Gio. Ago 18th, 2022

Dicembre 1998. Napoli, quartiere Vomero. In una saletta appartata del Teatro “Diana”, gli attori Angela Pagano e Massimiliano Gallo, a pochi giorni dal debutto, ripassano il copione di “Natale in casa Cupiello”, commedia del drammaturgo e attore Eduardo De Filippo, in assenza del  loro regista, Carlo Giuffrè, costretto a letto per un’insidiosa influenza. “Non ti preoccupare, Massimi’, la battuta andava bene così!…Continuiamo!…”, sprona il debuttante Gallo, la premurosa Pagano. “Eh, magari, l’avessi detta bene, con l’intenzione giusta!…Angiole’, tu, sei sempre troppo buona con me!…”, replica angosciato il giovane attore. ” Uh, Gesù, troppo buona!, troppo buona, io?…Massimi’, ma tu che dici?, stai scherzando, forse?…Non c’è attrice più pignola e perfezionista di me!…Prova, prova a chiedere in giro come mi chiamano i registi!…”Petulante”, petulante, mi chiamano!”, la “Pagano petulante!”…mo’, ti pare che se  tu fossi un ciuccio, non te lo direi, con il rischio , così facendo, di compromettere la resa della messainscena?…Massimi’, se lo spettacolo va male a te, va male pure a me e a tutti gli altri della compagnia!…Noi siamo un’orchestra…ognuno di noi è uno strumento e dobbiamo suonare insieme…se non c’è armonia, che schifezza di concerto viene fuori, me lo sai dire tu?…”, spiega paziente la Pagano. “Sì, hai ragione!…il fatto è che io già per natura  sono incerto, insicuro…poi, in questi due giorni, con l’assenza del maestro Giuffrè, il mio stato d’animo è nettamente peggiorato!…Mi sembra di dire tutto male, di essere goffo, di muovermi sul palcoscenico come una marionetta!…”, si confessa in preda allo sconforto Gallo, continuando, “Non te la prendere, Angiole’!… Perdonami,non è che non abbia fiducia in te, ma il “maestro”…il maestro è un’altra cosa!…Sapessi almeno quando torna, mi sentirei più tranquillo!…Tra qualche settimana debbuttiamo e una figuraccia, specialmente, qua, a Napoli, con un testo di Eduardo, non ce la possiamo proprio permettere!…”. “Figuraccia?…le mie orecchie hanno sentito bene?…”, interrompe il discorso il regista e attore dello spettacolo, Carlo Giuffrè, entrando all’improvviso nella stanza, “Massimi’, esci immediatamente da questa sala che debbo prenderti a calci!…Ma tu che dici, che vai dicendo?…”Figuraccia?!”…Sia fatta la volontà dell’Illustrissimo!…Il sottoscritto, Carlo Giuffrè, non ha mai fatto figuracce!…Il sottoscritto vanta tanti di quegli anni di onorata carriera nel teatro che non si possono  contare sulle dita!…Il sottoscritto, che si sappia!, non ha mai avuto un insuccesso, mai un fischio…il sottoscritto ha raccolto sempre l’applauso del pubblico, sia come attore sia come regista!…Guardate là, guardate, non ci posso credere!…messo in discussione da un ragazzetto!…E dire che non sei affatto sprovveduto, tuo padre, Nunzio,  era un grande cantante e pure un bravo attore!…ma tu, così, con questo atteggiamento sospettoso e diffidente, non gli fai di certo onore!…Ma come hai potuto anche solo pensare  che lasciassi andare la compagnia alla deriva!…Secondo te, io, un grande professionista, allievo del più grande drammaturgo di tutti i tempi, “Eduardo”, avrei potuto abbandonare al loro destino i miei attori… e tutto per un’influenza?…Sentimi bene, Massimi’, io non so neppure cosa ne sarebbe stato di me,se non avessi fatto l’attore…Il teatro è tutto per me, è il senso della mia esistenza stessa!. Sì,sto invecchiando, è vero!…da poco ho compiuto settant’anni e se ti viene un’influenza, a settant’anni,devi stare più riguardato che a venti o a quaranta…Ma pure quando sto male, io,  lontano dal palcoscenico, non  so stare!…In scena, io guarisco da ogni male, rifiorisco!…E poi qualcuno non diceva che il teatro allunga la vita?…”.

 

“Addio a Carlo Giuffrè. Con lui e con Luigi De Filippo cala definitivamente il sipario sul teatro napoletano di tradizione”. Così ha scritto sul suo profilo social, il regista e attore partenopeo Nello Mascia, a poche ore dalla scomparsa del collega Carlo Giuffrè. Nato a Napoli il 3 dicembre del 1928, condivide con il fratello minore, Aldo,  l’attitudine per la recitazione e il per il teatro. Infatti, nel 1947, poco più che ventenne, inizia a lavorare in teatro insieme con quest’ultimo, dopo aver conseguito il diploma di “attore” presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. Entrati sul finire del decennio Quaranta nella compagnia del drammaturgo e attore Eduardo De Filippo, nel corso degli anni Cinquanta, reduci da alcuni lavori nella compagnia del Teatro comico di Radio RAI,  debuttano sui palcoscenici più importanti del Belpaese, rivelando le loro doti di raffinati interpreti del dramma e della farsa grottesca. Separatisi nel 1963, quando Carlo viene scritturato da Giorgio De Lullo come “attore comprimario” nella sua Compagnia dei Giovani, presso la quale recita per ben otto stagioni, impersonado ruoli felicemente riusciti in opere fondamentali del repertorio italiano (“Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello) e internazionale( “Tre sorelle” di Cechov e “Egmont” di Goethe),malgrado ciò , non interrompono del tutto il loro sodalizio artistico, basato su una forte intesa. Intesa, che li induce a dar vita, verso la fine del decennio Sessanta, a una formazione teatrale con cui mettere in scena, alternandosi nelle vesti di attore e regista, i drammi e le commedie eduardiane             (“Le voci di dentro”, “Napoli milionaria”, “Non ti pago” e “Natale in casa Cupiello”). Sempre rispettosi, a ogni modo, delle proprie individualità e delle proprie scelte, si concedono a vicenda esperienze artistiche in settori diversi dello Spettacolo, come quello cinematografico e quello televisivo, ambiti nei quali, Carlo, dopo le piccole apparizioni degli inizi (“Napoli milionaria”, riduzione per il cinema dell’omonimo dramma realizzata dallo stesso  Eduardo, “Milano miliardaria” di Marcello Marchesi e Vittorio Metz, “La macchina ammazzacattivi” di Roberto Rossellini, “La domenica della buona gente”di Anton Giulio Majano, “Il ferroviere” di Pietro Germi e “Belle ma povere” di Dino Risi), dà vita a caratterizzazioni d’autore (partecipa con successo, infatti, alle pellicole “La ragazza con la pistola” di Mario Monicelli e “Basta guardarla” di Luciano Salce e agli sceneggiati RAI :“Tom Jones” di Eros Macchi , “I Giacobini” di Edmo Fenoglio e “Le avventure di Laura Storm” di Camillo Mastrocinque ). Tra i volti più popolari della “commedia all’italiana” degli anni Settanta e Ottanta (“Bella, ricca, lieve difetto fisico cerca anima gemella” di Nando Cicero, “Il trafficante” di Bruno Corbucci , “La supplente” di Guido Leoni , “Rag. Arturo De Fanti, bancario precario” di Luciano Salce, “La pelle” di Liliana Cavani,  “Son contento” di Maurizio Ponzi e  “Tre colonne in cronaca” di Carlo Vanzina), nel 1971 si cimenta finanche  nella conduzione televisiva, presentando la ventunesima edizione del Festival di Sanremo, affiancato dalla collega Elsa Martinelli. “Attore brillante” in miniserie TV anni Novanta (“Pronto soccorso”), a partire dal 2000 si dedica prevalentemente al Teatro, curando, in qualità di regista e insieme di attore, le rappresentazioni dei testi più conosciuti e amati della tradizione napoletana (“Miseria e nobiltà” e “Il medico dei pazzi” di Eduardo Scarpetta, “Il sindaco del rione Sanità” e “Questi fantasmi” di Eduardo De Filippo e “I casi sono due” di Armando Curcio).  Tornato nuovamente sul set nel 2002, per interpretare “Geppetto” in “Pinocchio” di Roberto Benigni, nel 2007 , in occasione della consegna del Premio Eti-Gli olimpici del teatro, riconoscimento alla carriera, viene insignito del titolo di “Grande Ufficiale” dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Poi, provato dalla morte del fratello Aldo, avvenuta nel 2010, appare per l’ultima volta sulle scene nel 2015, con “La lista di Schindler”(adattamento desunto dal film di Steven Spielberg “Schindler’s List”) , e sugli schermi cinematografici nel 2016 con la commedia di Vincenzo Salemme “Se mi lasci non vale”.  Affetto da tempo da una grave malattia, si è spento il 1°novembre scorso,  a Napoli, nella sua abitazione, alla viglia del novantesimo compleanno. Compianto dal figlio Francesco, dai familiari e dai colleghi, salutato con rispetto e deferenza dalle massime autorità cittadine, è stato ricordato da numerose  testate con una sua dichiarazione, che più di ogni altra ne riassume l’esistenza: “Se non ci fosse stato il teatro, non avrei saputo fare altro. Il teatro è tutta la mia vita. Pensate che a casa barcollo, m’ingobbisco, mi annoio, ma in teatro ritrovo il passo. E’ un’altra storia. In scena, si guarisce. E poi sapete che vi dico? : gli attori vivono più a lungo, perché, vivendo anche le vite degli altri, le aggiungono alle loro” .