Dom. Ago 7th, 2022

NAPOLI- Pasquale Scotti, camuffato per 31 anni in Brasile sotto il nome di Francisco De Castro Visconti, sotto le vesti di un tranquillo imprenditore impegnato in attività di ristorazione, ora può dire tanto. La sua latitanza, durata appunto 31 anni, fu interrotta e Scotti fu riportato in Italia e messo a disposizione degli inquirenti che indagano sulla lunga storia della camorra partenopea ai tempi di Cutolo, ma anche dei tempi nostri.

Dal suo arrivo in Italia, il super latitante è stato più volte interrogato dai magistrati che stanno seguendo le indagini. Fino a quando, però, Scotti ha detto «Voglio collaborare con la giustizia, mi pento, sono pronto a rispondere alle vostre domande». Frase che gli inquirenti attendevano da tempo, che ora giunge e rompe i sogni tranquilli di molte persone coinvolte negli anni della camorra cutoliana.

Per i magistrate ora si può fare luce su diverse vicende che hanno caratterizzato gli anni bui della storia malavitosa del napoletano, come il sequestro Cirillo, che fu liberato, come hanno scritto intere pagine di cronaca, da un intervento di Cutolo. Con il pentimento di Scotti si potrebbe aprire una nuova fase che porta dritti a verità mai sapute.

È chiaro che il suo pentimento fa tremare i polsi a chiunque ha avuto a che fare con la camorra cutoliana di quegli anni. Sia il potere mafioso sia il potere politico. Le sue rivelazioni possono descrive minuziosamente passaggi importanti delle attività camorristiche della NCO (nuova camorra organizzata). Quella famiglia camorristica che riuscì in quegli anni a prendere il predomino su tutto e tutti. La legge impone a un pentito di raccontare quanto in suo possesso nei primi 180 giorni, di abbozzare scenari e ipotesi di reato che poi saranno vagliate dagli inquirenti nel corso delle fasi successive. Ecco, adesso Scotti dovrà dare conto a quello che gli impone la legge, e mettere nero su bianco per descrivere minuziosamente nomi e cognomi, vicende, omicidi, estorsioni, che fecero tremare per anni l’intera Campania.