Dom. Feb 5th, 2023

ROMA- Ormai sono nauseato a parlare continuamente di tasse e pressione fiscale inaudita. Eppure quando lo dicono gli altri sembra che ha un effetto maggiore. Va bene, l’importante che se ne parli ma, soprattutto, che il popolo inizi a reagire perché è una situazione insostenibile.

Tra i principali paesi Ue, spiega l’Ufficio studi della Cgia, solo le aziende tedesche e quelle francesi versano in termini assoluti più delle nostre, rispettivamente 131 e 103,6 miliardi di euro. Bisogna però ricordare che la Germania ha 80 milioni di abitanti, la Francia 66 e l’Italia 60. Quindi, fatte le debite proporzioni, si capisce subito chi sia in testa nella speciale classifica dei “tartassati”. Se calcoliamo la percentuale delle tasse pagate dalle aziende sul gettito fiscale totale, l’Italia si piazza al primo posto (14%), sul secondo gradino del podio si posiziona l’Olanda (13,1%) e sul terzo il Belgio (12,2%). Tra gli altri paesi si segnalano la Germania, con l’11,8%, la Spagna con il 10,8%, la Francia e il Regno Unito con il 10,6%. La media Ue, invece, è dell’11,4%.

“Alle imprese italiane – commenta il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – viene richiesto lo sforzo fiscale più pesante d’Europa. Sebbene la giustizia civile sia lenta e in molte aree del paese anche poco efficiente, l’eccesso di burocrazia abbia raggiunto livelli difficilmente riscontrabili altrove, la Pubblica amministrazione sia la peggiore pagatrice d’Europa e il deficit logistico-infrastrutturale sia pesantissimo, la fedeltà fiscale delle nostre imprese è molto elevata. In altre parole, gli imprenditori italiani pagano molto di più dei concorrenti europei, ma, per contro, continuano a ricevere servizi di basso livello qualitativo”. Ed è questo uno degli elementi più gravi: tasse alte a cui non corrispondono servizi adeguati. Un mix per certi versi mortale. Le imposte italiane considerate in questa analisi della Cgia sono: l’Irap, l’Ires, la quota dell’Irpef in capo ai lavoratori autonomi, le ritenute sui dividendi e sugli interessi e le imposte da capital gain. L’istituto di statistica europeo (Eurostat) però, non considera altre forme di prelievo per le quali non è possibile effettuare un confronto omogeneo con gli altri paesi presi in esame in questa comparazione. Ad esempio i contributi previdenziali, l’Imu/Tasi, il tributo sulla pubblicità, le tasse sulle auto pagate dalle imprese, le accise, i diritti camerali, etc. “Possiamo quindi affermare – segnala il segretario della Cgia, Renato Mason – che in questa elaborazione l’ammontare complessivo del carico fiscale sulle imprese italiane è certamente sottostimato”.

“Con troppe tasse e pochi servizi – conclude la Cgia – è difficile fare impresa, creare lavoro e redistribuire ricchezza. Soprattutto per le piccole e piccolissime imprese che per loro natura non possono contare su strutture amministrative interne in grado di gestire le incombenze burocratiche, normative e fiscali che quotidianamente sono costrette a fronteggiare”. L’Ufficio studi della Cgia sottolinea che in Italia il totale delle imposte pagate in percentuale sui profitti commerciali di un’impresa media è pari al 64,8%. Nessun altro paese dell’Eurozona subisce un’incidenza così elevata. La Francia, che si posiziona al secondo posto, si attesta al 62,7% e il Belgio, che presidia la terza posizione, è al 58,4%. Rispetto alla media dell’area dell’euro (43,6%) le imprese italiane scontano un differenziale di oltre 21 punti percentuali.