Mer. Lug 6th, 2022

Certo, i distretti turistici della Campania dovrebbero funzionare meglio, costruendo quel contesto che si fondi principalmente sulla salvaguardia totale del territorio campano, fin qui troppo penalizzato da eventi spiacevoli come la eterna questione rifiuti e inquinamento ambientale. Deve essere compito dei distretti verificare le tante criticità che penalizzano fortemente la crescita del tessuto turistico nelle aree interne.

La nostra regione deve diventare esclusivamente a vocazione turistica. È compito dei distretti turistici cambiare la rotta alla nostra vocazione. L’agricoltura deve diventare il valore aggiunto a tutto il tessuto sociale e produttivo della Campania.

A fronte di fenomeni globali e locali come l’impoverimento del sistema industriale e la crescente delocalizzazione produttiva, la valorizzazione del patrimonio naturalistico, artistico, culturale ed enogastronomico, può rappresentare la giusta opportunità di ripresa, forse l’unica, per l’economia locale.

D’altronde in un sistema economico globalizzato sempre più interconnesso e competitivo, nel quale si assiste al trasferimento della produzione di beni e servizi, il paesaggio, i beni architettonici e le tradizioni culturali ed enogastronomiche, costituiscono il nostro patrimonio non delocalizzabile, il valore aggiunto da tutelare e sul quale costruire una proposta turistica integrata e di qualità.

Per farlo bisogna scrollare di dosso ad alcune aree quella maledetta nomea di terra dei fuochi che, spesso, è motivo di apprensione da parte di turisti che vorrebbero venire da noi. Le cose funzionare meglio sulla costiera amalfitana, nella città di Napoli, lo stesso non si può dire per la costa casertana, dove tutto rimane ancora nel totale abbandono. Quindi è compito dei distretti turistici impegnarsi a fondo per evitare che ci siano discrepanze all’interno della stessa regione.

I distretti turistici possono avere il loro valore solo se entrano a pieno regime nelle problematiche che sono figlie di un assetto territoriale che ha diverse deficienze al suo interno. I Distretti Turistici sono istituiti con decreto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per delega della Presidenza del Consiglio, previa conferenza dei servizi della Regione. Quindi i distretti sono un valore aggiunto per le piccole e medie imprese, enti locali ed altri soggetti pubblici, associazioni di categoria e tutti i soggetti che concorrono alla formazione dell’offerta turistica hanno finalmente la possibilità di fare sistema per meglio rispondere alle esigenze del mercato, sostenere la cooperazione tra le imprese, migliorare l’organizzazione dei servizi e promuovere nuovi modelli di sviluppo. Ma questo non basta finché non si entra nel vivo del problema, che rimane una forte carenza strutturale che attanaglia i territori. Fare turismo significa proporre offerte che non si trovano facilmente sul mercato turistico nazionale. Diversificazione è la parola adatta per far partire nel concreto il turismo nell’intera regione Campania. In contesto come quello della Campania, profondamente lacerato dalla crisi economica, bisogna rafforzare le zone costiere, rilanciare le aree interne. In Campania ci sono le potenzialità umane, imprenditoriali e territoriali che possono fare la differenza. Ci sono ma non hanno, nonostante gli sforzi portati avanti finora, una forza tale da produrre la grande industria turistica campana. Su questo deve esserci la massima attenzione dei distretti, che hanno il dovere di individuare le criticità e portarle al cospetto di chi per dovere deve risolverle. Quindi i distretti turistici della Campania devono impegnarsi di più a salvaguardare il patrimonio territoriale chiedendo la riqualificazione di tutte quelle aree che vivono ancora nell’abbandono. Solo così si può partire per costruire la nostra vera industria, il turismo, quella che nessuno può copiarci e nessuno può delocalizzare.