Gio. Ago 11th, 2022

Primavera 1979. Augusta, comune in provincia di Siracusa, affacciato sullo Ionio. Mentre, fuori, le nuvole giocano a offuscare il sole, creando sul mare riflessi di luce e d’ombra, all’interno della casa dei coniugi Fiorello, il figlio, più piccolo, Giuseppe, detto: “Beppe”, usciti i genitori insieme con i  fratelli, accende il giradischi in salotto, per  ascoltare  una canzone di Domenico Modugno. Impugnata una spazzola della madre, canta “Volare”, imitando il cantate nel gesto di alzare  le braccia verso il cielo, quando viene interrotto dall’arrivo improvviso della madre Rosaria. “Beppuzzu, ma che facisti combinato in questo modo?…”, domanda la madre con tono perplesso, continuando:  “Pure la spazzola mia prendesti?…e alla giacca di tuo padre, poi, cosa ci combinasti?…due bottoni le facesti saltare!…Ora capisco perché non volesti venire con noi, a vedere la processione di San Domenico, u’ nostro santo patrono beddu!…già ti era venuto in mente  di combinare ‘stu teatrino!…Ma che bisogno c’era di fare tutto così, di nascosto?…Tuo fratello, Rosario, canta e balla dalla mattina alla sera…se ti piace pure a tia, pecché nun gli vai dietro?…”. “Eh, perché, perché?…Mamma, Rosario, troppo bravo è!…”, replica il piccolo Giuseppe, cercando di giustificarsi : “E poi, io mi vergogno!…A cantare, dentro ‘sta casa,  già  in troppi sono!… Prima papà, poi Rosario…mò, pure io mi ci devo mettere?…Meno male che Catena e Anna studiose sono, altrimenti…il circo facevamo!…Mamma, tu mi devi giurare che niente ci dici agli altri, soprattutto a papà!…Nessuno lo deve sapere, una cosa mia deve restare!…Tanto, tu, non ti devi preoccupare, che io, così, tanto per giocare, lo faccio!…”. “Io, te lo prometto, figlio mio!…ma  proprio non capisco  che male ci sarebbe  a dirlo a tuo padre e ai tuoi fratelli, ca te piace o’ spettacolo pure a tia!”, ribatte Rosaria, chiosando intenerita: “ …Però, un’altra cosa, invece, la capisco : che il mio Beppuzzu, bambino timido è!…e questo, anche se ora non lo comprende ancora, un bambino speciale, lo rende!…E io, di lui, troppo orgogliosa sono!…”.

 

“Quella di attore, per me, è una vocazione, anche se, nel mio caso, nascosta da una grande timidezza. Prima, mi vergognavo di vergognarmi, ora, con l’età, ne vado fiero : la considero una forma di sensibilità. Il processo di accettazione è un regalo della maturità”. Così, l’attore, sceneggiatore e produttore, Giuseppe (Beppe) Fiorello rivelava aspetti inediti del proprio carattere, nel corso di un’intervista televisiva rilasciata qualche tempo fa. Nato a Catania, il 12 marzo del 1969, da Nicola, appuntato telegrafista della Guardia di Finanza, originario di Letojanni(Messina)  e da Rosaria, casalinga di Giardini Naxos, ultimo di quattro figli, cresce ad Augusta con i fratelli Rosario, Anna e Catena. Bambino e ragazzo timido, all’età di sedici anni, inizia a  lavorare come tecnico nei villaggi turistici del siracusano, seguendo le orme del fratello Rosario, animatore. Poi, dopo la tragica scomparsa del padre, morto improvvisamente a causa di un infarto, parte per  Milano, dove intraprende la carriera di disc jockey, debuttando nel 1994 sulle frequenze di Radio Deejay. Negli stessi anni, il fratello Rosario, passato  dall’animazione nei villaggi turistici all’intrattenimento televisivivo, si afferma sul piccolo schermo come conduttore del programma musicale di Italia Uno “Karaoke”. Ed è proprio per sostituire il “codino più famoso d’Italia”, che Giuseppe, detto: “Fiorellino”, esordisce in Televisione in qualità di presentatore . Carriera che abbandona ben presto, per dedicarsi dapprima alla musica ( fonda il gruppo, dalla breve vita musicale, “Patti chiari” con cui si esibisce in programmi Tv quali “Domenica In” e “Festivalbar 97”) e poi alla recitazione. Nel 1996, infatti, entrato in una libreria di Riccione, grazie alla conduttrice Daria Bignardi, fa la conoscenza dello scrittore Niccolò Ammaniti, che gli propone di presenatrsi a un provino per il film di Marco Risi, “L’ultimo Capodanno” , da lui sceneggiato. Ed è così che, superata  l’audizione, fa il suo ingresso nel mondo del Cinema e di lì a poco, delle serie televisive. Appuntato in lotta contro la mafia in “Ultimo”, fiction Mediset di Stefano Reali, fra il 1999 e il 2000, prende parte a pellicole internazionali come : “Il talento di Mr.Riopley” di Anthony Minghella, nella quale recita anche il fratello Rosario e a commedie, quali: “C’era un cinese in come” di Carlo Verdone e “Tre mogli” di Marco Risi. Tuttavia, la vera popolarità arriva soltanto a partire dal 2003, con le miniserie Tv Rai : “La guerra è finita”  di Lodovico Gasparini, “Salvo D’Acquisto” di Alberto Sironi, nella quale interpeta il Vicebrigadiere sacrificatosi durante la Seconda Guerra Mondiale per salvare un gruppo di civili da un rastrellamento nazista, “L’uomo sbagliato” di Stefano Reali, ispirata alla storia di Daniele Barillà, vittima di un errore giudiziario, “Il grande Torino”, di Claudio Bonivento, in cui veste i panni di “Valentino Mazzola”,capitano della squadra di calcio del “Torino”, i cui giocatori scomparvero nel tragico incidente aereo di Superga del 4 maggio del 1949, “Il cuore nel pozzo” di Alberto Negrin, storia della fuga di un gruppo di bambini dai partigiani e dalle foibe di Tito, “Il bambino sull’acqua” di Paolo Bianchini, dedicata alle malattie rare infantili, “Joe Petrosino” di Alfredo Peyretti, vicenda del poliziotto italalo-americano ucciso dalla mafia a Palermo e “Giuseppe Moscati-L’amore che guarisce” di Giacomo Campiotti, incentrata sulla vita e le opere del Santo medico partenopeo. Nel 2010, tornato sul set cinematografico per recitare nei film  : “Galantuomini” di Edoardo Winspeare, “Baarìa” di Giuseppe Tornatore e “I baci mai dati” di Roberta Torre,  non tralascia gli sceneggiati Tv, portando sul piccolo schermo fiction di argomento storico : “Lo scandalo della Banca Romana” di Stefano Reali, sul caso politico-finanziario che coinvolse la Sinistra storica e l’istituto bancario negli anni post-unitari, Il sorteggio”di Giacomo Campiotti, ricostruzione del processo alle Brigate Rosse, “La leggenda del bandito e del campione”di Lodovico Gasparini, tratta dal libro  di Marco Ventura, “Il campione  e il bandito”, ispirato alla storia del ciclista Costante Girardengo  e del bandito Sante Pollastri. Divenuto produttore nel 2011, quando, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia produce, insieme con il fratello Rosario, il cortometraggio “Domani”, diretto da Giovanni Bufalini, fra il 2012  e il 2017, continua ad inanellare successi cinematografici (“Terraferma” di Emanuele Crialese, “Magnifica presenza” di Ferzan Ozpetek, “Benvenuto Presidente!” di Riccardo Milani, “L’oro di Scampia” , “Era d’estate” di Fiorella Infascelli e “Chi m’ha visto” di Alessandro Pondi) e televisivi (“Sarò sempre tuo padre” di Lodovico Gasparini, fiction dedicata al tema dei padri separati, “Volare- La grande storia di Domenico Modugno” di Riccardo Milani, biografia del cantante e attore pugliese, “L’angelo di Sarajevo” , tratta dal romanzo del giornalista Franco Di Mare, “Non chiedere perché”, sulla sua esperienza di reporter nei paesi Balcanici, “Io non mi arrendo” , nella quale interpreta “Roberto Mancini”, poliziotto-eroe della Terra dei Fuochi, morto di cancro e “I fantasmi di Portopalo” di Alessandro Angelini, adattamento del libro di Giovanni Maria Bellu, su un naufragio di immigrati avvenuto nella notte di Natale nel 1996. Sposato dal 2010 con Elena Pratelli e padre di Anita e Nicola, nelle scorse settimane è stato protagonista della fiction Rai sbanca ascolti : “Il mondo sulle spalle” di Nicola Campiotti, incentrata sulla storia di Enzo Muscia, che nel 2012 ha rilevato l’azienda in cui lavorava, riscattandola dal fallimento e riassumdendo 35 colleghi licenziati. In teatro dal 2013, con lo spettacolo di Giampiero Solari  e Vittorio Moroni “Penso che un sogno così”, recital-omaggio al padre e a Domenico Modugno, conserva immutata la passione per la musica, tanto da partecipare alla realizzazione di alcuni videoclip (“Mio fratello” di Biagio Antonacci e “L’ultimo ostacolo” di Paola Turci). Prossimo al cinquantesimo compleanno, in merito, ha dichiarato : “Dovendo fare un bilancio, posso dire , negli anni, di aver perso due cose: la prima è la paura, che da giovane mi ha sbarrato tante strade. Oddio, mi ha messo anche al riparo dalle tentazioni: il solo pensiero di provocare una delusione  ai miei genitori, mi mandava in ansia. Invecchiando, però, vorrei essere più trasgressivo. La seconda cosa  è la leggerezza. Ho conquistato mia moglie facendola ridere con l’imitazione del tipico tamarro: braccio fuori dal finestrino, musica a palla, slang coatto. Ora dice che ero più simpatico allora”.