Mar. Ago 9th, 2022

Capodanno 1957 . Roma. In casa del colonnello Gravina , friulano trasferitosi da poco nella Capitale ,  la governante , la signora Marisa , ha appena finito di apparecchiare la tavola nell’accogliente soggiorno, quando dallo studio del militare si odono delle urla .

Senti Carla , non mi far perdere la pazienza ! …mi t’ho già ditto de no, no e noo!” , esclama caparbio l’ufficiale , deludendo le speranze della figlia quindicenne.

Ma papà , non è giusto…in fondo è solo un film ! , perchè non vuoi darmi il tuo consenso ? “, domanda tra le lacrime la ragazzina .

Perchééé ? , mi te l’ho già spiegato il perchè , benedetta ! …La figlia di un colonello la s’è un colonnello ancha ella , perciò non può far l’attrice , non può far la svergognata di fronte a tutti !” , ribadisce con veemenza l’uomo .

Sì , ma mi ha scelta Alberto Lattuada , in persona …è lui che mi ha notata mentre camminavo con la mia amica Silvana in via D’Azeglio : si è fermato con la macchina davanti a noi , è sceso , mi ha guardata e , dandomi del lei , ha detto : “Buongiorno signorina ! , cerco una ragazza più o meno della sua età per un film …mi piacerebbe sottoporla a un provino ” …Io ero imbarazzata e  gli ho risposto la prima cosa che mi è venuta in mente : “Se vuole , parli con mio padre!” ; poi ho scritto su un biglietto il numero di telefono di casa e me ne sono andata . Oh , papà, ti prego! …sarei la protagonista ! …” , implora Carla , dopo aver spiegato la faccenda al padre.

No , non me importa , non me importa niente! …sarà pure una brava persona ‘sto Lattuada , un intellettuale , un regista de tutto rispetto , ma da mia figlia deve star lontano !…mia figlia deve studiar , altro che il cinematografo ! …” , tuona il colonnelo , concludendo : “Telefoni , telefoni puri ‘sto Lattuada , che g’ho proprio voglia de fargli un discorsetto!…”

 

“Cosa ricordo dei miei quindici anni ? , ero una ragazza di paese che appena arrivata a Roma da Gemona , in Friuli , era una capra timidissima . Pensi che non avevo mai visto un ascensore in vita mia e quando ero costretta a prenderlo , urlavo” .

Con queste parole , l’attrice Carla Gravina descriveva la sua adolescenza , nel corso di un’intervista rilasciata nell’estate del 2014 a un giornalista di Dagospia.

Nata a Gemona del Friuli il 5 agosto del 1941 , figlia di un colonnello dell’esercito e di una casalinga , trasferitasi con la famiglia a Roma , esordì quindicenne nel cinema con la pellicola di Alberto Lattuada “Guendalina” .

Tornata tra i banchi di scuola ,  seppur ostacolata dal padre , estremamente severo, fu scritturata da Alessandro Blasetti per il film “Amore e chiacchere”, grazie al quale ottenne il riconoscimento della Vela d’argento .

Approtada sul piccolo schermo con lo sceneggiato Rai “Padri e figli”, diretto da Guglielmo Morandi , a partire dagli anni Sessanta fu    protagonista del  teatro italiano , ricoprendo ruoli di spessore come quello di “Giulietta” in “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare , accanto a Gian Maria Volonté , cui si legò sentimentalmente  .

Suscitato scalpore presso l’opinione pubblica per aver avuto con l’attore , già sposato ,  una figlia , Giovanna ,  alternò al teatro (“Le baruffe chiozzotte” di Carlo Godoni) gli impegni cinematografici          ( “Tutti a casa” di Luigi Comencini , “I sette fratelli Cervi” di Gianni Puccini,  “Banditi a Milano” di Carlo Lizzani ) , non tralasciando gli sceneggiati ( “Scaramouche” di Daniele D’Anza , “Caravaggio”di Silverio Blasi , “Tenente Sheridan” di Leonardo Cortese , “Nero Wolfe-Veleno in sartoria” di Giuliana Berlinguer e “I fratelli Karamazov” di Sandro Bolchi  ) .

Volto di numerosi Caroselli , nel decennio Settanta girò le pellicole  “Senza movente” di Philippe Labro , accanto a Jean Louis Trintignant e Dominique Sanda , “Alfredo Alfredo” di Pietro Germi e le  miniserie televisive  : “Il segno del comando” e “Madame Bovary”, entrambe di Daniele D’Anza .

Negli anni Ottanta , preso parte al film di Ettore Scola “La terrazza” , per la quale si aggiudicò il premio come “miglior attrice non protagonista”al Festival di Cannes , si dedicò completamente al teatro , dove , diretta dai più importanti registi italiani ( Giorgio Streheler , Luca Ronconi e Giancarlo Cobelli ) , interpretò personaggi come “Mirandolina” ne “La locandiera” di Goldoni .

Proprio mentre recitava nella celebre commedia del repertorio veneziano  fu convinta da una delegazione di colleghi militanti nel Partito Comunista a candidarsi alle elezioni politiche , subentrando al defunto Luigi Longo alla Camera dei deputati in qualità di prima dei non eletti .

Conclusasi l’esperienza politica , verso la metà del decennio Novanta abbandonò sia il cinema , congedandosi dal pubblico con la pellicola di Margarethe von Trotta , “Il lungo silenzio” , con cui vinse il Montreal World Film Festival, che il teatro.

Rotto il silenzio  a più di vent’anni dal suo ritiro dalle scene , qualche tempo fa ha rivelato alla stampa : “Sul palco ho dato tutto. Vivevo per lo spettacolo , non pensavo ad altro , recitavo anche con la febbre a 40°, perchè a teatro può anche essere morta tua madre un minuto prima , ma in scena devi andare comunque… Poi un giorno , alla fine di una faticosa tournée con un malatissimo Giancarlo Sbragia , divorato dal cancro , visto che io non riuscivo a farlo , a reagire e a dire basta fu il mio corpo. Sentivo il cuore dapperttutto , nella pancia , nelle gambe…. Il medico spiegò che si trattava di stress post traumatico , che avrei dovuto fare la cura del sonno , che senza medicine non ce l’avrei fatta . Io buttai pasticche , bambino e acqua sporca e mi allontanai dal mio mondo . Prima per un anno , poi per sempre. Avevo finalmente scoperto che la vita era altro e che avevo bisogno di viaggiare , scoprire culture diverse , godere della libertà di stare sul divano alle sei del pomeriggio , leggendo , fumando e ignorando il telefono. Ogni tanto mi chiedono un’intervista : rifiuto . Ogni tanto mi invitano a cena : non vado mai.

Non rinnego l’epoca in cui lavoravo , vincevo premi o imparavo copioni sotto lo sguardo di Streheler e Ronconi. E’ passata , con la stessa casuale rapidità con cui arrivò” .