Mar. Nov 29th, 2022

Nobile è stato Willy quando, vedendo un amico in pericolo, è sceso dall’auto per difenderlo con il buon senso (“smettetela, così vi fate male”). Ecco, un ragazzo che cerca di difendere un suo amico viene travolto dalla violenza tipica di un nuovo occidente. Quell’occidente che al società moderna ha partorito sotto la strafottenza dei genitori, che dovrebbero essere la prima scuola per ogni figlio.

Tutto accade in una frazione di minuti: calci, pugni e gomitate. E sangue, tanto sangue. La notte del 5 e il 6 settembre a Colleferro, zona dei Castelli Romani, si trasforma in morte dopo che scoppia una lite. Willy Monteiro Duarte, un ragazzo nato a Roma da una famiglia capoverdiana, sta tornando a casa con alcuni amici quando, in lontananza, assiste al diverbio. Tra i volti sfigurati dall’ira riconosce anche quello di un suo amico. Si avvicina, cerca di fare da paciere (“smettetela, così vi fate male”), ma non c’è nulla da fare: la lite si trasforma in rissa. Willy crolla a terra, poco alla volta, mentre il branco infierisce su di lui, il sangue comincia ad appicciarsi sui suoi vestiti. Non riesce a reagire: non può fare nulla per salvarsi. I suoi presunti aggressori, infatti, sono campioni di Mma (arti marziali miste): sanno come e dove colpire per fare male. Forse anche per uccidere. Willy non ce la farà: nonostante l’intervento dei carabinieri, morirà poche ore dopo in ospedale.

Questa la cronaca di un delitto crudele che ha colpito un ragazzo spezzandogli la vita. Aveva tanta strada davanti da vivere, ma esseri senza speranza hanno spezzato le sue ali di crescita. I presunti colpevoli della morte del giovane sono quattro, tutti di età compresa tra i 20 e i 26 anni. La legge? Qui si può sorridere, perché spesso succede che criminali incalliti, scarto della società, alla fine non pagano nulla per le ignobili azioni che commettono. Un giovane non si uccide, l’umanità non si tocca per smanie di superiorità inesistente. Ben vengano pene esemplari fuori dai canoni della giustizia italiana. Elementi del genere sono irrecuperabili, la loro esistenza è fuori dai stili di vita regolari, va fermata come è stata fermata quella di un’innocente senza colpe. Loro la colpa ce l’hanno, Willy non aveva colpe. Non ci sono motivi per credere che i responsabili dopo un po’ escono dal carcere e il dolore che ha provato Willy è un solletico per chi l’ha provocato. No, tutto ciò non si può più tollerare: Willy poteva essere un nostro figlio.