Dom. Ago 7th, 2022

ROMA- Il Movimento Cinque Stelle ha dalla sua un percorso molto difficile. La struttura così come è stata incarnata finora non va bene, bisogna modificarla al più presto, anche perché senza una bussola certa e con un leader vero, in carne ed ossa, gli italiani si scocceranno e ritorneranno a votare il passato. Le difficoltà si intravedono anche in queste imminenti amministrative, dove ad oggi non si riesce a rendere note le certificazioni delle liste presentate per le comunali. Tranne quelle delle grandi città, al momento, tutto è ancora buio totale. C’è un vertice che decide, ma toglie la possibilità agli elettori di voltare pagina nei propri comuni, è successo a Caserta e Latina, comuni difficili, dove gli elettori del cinque stelle non hanno una lista dove far convergere il proprio voto e non potranno fare altro che rafforzare le altre liste in campo. Questo è solo un piccolo passaggio delle tante cose che non vanno bene nel M5S.

Sia chiaro, la polemica è sacrosanta, perché rispecchia il sentimento dell’elettorato. Ed è lo stesso elettorato che ci suggerisce la polemica, perché non vede di buon occhio un movimento che si tira indietro in città come Caserta e Latina abbandonando il territorio. Non solo, lo stesso elettorato, non parlo degli attivisti, quelli hanno i paraocchi e non guardano lontano, ma parlo di chi lì deve votare ed è la massa del popolo.

Dopo la morte di Casaleggio non si può pensare che il leader sia un computer, una macchina buia con la quale si può parlare e decidere. La politica si fa sui territori, tra la gente, ma non solo nelle campagne elettorali, ma sempre. Quindi ci vuole una struttura vera, visibile, dialogabile a cinque centimetri di distanza. Però Grillo ha già deciso a chi affidare il movimento: un software. Una macchina deve guidare gli uomini. Non credo sia la soluzione giusta per il futuro di una nazione come l’Italia.

Gli uomini e le donne, il movimento in questi cinque anni li ha costruiti. Credo che urge puntare su di loro e non su un computer. Luigi Di Maio e Roberto Fico si affacciano a questa competizione. Sono entrambi campani ma con un carisma diverso. Di Maio è una figura più istituzionale, moderato e rappresenta l’ala «destra” del Movimento: dialogante, presentabile e tranquillizzante, lontana dall’ideale un po rivoluzionario del movimento come è nato all’inizio. Fico è più vicino alle idee di “sinistra”, quelle per intenderci attaccata ai movimenti del No e più radicale su politiche economiche e diritti civili, ma che spinge il movimento verso idee di sinistra pura che non piacciono al popolo italiano, visto che, la sinistra non è più entrata in parlamento. Il Movimento, dopo la morte di Casaleggio, deve decidere cosa fare, anche perché è impensabile presentarsi alle prossime politiche mettendo sul manifesto elettorale la marca di un software.