Mar. Ott 4th, 2022

L’Italia viaggia su due binari, da un lato le grandi città dall’altra le province italiane. Quella delle province sta diventando un neo in un paese che proprio sul turismo dovrebbe porre le sue basi. Cosa che non è mai avvenuta, e si è tenuto conto solo delle grandi città d’arte trascurando tutto l’insieme che offre il bel paese. l’Italia non è solo Roma, Milano, Firenze, Bologna, Napoli, intorno a loro c’è un’Italia altrettanto migliore che non emerge.

La Verità ha intervistato Mariano Bella, direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio, e Stefano Sterchi, vicepresidente dell’Associazione nazionale centri storico-artistici, per discutere delle possibili soluzioni volte ad arrestare questo declino. “È un ritratto a tinte fosche quello che viene fuori dal rapporto Centri storici e futuro del Paese, a cura dell’Associazione nazionale dei centri storico artistici (Ancsa) e Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia (Cresme)”.L’analisi mostra come “i centri storici siano segnati da una maggiore presenza di anziani (336.517) e da una minore presenza di giovani con meno di 15 anni (183.578), segno che il problema dell’invecchiamento della popolazione, già di per sé drammatico, in queste aree si fa sentire ancora di più. Con differenze profonde a seconda della singola realtà analizzata: se a Pescara l’indice di dipendenza anziani è pari al 52% e gli anziani sono cresciuti del 39,9%, a Palermo l’indice di dipendenza è il 28,9% e gli anziani sono diminuiti del 63,9% rispetto al 2001”. Nel complesso, osserva lo studio, “certamente i centri storici si presentano come luoghi dove nascono pochi bambini e abitano famiglie con pochi figli”. Un capitolo a parte riguarda i cittadini stranieri. Sempre l’indagine ha evidenziato che “Più di un quinto delle abitazioni (21%) dei centri storici sono vuote, contro appena una su 10 (11,7%) del resto del Comune”. Va male, anzi malissimo, il commercio nei centri storici italiani. Secondo l’ultimo rapporto Città e demografia d’impresa, presentato a fine febbraio dall’Ufficio studi di Confcommercio, “nel decennio 2012-2021 in Italia sono spariti complessivamente 85.000 negozi, con un trend nel periodo (-16,4%) più negativo rispetto agli esercizi con sede fuori dal centro storico (-15,3%)”.

In base a questa analisi in Italia abbiamo fatto scomparire i centri storici delle medie città e, soprattutto, sono scomparsi i centri storici nei paesi di grandi e piccoli dimensioni, portando ad uno spopolamento che ha portato via con se molti giovani dai piccoli paesi. Nulla è stato fatto per cercare di rinvigorire i centri storici, a partire da quelli che hanno borghi antichi che sono la perla dell’Italia. Ancora una volta la politica si è concentrato su ben altro dimenticando che il valore turistico dell’Italia, a partire dai piccoli comuni, è l’unica forza del paese.