Sab. Dic 3rd, 2022

Inverno 1966. Sanremo. Nel Teatro del Casinò, qualche giorno dopo la fine del “Festival della Canzone” , alcuni cantanti si esibiscono in occasione di una serata di beneficenza. Sul palcoscenico,  Caterina Caselli, classificatasi al secondo posto con il brano “Nessuno mi può giudicare”, cantato in coppia con Gene Pitney, esegue la canzone, dopo essere stata presentata alla platea dal conduttore, Mike Bongiorno.

Al termine dell’esecuzione, ricevuto l’applauso del pubblico e, ringraziato la platea, la cantante esce dalle quinte, raggiungendo il camerino dove ad attenderla vi è un gruppo di ammiratori. Tra questi, la sedicenne Agata, accompagnata dalla nonna Esterina.

“Agati’, a nonna, ma sei sicura che possiamo stare qua?…non è che ci cacciano?…”, domanda nonna Esterina, imbarazzata, alla nipote.

“Ma no, nonna!, che dici?…la Caselli è  gentile con i fan!…lei, alla fine dei concerti, saluta sempre tutti e non rifiuta mai né una foto né un autografo!…”, la rassicura la nipote.

Vabbè!, facciamo presto però, perché dobbiamo tornare in albergo da tua madre…quella, chi la sente, se sa chi ti ho accompagnato qua!…E dire che si era tanto raccomandata: “Mamma, non assecondare Agata nei suoi capricci!, anche perché a scuola si distrae e ha collezionato più di un’insufficienza!”…E io, mi sono lasciata convincere dalle tue moine a portarti qui!…”.

“Dai, nonna, basta!…che adesso tocca a noi!…”, esorta la nonna, l’adolescente Agata, avvicinatasi poi alla cantante.

“Salve, Caterina!, complimenti per la canzone e per il secondo posto al Festival…io sono una tua grande ammiratrice…ti seguo di tempi del tuo esordio a Castrocaro!…Stasera sono venuta apposta per conoscerti e chiederti un autografo!…Pensa che ho dovuto convincere mia nonna ad accompagnarmi per poter venire qui…Il fatto è che ho sedici anni e mia madre non mi lascia andare in giro da sola la sera, a meno che non sia accompagnata da qualcuno della famiglia!…”.

“Be’, ma allora, devo proprio ricompensarti per tutti gli sforzi e le difficoltà che hai superato pur di incontrarmi!…ma dov’è tua nonna?, perché non me la presenti?… sono curiosa di sapere  cosa ne pensa una signora adulta della mia musica e, se è vero, come ha sentenziato qualche critico, che la mia musica è solo per i teenager!”, sollecita , la Caselli.

Oh, sì, certo!…ora te la presento!…Nonnaaa, nonnaaa, dove sei? , vieni qui!…Caterina Caselli vuole conoscerti!….”, urla la nipote Agata, per richiamare l’attenzione della nonna, nascostasi dietro l’anta di un vecchio armadio presente nello stesso camerino

“Agati’, ma quante volte te l’ho detto che una signorina ben educata non deve urlare, ma sussurrare…che figura fai fare a me e ai tuoi genitori?…Buonasera, signorina Caselli!, anzi, vista l’ora, buonanotte!…mia nipote mi ha parlato così tanto di voi e della vostra musica che, alla fine,l’ho accontentata e ora siamo qua!…”, racconta Esterina, che, poi, interrottasi, precisa, scusandosi: “Uh, signorina Caselli, mi dovete perdonare, non mi sono presentata : io mi chiamo Esterina Russo e sono di Napoli, ma ormai,da quasi vent’anni, sto qui in Liguria, perché mia figlia, ovvero la madre di Agata , ha sposato un carabiniere originario di Genova…Dopo neppure un anno di matrimonio, quindi,  lui, mio genero, si è fatto trasferire da Napoli a Genova e ,da allora, viviamo tutti insieme là!…”.

“Nonna, ma cosa racconti?, cosa vuoi che importi alla Caselli della storia della nostra famiglia?…”, chiede alla nonna, con tono mortificato,  la nipote Agata.

No, invece la vostra storia familiare mi importa, mi importa eccome!…”, esclama, la Caselli, rassicurando nonna e nipote: “Non solo mi importa Agata!, ma io vorrei chiedere alla tua nonna cosa ne pensa della mia musica!…”.

Signori’, veramente, la vostra musica non la capisco!…Il fatto è che io tengo un’età e per me, l’unica grande cantante, la regina del Festivàl, è Nilla Pizzi!…”, rivela nonna Esterina, continuando: “La Pizzi ,negli anni Cinquanta, cantava con voce dolce e suadente “Grazie dei fior” e io piangevo, perché sognavo che anche a me, mio marito, mi regalasse dei fiori…Voi, invece,  scusate se ve lo dico, quando cantate sembrate nervosa, arrabbiata!…E io non sono abituata a voi cantanti moderni!…Però, siete intonata, tenete proprio una bella voce, eh!…”.

“Grazie per i complimenti , nonna Esterina!…”, esclama la Caselli ,chiosando: “Ma quando canto, non sono arrabbiata, semplicemente rivendico un diritto: “Nessuno mi può giudicare!”…”.

“Quando dalla campagna modenese mi sono traferita a Roma, e andavo, come racconto nel documentario, a esibirmi al “Capriccio”, la gente non ballava, mentre quando c’era Pippo Caruso con la sua orchestra  ballavano eccome, dunque io pensavo di aver sbagliato tutto, avevo pensato di fare ritorno a casa, avevo pure un pretendente fidanzato che mi aspettava, invece, una volta, arrivano dei ragazzi e mi dicono che sono brava. Sono stati gli altri a farmi capire che qualcosa c’era ed è stato grazie a chi me lo ha detto che io mi sono costruita un’identità; gli altri sono stati fondamentali per me, mi hanno fortificata, grazie a loro ho capito che avevo talento, ma certo non sapevo se avrei avuto successo. Il successo è arrivato dopo, con Sanremo, lì è accaduto qualcosa, un passo oltre”. Così, la cantante, produttrice discografica, attrice e conduttrice Caterina Caselli, in un’intervista rilasciata nel 2021 alla rivista RollingStone, in occasione dell’uscita del documentario autobiografico : “Caterina Caselli, Una vita, cento vite” diretto da Renato De Maria.

Nata a Modena il 10 aprile 1946, a soli quattordici anni, nel 1960 resta orfana del padre, morto suicida.

Cresciuta dalla madre insieme con la sorella, manifesta sin da giovanissima una forte passione per la musica: infatti, suona il basso  in alcuni complessi che si esibiscono nelle balere dell’Emilia Romagna e , a diciassette anni , nel 1963, partecipa al Festival di Castrocaro nella sezione “Voci Nuove”, arrivando a un passo dalla finale.

Notata durante il concorso dal discografico Alberto Carisch, che la scrittura per la sua etichetta , la milanese MRC, incide il primo disco con i brani: “Sciocca”  e “Ti telefono tutte le sere”, quest’ultimo 45 giri, presentato durante una puntata del programma televisivo Rai “La fiera dei sogni”, condotto da Mike Bongiorno.

Nel 1964, firmato un contratto con la  casa discografica CGD della famiglia Sugar, prende parte alla manifestazione del Cantagiro con la canzone “Sono qui con voi”, cover del brano “Baby please don’t go” di Joe Williams, tuttavia, la svolta arriva solo nel 1966, quando esordisce sul palcoscenico del Festival di Sanremo con la canzone “Nessuno mi può giudicare”, cantata in coppia con Gene Pitney e, scartata dal molleggiato Adriano Celentano , presentatosi al “Festival dei Fiori” con il brano “Il ragazzo della via Gluck”.

E’ per l’occasione, che sfoggia una personalissima acconciatura: il caschetto biondo,  che le varrà il soprannome di “Casco d’oro”.

Classificatasi al secondo posto, vende nel giro di poche settimane più di un milione di copie, superando la vendita delle  300.000 del brano vincitore “Dio, come ti amo”, cantato da Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti e resta al primo posto della classifica per undici settimane.

Successivamente, la stessa canzone, tradotta poi in spagnolo e in francese, fa da colonna sonora al film omonimo: il “musicarello”, “Nessuno mi può giudicare”, diretto  Ettore Maria Fizzarotti, con la partecipazione degli attori  Laura Efrikian, Nino Taranto e Gino Bramieri.

Nel 1966, colleziona un successo dietro l’altro: “Perdono”, canzone vincitrice del Festivalbar, “trasformata” in un’altra pellicola-“musicarello” omonima, nuovamente diretta da Ettore Maria Fizzarotti, e “L’uomo d’oro”, brano classificatosi al quarto posto della gara canora “Un disco per l’estate”.

Pubblicato il suo primo 33 giri “Caterina meets the we five”, contenente  canzoni dei gruppi , We Five e  Rokes, partecipa ancora una volta al “Festival della canzone italiana” in coppia con Sonny &Cher, con il brano “Il cammino di ogni speranza”, che non accede  alla finale, ma riesce a  vendere un discreto numero di dischi , come pure vende un gran numero di dischi il singolo “Sono bugiarda”, versione con testo italiano di Mogol, della canzone “I’m a Believer”, scritta da Neil Diamond e cantata nel 1966  dai Monkees.

Nel 1967, conduttrice insieme con Giorgio Gaber della trasmissione “Diamoci del tu”, pubblica l’album omonimo e viene scritturata per il ruolo di protagonista nel film “musicarello”  “Io non protesto , io amo” diretto da Ferdinando Baldi e appare anche in altre pellicole musicali, quali: “Quando dico che ti amo”, accanto a numerosi cantanti, tra cui: Enzo Jannacci e Lucio Dalla.

Incisi brani di successo come “Il volto della vita”, cover di “Days of Pearly Spencer” di David McWilliams, con cui vince il Cantagiro,L’orologio”, con cui partecipa a “Un disco per l’estate”,Il carnevale”, con cui si classifica al sesto posto a “Canzonissima” e “Insieme a te non ci sto più”,scritta dal cantautore  Paolo Conte, nel 1968 interpreta il film “Non ti scordar di me” di Enzo Battaglia.

Negli anni 1969/1970 partecipa in gara al Festival di Sanremo con le canzoni: “Il gioco dell’amore”, cantata in coppia con Johnny Dorelli e classificatasi all’ottavo posto, e “Re di cuori”, cantata in coppia con Nino Ferrer e arrivata in finale , per poi lanciare la ballata romantica “Cento giorni”, scelta come colonna sonora della pellicola francese “Il cervello”, diretta da Gérard Oury.

In seguito, partecipato a Un disco per l’estate con il brano “Spero di svegliarmi presto”, nel giugno del 1970 sposa Piero Sugar , responsabile dell’omonima casa discografica, diradando i suoi impegni artistici. Nell’autunno dello stesso anno, prende parte alla gara canora “Canzonissima”, arrivando in finale con la canzone “Viale Kennedy”

Nel 1971 , dopo la partecipazione al Festival dei Fiori con il brano “Ninna nanna (cuore mio)”, cantato in coppia con i Dik Dik, presenta in una puntata del programma “Senza Rete” la canzone“La casa degli angeli” e, nell’inverno dello stesso anno, diventa mamma di Filippo.

Dedicatasi a un disco di cover, “Caterina Caselli”, presentato nella trasmissione “Teatro 10”, nel 1972 porta al successo il brano “Le ali della gioventù” e partecipa nuovamente a Canzonissima con “E’ domenica mattina”, cui segue l’uscita del 45 giri “Un sogno tutto mio”, prodotto da Giancarlo Lucariello, come pure il concept album “Primavera”, il cui singolo di punta ,“Momenti sì, momenti no”, viene accolto con freddezza.

Partecipato alla Mostra Internazionale di Musica leggera con la canzone “Desiderare”, nel 1975, decide di ritirarsi dalle scene , ma non prima di aver pubblicato un 33 giri dal titolo “Una grande emozione” e di aver condotto un programma omonimo.

Quindi, dedicatasi a partire dalla fine degli anni Settanta all’attività di scopritrice di talenti e produttrice discografica della Sugar, torna raramente sul palcoscenico (nel 1990 ,partecipa al Festival di Sanremo con il brano “Bisognerebbe non pensare che a te”) e si cimenta nella recitazione (recita nella  commedia “Tutti giù per terra” di Davide Ferrario).

Nel 2009, reinciso il brano “Insieme a te non ci sto più”, colonna sonora della pellicola “Arrivederci amore ciao” di Michele Soavi , che si aggiudica il premio  David di Donatello per “la miglior canzone originale”, partecipa  con 56 artisti al progetto  “Artisti  uniti per l’Abruzzo” e alla registrazione della canzone “Domani 21/04.2009”, incisa a scopo benefico per sostenere i terremotati abruzzesi, mentre nel giugno 2012  torna nelle vesti di cantante, esibendosi in un concerto organizzato per aiutare nella ricostruzione l’Emilia , anch’essa colpita dal terremoto.

Apparsa  in tv  dopo anni di assenza dal piccolo schermo, nel programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa”, nel dicembre 2021,  per presentare  il suo nuovo film, il documentario  “Caterina Caselli-Una vita 100 vite”, diretto da Reato De  Maria,  già proiettato alla Festa del Cinema di Roma, di sé ha detto:  “Amo i giovani da sempre, mi piace il coraggio e mi piace l’incoscienza, da queste qualità nascono le cose nuove, l’espressione dei sogni e la loro realizzazione, anche l’errore, sia chiaro, perché anche quello ci vuole. Io, da cantante prima e in discografia poi, ho fatto le mie battaglie, le mie sfide, ho avuto i miei momenti di coraggio e le mie débâcle, non sempre le cose sono andate come speravo andassero, però, tutte le volte, tutti i drammi sembravano problemi insormontabili e poi col tempo si sono ridimensionati e appunto trasformati in inciampi, riuscire a vedere questa trasformazione è una delle cose importanti della vita. Noi, negli anni ’60 ,sbagliavamo ,dicevamo “Ok non è andata bene, facciamo un’altra cosa”, questo dà grande impulso artistico, perché avere il timore di sbagliare ti fa trattenere, invece, bisogna essere liberi e non offendersi se qualcuno ti fa presente che qualcosa non funziona e a quel punto provare un’altra via: quello è un atteggiamento virtuoso, secondo me, da adottare: trasformare la sensazione del dolore e di fallimento in una cosa più piccola, relativizzare. Nell’arte ,ci sono continui duelli cui l’artista prende parte tra sé e sé, non c’è niente mai che non abbia un rovescio della medaglia, tutto sta sempre in ciò che si desidera, in ciò che si vuole fare e in ciò che non si vuole fare davvero: ciò che vogliamo fare, anche se ci costa, lo facciamo lo stesso, perché lo vogliamo veramente e perché sappiamo essere  vera proprio quella cosa che canto in quella mia canzone, cioè : che si muore un po’ per poter vivere. Tutta la vita è così, essere disposti a perdere anche qualcosa per qualcos’altro che vogliamo davvero. Creare è amare. Io credo di avere una sorta di creatività aggiuntiva, il progetto su qualcuno e per qualcuno, su un artista per esempio, è anch’esso una grande forma di amore e creatività”.