Mer. Mag 18th, 2022

Nell’ambito di un’indagine coordinata dalla procura di Napoli Nord i militari della guardia di finanza di Caserta hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro, emesso dal gip del tribunale di Napoli Nord, di beni mobili e immobili registrati nonché rapporti finanziari per oltre 2,5milioni di euro nei confronti di cinque persone indagate, a vario titolo, per bancarotta fraudolente, truffa aggravata, abusivismo finanziario e riciclaggio, commessi ad Aversa (CE).

Dalle risultanze investigative è emerso che il principale indagato, unitamente al cognato, entrambi aversani, pur non avendo nessun mandato di società o impresa autorizzata, ha operato dal 2009 al 2014 quale promotore finanziario. Gli stessi approfittando della fiducia di un numero elevato di persone e prospettando loro lauti guadagni mediante l’investimento in diversi titoli sul petrolio e sul rame, inducevano le vittime a farsi consegnare i loro risparmi, ammontanti complessivamente a oltre 3milioni di euro.

Il maggior indagato ha fatto confluire le somme di denaro sui conti correnti intestati a lui, alla moglie e ai figli, sui quali aveva comunque la delega per operare. Il promotore ha utilizzato queste somme per fini personali acquistando auto di lusso o pagando i mutui accesi per gli immobili acquistati.

Tra gli innumerevoli truffati risulta pure una donna, figlia di una vittima di camorra, che aveva dato al maggior indagato una somma di 80mila euro, frutto del risarcimento da parte dello stato per la morte del padre rimasto ucciso dalla camorra. La donna aveva presentato formale denuncia.

Tra le operazioni distrattive si evidenzia, a titolo esemplificativo, quella avente ad oggetto la vendita di un immobile sito in Aversa. L’immobile è stato fittizziamente venduto dal maggior indagato ai figli per 900mila euro, i quali hanno formalmente accreditato le somme di denaro sul conto del padre che, a sua volta, le ha però riaccreditate, a titolo di storno, sui loro stessi conti correnti, provvedendo anche a non incassare quelle trasferite mediante assegni. Tutto ciò al fine di evitare che il cespite potesse essere oggetto di aggressione da parte delle autorità giudiziarie, una volta venute alla luce le predette condotte delittuose.