Gio. Lug 7th, 2022

Quando si parla di artigiani si parla di lavoratori autonomi che decidono di produrre attraverso la loro esperienza e capacità professionale. Sono piccoli soggetti che arrivano a un dipendente al massimo due. Sono autonomi con un socio improduttivo che non va mai a lavorare, e sfaticato al massimo, non gli interessa cosa succede nell’azienda e se c’è produzione, ogni anni si presenta e vuole i soldi, anche se non hai lavorato. È lo stato questo socio inutile degli artigiani.

E sono proprio gli artigiani che più di tutti e per primi hanno sentito l’impatto della crisi. Oggi gli artigiani sono circa 1,3 milioni. Uno studio di Unioncamere e Infocamere ha evidenziato che il calo è stato di 100mila unità tra il 2013 e il 2018.

Alcuni settori sono stati colpiti più di altri: come quello delle costruzioni facendo calare attività di trasporto e falegnameria (-20%), piastrellisti (-15%) e imbianchini (-14). La tendenza al segno meno ha colpito tutti i settori artigianali che ruotavano intorno al settore edile. Aumentati invece servizi di pulizia (+45%), giardinieri (+27), aumenti anche per la confezione di vestiti da sposa e le sartorie 11%). I micro-settori con il segno più non riescono però a compensare le chiusure

L’Italia, a differenza degli altri paesi europei, rimaniamo con la più elevata inclinazione verso l’auto-impiego. Abbiamo dovuto fare i conti con mercati difficili e con una inversione di tendenza: dalla legge Biagi in poi si era imboccata una direzione favorevole all’attività d’impresa. Oggi non è più così. Tutti questi artigiani sono stati abbandonati dai governi che hanno guidato la nazione. Tutti hanno concorso a distruggere un patrimonio produttivo di piccole attività che erano il fiore all’occhiello del bel paese.