Mar. Lug 5th, 2022

ROMA- ora anche la corte di cassazione da una scossa al problema degli immigranti, che una volta entrati nel territorio ospitante devono adattarsi ai valori di chi li ospita. Quella di ieri è una sentenza che fa discutere, ma da piena ragione a chi si è battuto per la difesa dei valori del nostro paese.

Secondo la Suprema corte, la società multietnica “è una necessità, ma non può portare alla formazione di arcipelaghi culturali configgenti a seconda delle etnie che la compongono”. A impedirlo, per i giudici, è “l’unicità del tessuto culturale e giuridico del nostro Paese, che individua la sicurezza pubblica come un bene da tutelare”. Proprio per questo l’ordinamento “pone il divieto del porto di armi e di oggetti atti ad offendere”. I migranti che hanno scelto di vivere nel mondo occidentale hanno “l’obbligo di conformarsi ai valori della società nella quale hanno deciso di stabilirsi”. Lo sottolinea la Cassazione condannando un indiano sikh che voleva circolare con un coltello sacro secondo i precetti della sua religione. Per la Suprema Corte “non è tollerabile che l’attaccamento ai propri valori porti alla violazione cosciente di quelli del Paese ospitante”.
Se l’integrazione non impone l’abbandono della cultura di origine, in consonanza con la previsione dell’art. 2 della Costituzione che valorizza il pluralismo sociale, il limite invalicabile è costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante”.
Ad avviso della Prima sezione penale della Suprema Corte, invece, “è essenziale l’obbligo per l’immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale, in cui ha liberamente scelto di inserirsi, e di verificare preventivamente la compatibilità dei propri comportamenti con i principi che la regolano e quindi della liceità di essi in relazione all’ordinamento giuridico che la disciplina”.