Gio. Ott 6th, 2022

Maggio 1938 . Roma , stabilimento cinematografico di Cinecittà. All’interno del teatro numero cinque , il regista Mario Camerini effettua le riprese del film-commedia : “Grandi magazzini”. Sul set , che riproduce gli ambienti di un emporio in cui si vendono le merci più svariate , gli attori protagonisti  Assia Noris e Vittorio De Sica ripassano le battute previste dal copione per la scena che si apprestano a girare , mentre un manipolo di comparse lamenta al produttore , Giuseppe Amato, di non aver ancora ricevuto il compenso pattuito.

La sarta Alida Meniconi,  agitando tra le mani ago e filo,  insegue trafelata l’attrice Dhia Cristiani , cooprotagonista nel ruolo di “commessa” , irritata, poiché  convinta che l’abito di scena indossato presenti un difetto e necessiti di una modifica .

In un cantuccio solitario della stanza affollata ,  Giovanni D’anzi e Cesare Bixio , musicisti, autori della colonna sonora della pellicola, fischiettando al suono di un grammofono, danno vita a un nuovo motivetto, sotto lo sguardo compiaciuto di un elettricista che , qualche passo  in là , è intento a riparare un guasto occorso a un impianto di  luci .

Gli sceneggiatori , Mario Panunzio , Ivo Perilli e Renato Castellani , dibattono animatamente su un argomento di indubbia rilevanza : l’uso del guanciale o della pancetta nella preparazione della pasta “alla carbonara” . A un tratto,   il brusio di voci confuse si arresta ,ammutolito dal rombo dei motori di uno stuolo di aerei caccia-bombardieri che sorvolano l’edificio.

“Oh, Signore, aiutaci tu! …e che sarà ? ” , ha appena il tempo di esclamare  Anna, una delle addette alle pulizie , bianca in volto come un cencio, quando dalla porta fa il suo ingresso  il tuttofare Nando Sbragia che, con  passo claudicante , causato da una poliomielite contratta nell’infanzia , annuncia con un megafono : “Attenzione , attenzione!….sospendere le riprese , nevvero ! …Ignazio ,il custode, ha comunicato al factotum , all’uomo di fiducia , che sarebbi io, l’imminente arrivo ai cancelli di questi studi di un’automobile “Ballila” , con a bordo nell’ordine : Sua Eccellenza il duce , Cavalier Benito Mussolini, il re Vittorio Emanuele Terzo e il Fu..rer, Fiu..rer… del coso , del..Rike , Raike…insomma,  se semo capiti , Hitler, er capo d’a Germania !. Dice  che a seguire ce sta pure ‘na camionetta tedesca con sopra gli ufficiali delle SS e ‘na regista  co ‘na cinepresa alta quanto la fontana della Barcaccia !. Pare che Hitler voglia visita’ la struttura ….annamo bene ! , mò vui vede’ che questo ce se compra a tutti? ”.

 Il regista Mario Camerini , appresa la notizia, con aspetto preoccupato , dapprima bofonchia tra sé: “Questa proprio non ci voleva ! , già faccio fatica a tollerare “Lui” , con il suo manipolo   di  camicie nere … adesso, ci mancava pure Hitler con le sue  smanie  da Napoleone Bonaparte!” .

Poi , rivolgendosi al produttore poco distante , domanda : “Voi lo sapevate ? ” ; “No !” , risponde seccamente Amato, aggiungendo : “O meglio …sapevo ciò di cui eravate al corrente anche voi e credo l’intero popolo italiano : che Hitler sarebbe giunto a Roma per visitare i monumenti e le rovine della Città Eterna , ma francamente non immaginavo che oltre ai Fori Imperiali , a Villa Borghese e al Vittoriano volesse perlustrare anche Cinecittà …! ” .

 “Signori attori, prego , vogliamo ristabilire l’ordine? ” , urla Camerini  usando un megafono , strappato con furia dalle mani del povero Sbragia , “Non è successo niente …torniamo a lavorare!…è solo una visita di cortesia …Vorrà dire che ,quando e se  Hitler e Mussolini busseranno alla nostra porta , li faremo accomodare !…Ora ,per favore, tornate tutti ai vostri posti , che si ricomincia a girare : Assia , Vittorio avanzate , grazie ! ” .

Un apparecchio sprigiona luce da una grande distanza ; un silenzio pervade l’ampio teatro di posa ; Assia Noris e Vittorio De Sica iniziano il loro dialogo , ma qualcosa li distrae al punto da non riuscire a proseguire : un picchetto di soldati tedeschi , armati e con una vistosa svastica di stoffa applicata sulla giubba all’altezza di una spalla , guidato dagli ufficiali delle SS , Himmler e Von Ribbentrop, scortato da una squadra di camicie nere , introduce , come un corteo, le  autorità : il duce del fascismo, Benito Mussolini, il re Vittorio Emanuele Terzo e Adolf Hitler , Furer del Terzo Reich, accompagnato dal ministro della propaganda Joseph Goebbles , dalla regista Leni Riefensthalh e da un interprete .

Gli attori e le comparse, in evidente soggezione, sfoderano un timoroso e tremante saluto romano , che Mussolini ricambia, sentenziando : “Bravi ! …mo dov’è che l’è il regista Camerini ?” ; “Eccomi a voi , Duce ! ” , replica Camerini .

Oggi , come potete constatare , vi ho portato alcuni ospiti d’onore , da trattare con assoluto riguardo…a tal proposito,  vi anticipo che il ministro Goebbles ha da farvi una richiesta per conto del Fuhrer: esauditela , qualunque essa fosse !…Ah, dimenticavo, complimenti per la vostra ultima  pellicola : “Il Signor Max ” , deliziosa, veramente deliziosa ! . Prego ministro Goebbles …venga , si unisca a noi !” .

Il ministro in alta uniforme  , con sguardo torvo, chiede all’interprete di riferire al regista quanto dirà; dopo qualche istante , il traduttore afferma : “Il ministro chiede di conferire con l’attrice Assia Noris!”.

 Nando Sbragia , il curioso assistente di scena , seduto su una poltrona , parte della scenografia, vedendo avanzare verso l’attrice  il duce ,il ministro e l’interprete , le chiede : ” E mò questi che vorrano ? ” .

 Signorina Noris è un onore incontrarvi! ” , esordisce  Mussolini,La vostra bellezza  non ha egual…avrete sicuramente sentito parlare del ministro Goebbles e del Fuhrer del Reich? …bene !, ascoltate cos’hanno da propovi !”.

Goebbles , rifiutato con uno scatto brusco delle dita l’ausilio dell’interprete , compita la proposta in lingua italiana : “Sig-niorina Noriz , Fuhrer di Germania e io ezzere felici di fare vostra conoscenza…noi avere visto vostre pellicòle …nostro capo di grande Germania nutrire grande ammirazione per voi …” .

 Hitler , rimasto fino a quel momento in disparte , serioso e  imperturbabile, si avvicina all’attrice e ,  accennando un sorriso , si accarezza nervosamente i baffi , prima di pronunciare in un italiano stentato, queste parole  : “Sig-niorina Noriz ,voi vera bellezza , pelle di luna e occhi azzurri come lago di Baviera …voi essere donna di Reich …mog-lie di Reich …onesta et innozente… voi “  moglie, simbolo di Weimar Act”…io chiedere voi recitare per la UFA, Universum Film AG , produzione di Repubblica di Weimar…volere voi? …” .

La Noris , presa alla sprovvista dalla proposta , ribatte di getto un : “No!” impertinente ; poi,  impaurita dall’espressione contrariata e offesa di Hitler , tenta di rimediare, dicendo : “Fuhrer , la vostra richiesta mi onora , ma ho firmato un contratto che mi lega a Cinecittà e al regista Camerini indissolubilmente !… voi siete un uomo di Stato, il capo di una nazione e sapete cosa voglia dire mantenere un impegno.  Tuttavia , non mancherò , al più presto, di ricambiare la vostra gradita visita!” .

“ Magnifico!” , interviene il duce per catturare l’attenzione di Hitler, distogliendola  dall’attrice , “Ora mio caro Hitler , vi mostrerò il fiore all’occhiello di questa mega costruzione destinata al Cinema e realizzata grazie al mio ingegno : la piscina,  di cui  le nostre maestranze italiche si servono per riprodurre ,in kolossal storici , le battaglie navali combattute dalle legioni dell’ Impero romano…eh ? , grande ingegno il nostro!….non c’è da perdere un minuto , tante sono le meraviglie che ci attendono !” .

Il drappello di militari precede nell’uscita la fastosa sfilata di alte cariche che ,  omaggiate di un saluto romano collettivo, si portano l’una dietro l’altra , fuori dal teatro .

L’attrice Ninetta Zocchi, allora, avvicinatasi alla collega ,Assia Noris , le domanda galvanizzata : “Com’è , com’è il Fuhrer di persona ?”, “Non l’ho neppure guardato !” , risponde la Noris ; “E che ti ha detto?” , incalza la Zocchi , “ Mi  ha chiesto di recitare per conto della UFA , una produzione tedesca…” , prosegue l’attrice con disinvoltura , “Ma io gli ho risposto di No!” .

“Bionda con una voce esile , dall’ accento esotico e una presenza garbata , sorridente , a volte leziosa, bellissima , riservatissima , di una nobiltà russa , travolta dalla rivoluzione ”. Con queste parole ,lo scrittore Nico Orengo, descrisse l’attrice Assia Noris , nome d’arte di Anastasia Noris Von Genzfeld , nata a San Pietroburgo  il 26 febbraio del 1912 ,da un ufficiale tedesco e da una nobile ucraina. Costretta a scappare dalla rivoluzione bolscevica ,scoppiata nell’ottobre del 1917, in piena “Grande guerra” ,riparò con la famiglia in Francia, a Nizza, dove crebbe e si formò presso il “Lycèe des jeurles fielles” .

Attratta dalla recitazione e decisa a intraprendere la carriera di attrice cinematografica ,  poco più che adolescente ,debuttò come comparsa nella pellicola del regista francese Louis Mercanten : “Venere moderna”; poi, nel 1929 si trasferì a Roma , roccaforte del fascismo, città nella quale , dopo aver sostenuto numerosi provini presso case di produzione cinematografiche , fu scritturata dal regista Mario Bonnard come attrice protagonista del film : “Tre uomini in frac” , a fianco degli attori teatrali partenopei Eduardo e Peppino De Filippo e del tenore Tito Schipa .

Avvenente spalla di comici in pochade e riviste d’avanspettacolo, dimostrò un temperamento melodrammatico nella pellicola del regista Mario Camerini: “Giallo”, poliziesco all’italiana , in cui una giovane moglie è la principale indiziata dell’assassinio del marito. Incontro , questo, con il cineasta epigono, (suo malgrado), del fascismo , che ne determinò l’ascensione nel firmamento delle dive del regime .

Geniale si rivelò , nel 1933,  l’intuizione del regista di affiancarle l’attore teatrale di prosa e varietà Vittorio De Sica , (già interprete felice della sua opera prima : “Gli uomini che mascalzoni!”) , nel film  “Darò un milione” , vicenda del milionario “Gold “, fintosi vagabondo squattrinato per testare la generosità del genere umano e che , deluso nelle aspettative , trova conforto tra le braccia di “Anna” impiegata di un circo. La commedia sentimentale ,evidente citazione rimaneggiata de “La vita è una cosa meravigliosa ”,  del regista americano Frank Capra, sceneggiata dallo scrittore Cesare Zavattini, ispiratosi a un romanzo dell’umorista e pittore milanese Giacinto “Giaci” Mondaini, convinse non solo le platee , accorse in massa nei cinematografi per assistere alla proiezione, ma anche critici come Mario Gromo, che ,sul quotidiano “La Stampa ” del 3 agosto del 1935 , scrisse:  “Pellicola intelligente , sia pure con qualche squilibrio e alcune incertezze ; quasi sempre gustosissima e talvolta piacevolissima ” .

Tuttavia, l’opinione pubblica gridò allo scandalo, assistendo alla scena in cui la Noris sfoggiava ammiccante un licenzioso costume da bagno due pezzi e l’attrice , richiamata all’ordine dal ministro della cultura popolare , Alessandro Pavolini , rispose : “Non capisco il motivo di tanto scalpore…in fondo , per me, era com’essere al mare !” . La polemica, comunque, non ostacolò la sua ascesa e così, nel 1936, fu ancora protagonista , accanto all’ormai inseparabile Vittorio De Sica delle pellicole: “L’uomo che sorride” , storia di una bisbetica domata , adattamento di una commedia teatrale di  Bonelli e De Benedetti e “Ma non  è una cosa seria ” , con soggetto desunto dalla commedia omonima in tre atti dello scrittore siciliano Luigi Pirandello, centrato sul personaggio paradossale e grottesco del libertino “Memmo Speranza” , disposto a contrarre un matrimonio di facciata con l’ingenua “Loletta” pur di continuare a esercitare le sue abilità di seduttore.

Messe da parte definitivamente le interpretazioni in film appartenenti al genere dei “telefoni bianchi”, ( drammi sentimentali d’ambientazione alto- borghese), la Noris , nel 1937, si affermò come icona di quella che , a posteriori, sarebbe stata ribattezzata dai critici : “commedia pre-neorealista” ovvero ,  la rappresentazione della vita quotidiana di donne e uomini “della strada”,  sui quali si soffermò con attenzione il teleobiettivo della macchina da presa di Camerini.

Ecco , quindi , fare capolino dal grande schermo il giornalaio Gianni ( Vittorio De Sica)  , protagonista della farsa : “Il signor Max” , ingenuo sognatore , con velleità d’aristocratico , che invaghitosi di una nobildonna , per conquistare la quale assume la falsa identità del “conte Max Varaldo”, troverà invece l’amore in “Lauretta” (Assia Noris) , umile  dama di compagnia .

Il critico Sandro De Feo , dopo aver assistito alla proiezione della pellicola , tenutasi in anteprima per i giornalisti in una sala del neonato stabilimento cinematografico di “Cinecittà” , la cui costruzione fu voluta dal duce a scopo propagandistico , entusiasta , scrisse : “Graziosissima eroina, Assia Noris, svolge una parte tagliata apposta per il suo carattere dolce e sincero, la sua appare un’interpretazione degna di rilievo. Quanto al regista Camerini , a nessuno come a lui , riesce possibile l’arte del mezzo tono , del detto e non detto, che prende in giro i personaggi senza renderli odiosi , rivelando doti di vero umorista : l’unico umorista del nostro cinema . “Il signor Max” è una pellicola amabile , di mezza tinta , la classica “mezza tinta” di Camerini ! ” .

Così, divenuta la “fidanzata d’Italia” ,la Noris  commosse gli spettatori, impersonando nella pellicola  del 1939 “Grandi magazzini” l’ onesta commessa “Lauretta”, vessata dalle angherie del capo reparto ,cui pone fine  con il suo intervento l’autista Bruno ( Vittorio De Sica) .

Proprio durante le riprese del film , l’attrice  ricevette l’inaspettata visita di Hitler giunto in Italia non solo  per suggellare ,in vista dell’imminente attuazione del suo piano bellico , l’accordo “Asse Roma-Berlino” firmato con il duce  nel 1936   , ma anche per ingaggiarla come “volto del Cinema nazista”, aspirazione cui  dovette rinunciare a causa del suo deciso diniego.

Unitasi in matrimonio  nel 1940 con il  regista pigmalione Camerini , girò sotto la sua direzione ancora un film di successo : “Una romantica avventura” , adattamento da un romanzo d’appendice di Thomas Hardey , in cui interpretò, a fianco di Gino Cervi, addirittura tre personaggi.

Posto fine al sodalizio con Vittorio De Sica ,desideroso di cimentarsi nella regia del film “Rose scarlatte” ,  fu diretta  da altri registi,  tra i quali : Mario Soldati ,per cui interpretò “Dora Nelson”, diva capricciosa e “Pierina” , ragazza di provincia giudiziosa e assennata. Tale prova , nella quale rivelò una raggiunta maturità espressiva , spinse il giornalista Garrone a dichiarare:  “Partita senza pretese alcuni anni or sono , l’ingenua e sensibile ragazza , oggi è un’artista vera. Un rigore matematico e un colore perfino rugiadoso si fondono in lei a donarci una mescolanza scintillante , rendendola una figuretta che ha il suo posto deciso tra i personaggi del cinematografo”.

Poi , nel 1942, fu musa dello sceneggiatore Renato Castellani , al suo esordio da regista con il film: “Un colpo di pistola” , vicenda desunta da una novella di Alexander Puskin , ambientata nella Mosca dell’Ottocento, dove la giovane “Mascia” vive contesa tra due ufficiali.

Il sodalizio umano e professionale con Camerini , messo a dura prova dagli orrori della Seconda guerra mondiale, giunse al capolinea nel 1943 , non prima di aver regalato agli spettatori un ultimo struggente film: “Una storia d’amore” , dramma in cui una moglie fedifraga uccide l’amante che sta per rivelarne al marito l’adulterio.

Trasferitasi in Francia , prese parte a due film di scarso successo : “Le capiteine Fracasse” e “La maschera sul cuore” del regista Abel Gance , per poi rientrare nel 1949 in Italia, dove guadagnò la ribalta grazie alle pellicole : “La peccatrice bianca”  di Goffredo Alessandrini, “Nessuno torna indietro” di Alessandro Blasetti e “Che distinta famiglia ! ” di Mario Bonnard .

Tra legami sentimentali veri o presunti ( quello con il principe Gaetano D’Assia e con l’ingegnere egiziano Tony Habib) , negli  anni Cinquanta, tentò la strada del Teatro , con risultati scarsamente rilevanti e, datosi che i produttori cinematografici la dileggiavano  , ritenendola “troppo matura” per continuare a fare l’attrice , fu lei , nel 1965,  a proporsi al regista Carlo Lizzani come protagonista del film : “La Celestina P….R  , tratto dalla commedia “La Celestina”, dello scrittore iberico Fernando de Rojas.

Quindi, nel ruolo di una donna di mezza età ,cinica e priva di scrupoli , riconquistò le platee , ma si trattò di un fuoco fatuo ,in quanto il mondo del Cinema si dimenticò nuovamente di lei.  La Noris allora, dichiarato a mezzo stampa di  non essere  disposta ad attendere proposte che non sarebbero mai arrivate, si ritirò a San Remo, in un appartamento  sito in via Carducci , a pochi passi dal cinema “Armea”,  dove, in una freddo mattino di fine gennaio del 1998 , si spense all’età di ottantasei anni. Della sua morte scrissero pochi giornalisti e giusto qualche riga di circostanza, buttata giù  frettolosamente, su questo o quel quotidiano.

In verità, un messaggio  autentico e sentito  glielo aveva  scritto  qualche anno addietro  la giornalista Camilla Cederna , che annotò :  “Mi piace Assia Noris , la trovo spiritosa e , se solo si separasse dalle sue smorfiette , anche tenera . Mi piace quel che so della sua vita , la saggezza, la disciplina, una benintesa avarizia , un’abilità spesa nei rapporti amichevoli senza troppo peso , nei rapporti mondani , senza troppa vanità .Quel suo rifarsi alla patria lontana , alla famiglia elegante , finiscono per non dar noia , fanno parte del suo decoro. Assia e chi ne dubita? non s’inciampa e non si confonde, alterna le pettinature e i sorrisi , i bronci e gli abiti con perfetto tempismo, apparendo sempre uguale e sempre diversa . Sorrisi di sdegno della critica  intelligente , sorrisi di felicità  del pubblico commosso , giusto quel tanto , rallegrato , giusto quel tanto . Assia Noris : che fermezza nella frivolità!” .