Dom. Mag 22nd, 2022

Inverno 1950.Roma, quartiere Parioli. In un appartamento nei pressi di Villa Ada, l’attore comico Antonio De Curtis, in arte Totò, sta cenando in compagnia di un gruppo di amci, quando qualcuno bussa alla porta. Incaricata la governante, una signora di mezza età dalla stazza corpulenta, di aprire, pensa di vedere entrare l’ospite che stava aspettando, mentre invece si trova davanti un giovanotto sulla ventina che, titubante, si presenta  sottovoce: “Buongiorno! , io sono…”. “Basta, per carità!…giovanotto, non dica più niente!…Tutti con questa mania di dire : “Io sono”, io sono”…basta!, io so benissimo chi è lei…infatti, la stavo aspettando, guarda un po’!…”, lo ammonisce l’attore, continuando: “Mi ha parlato di lei, quel nostro amico comune…il regista, Soldati…ma guardi che, però, io non la posso assumere senza una prova genrale…Eh, no!, ma che scherziamo?…e se poi va a finire come quello di prima, che voleva fare la “prima donna”, capisce ?, “la prima donna”!…Vabbe’, non perdiamoci in chiacchiere!…queste sono bazzecole, pinzellachere, quisquilie…sentiamo un po’, mi dica: lei cosa saprebbe fare?…sì,insomma, oltre le solite cose basilari, intendo!…”. “Be’, io saprei…cantare e…anche ballare…anzi, diciamo che mi muovo…lascio fare alla musica, più che altro!…”, risponde l’aspirante attore. “Cantare?, ballare?… Oh, perbacco, questa è bella!…cioè, lei quando fa il suo lavoro canta e balla?…E i suoi superiori, i suoi datori di lavoro, non le dicono niente?…Non hanno paura, che so io, che si distragga , che rompa qualcosa?…”, domanda Totò, in preda allo stupore. “E cosa dovrebbero dirmi?…se sono bravo, mi confermano, altrimenti, mi mandano via!..”, spiega il giovanotto dalla barba e dai capelli rossi. “E sentiamo, sentiamo un po’…quanto prenderebbe di paga?…” , domanda il Principe De Curtis. “Be’, di solito 100 lire a posa, ma di queste cose se ne occupa il sor Pericle, il tuttofare di Cinecittà, quello che seleziona le comparse”, risponde il ventenne imbarazzato. “Cosa cosa?…”Cinecittàààà?”, “comparseeee?”…cosa c’entrano con il mezzo servizio?…Scusi ma lei è non è il nuovo cameriere?, quello che stava a servizio dal cavaliere Persiconi del quarto  piano?”, domanda Totò, cominciando a intuire l’equivoco. “No, vermante io sarei un attore e mi manda il regista Soldati, Mario Soldati, per quella parte nel film “47 morto che parla!”…”, rivela l’attore. “Ah!…e me lo poteva dire prima, no?…io credevo che lei fosse il nuovo cameriere!…Quindi lei sarebbe la “spalla”?…”, chiede il “Principe della risata”. “Spalla?…oh, questa è bella , Signor Principe De Curtis!… e perché no, il fegato, la milza o il cervello?…No, No…io non sono la spalla…io, faccio da supporto, anche umano, al primo attore… Io , insomma, sono un sostegno, un attore di sostegno!…”.

“Li ho pagati a caro prezzo i miei 90 anni di attore. I miei anni dati al Cinema e al Teatro sono stati di passione sì, ma come Gesù Cristo, perché non ho avuto molti riconoscimenti e quelli che ho avuti, me li hanno fatti pagare tantissimo. Mi hanno sempre definito la  “spalla” di Totò, ma che vuol dire “spalla”?, perché non allora il fegato o magari il cervello?. La spalla la vendono in macelleria. Diciamo che ho fatto l’attore di sostegno. Ho sostenuto Totò, anche umanamente”. Così, l’attore, regista, sceneggiatore e doppiatore, Carlo Crocollo, in un discorso pronunciato  in occasione del suo novantesimo compleanno, quando il sindaco di Castelvolturno, comune del litorale casertano in cui abitava da più di venticinque anni, insieme con la moglie Daniela Cenciotti, gli consegnò le chiavi della città. Nato a Napoli, il 9 aprile 1927 da un artista  di origini alessandrine e da un’insegnante liceale di Storia e Filosofia, dopo gli studi universitari presso la facoltà di Medicina, non portati a termine, si trasferisce a Roma, dove, attratto dallo Spettacolo, viene scritturato da Radio Rai come interprete della commedia “Don Ciccillo si gode il sole”, cui segue l’ingaggio teatrale nella pièce comica “L’Anfiparnaso” di Mario Soldati . Notato dallo stesso Soldati per i tempi comici e l’innata empatia con gli attori, compagni di set, doti che lo avrebbero cosacrato nel ruolo di “spalla d’eccellenza” della commedia italiana, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, viene scritturato per una serie di pellicole in cui recita accanto a Totò e a Vittorio De Sica (“47 morto che parla” di Carlo Ludovico Bragaglia, “Tototarzan”, “Totò sceicco”, “Miseria e nobiltà”, “Signori si nasce” di Mario Mattoli e “Totò lascia o raddoppia?” di Camillo Mastrocinque, “Totò diabolicus” di Steno, “I due marescialli”di Sergio Corbucci e “Ieri, oggi e domani” di Vittorio De Sica). Apprezzato per le sue qualità di caratterista anche dai fratelli De Filippo, recita nei film “Ragazze da marito” di Eduardo e in “Non è vero…ma ci credo” di Sergio Grieco, con Peppino, alternando al Cinema anche la Televisione (per la quale interpreta, sul neonato primo canale nazionale Rai,  gli sceneggiati:“L’Alfiere” di Anton Giulio Majano e “Il giornalino di Gianburrasca” di Lina Wertmuller, tratto, quest’ultimo, dal romanzo omonimo di Vamba) e il doppiaggio (prestò la voce a Oliver Hardy della coppia comica Stanlio &Ollio e a Totò, in alcune scene dei suoi film girate in esterno). Rivelatosi abile interprete anche in Teatro, recitando ne “La grande magia” di Eduardo De Filippo, nella versione riadattata da Giorgio Strheler, e nelle commedie musicali di Garinei e Giovannini (“Rinaldo in campo”),prende parte  a pellicole internazionali come: “Una Rolls Royce gialla” di Anthony Asquith e “Colpo grosso alla napoletana” di Ken Annakin, senza però trascurare la commedia all’italiana , con numerose apparizioni in “musicarelli” (“Non son degno di te” e “Perdono” di Ettore Maria Fizzarotti). Negli anni Settanta, poi, la svolta come regista di pellicole “Western” (“Una pistola per cento croci e “Black Killer”) firmate con lo pseudonimo “Lucky Moore”, una breve parentesi prima di ritornare nel 1997  sul piccolo schermo , sul set e sulla scena , in veste di attore, partecipando alle serie Tv Rai “Il Commissario De Vincenzi” di Mario Ferreri, alla commedia musicale “Aggiungi un posto a tavola” di Garinei e Giovannini e al film d’autore “Casotto” di Sergio Citti, cui seguono nel ventennio Ottanta/Novanta, molteplici pellicole  “impegnate” e “leggere” ( “Mi manda Picone” di Nanni Loy, “Il camorrista” di Giuseppe Tornatore e ” ‘O Re” di Luigi Magni , per il quale si aggiudica i premi David di Donatello e Ciack d’Oro, “In nome del popolo sovrano”, ancora di Magni, “L’avaro” di Tonino Cervi, “Tre uomini e una gamba” di Massimo Venier, Aldo, Giovanni e Giacomo e “Li chiamarono…briganti” di Pasquale Squitieri). Sempre desideroso di sperimentare , nei primi dieci anni del Duemila, è volto di numerose fiction di Rai Uno: dall’intensa “Vola Sciusciù” di Joseph Sargent alla popolarissima serie “Don Matteo”, passando per “Capri”, ritagliandosi anche spazi per qualche cameo cinematografico  (“Cose da pazzi” di Vincenzo Salemme”). Celebre, nell’ultimo periodo della sua vita , per aver rivelato di un flirt con Marilyn Monroe, consumatosi durante un soggiorno hollywoodiano, si è spento il 12 ottobre scorso, vegliato dai suoi familiari, che hanno reso nota la notizia con un messaggio su Facebook, prima delle esequie, tenutesi il 13 ottobre presso la chiesa di San Ferdinando: “Questa mattina, alle prime luci dell’alba, si è spento il maestro Carlo Croccolo. Ha vissuto una vita straordinaria, come straordinario è stato il suo talento”. Di sé , in un’intervista del 2016 al quotidiano La Repubblica, aveva detto: “Non mi sono mai sentito un grande attore. Non lo sono e non ho mai fatto niente per esserlo. Sono come quei cani randagi che Totò cercava inutilmente, di raccogliere e accudire. Dico sempre : “lasciatemi stare”. L’insuccesso non mi ha mai scoraggiato. E il successo non mi ha mai montato. I miei desideri sono: mia moglie Daniela, il mare, la musica jazz e classica. Vorrei vivere su una barca. Mi dà fastidio la gente. Sto bene da solo. Ho un carattere infame, lo riconosco. Ma che ci posso fare?. Neppure Dio potrebbe mutarlo. Ogni tanto mi piacerebbe che qualche sostituto prendesse il suo posto e mi portasse per mano, laggiù, dove l’acqua è ancora vita e memoria”.