condomini, una telecamera che ne vigilava l’ingresso. Gli inquilini dell’immobile riferivano inoltre di aver ripetutamente notato l’indagato accompagnare ragazze in ascensore all’appartamento, portando loro le valigie.

Si aggiunga infine che, nonostante l’appartamento fosse pubblicizzato online come “casa vacanze” o “bed and breakfast”, nessuna insegna era stata posta all’esterno dello stabile e che comprensibilmente il locatore ha omesso qualsiasi comunicazione all’Autorità di Pubblica Sicurezza relativa all’identità degli alloggiati.

Richiestone dal Pubblico Ministero dott.ssa VALLEFUOCO, il GIP ha ritenuto sussistente “il concreto ed attuale pericolo che il permanere della libera disponibilità dell’immobile possa protrarre, e dunque aggravare, le conseguenze dei reati ipotizzati, trattandosi di attività in corso di piena esecuzione” disponendo il sequestro preventivo dell’immobile, eseguito nella mattinata odierna dalla Squadra Mobile della Questura di Lecce.