Mer. Lug 6th, 2022

La crisi non è per niente superata, forse il peggio deve ancora arrivare, visto che si parla di derivati tossici che possono invadere l’Europa, e le banche tedesche sono in affanno. In Italia la situazione è drammatica, soprattutto al sud, dove ormai il lavoro è una tragedia infinita.

“Nei primi 6 mesi di quest’anno lo stock delle imprese artigiane è diminuito di 6.564 unità”. Ad affermarlo è, in una nota, l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Al 30 giugno scorso il numero di imprese artigiane attive in Italia è di 1.299.549 ma, ad eccezione del Trentino Alto Adige, tutte le regioni italiane hanno avuto un saldo negativo. I dati conferma il trend negativo che dura ormai da 10 anni; difatti, tra il 2009 e il 2018 il numero complessivo di imprese artigiane è sceso di quasi 165.600 unità.

Secondo il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo “la crisi, il calo dei consumi, le tasse, la mancanza di credito e l’impennata degli affitti sono le cause che hanno costretto molti artigiani a cessare l’attività”.

Il settore artigiano più colpito è stato quello dell’autotrasporto, che negli ultimi 10 anni ha perso 22.847 imprese (-22,2 per cento), seguito da quello manifatturiero (- 58.027 unità pari al 16,3 per cento) e dell’edilizia con un crollo del numero di imprese di 94.330 unità (-16,2 per cento).

A livello territoriale il maggior numero di perdite di unità si è registrato in Emilia Romagna (-761 imprese), seguita dalla Sicilia (-700) e dal Veneto (-629) ma, complessivamente, è il Mezzogiorno ad aver accusato maggiormente la crisi e ,tra le regioni più in difficoltà, la Sardegna che tra il 2009 e il 2018 ha perso il 18 per cento (-7.664 unità) delle imprese artigiane; seguono l’Abruzzo ( -17,2% pari a 6.220 unità), l’Umbria (- 15,3% e 3.733 unità), la Basilicata (15,1 per cento e 1.808 unità) e la Sicilia (-15,1% e 12.747 attività perse).

Con questi numeri, che riguardano un po’ tutte le regioni italiane, il paese non può migliorare e nemmeno sperare di recuperare punti di Pil. È una fase stagnante che ormai dura da più di un decennio, e non trova via d’uscita. Va detto che guardando i numeri delle partite iva chiuse, significa che 6.564 persone hanno perso un lavoro, e se ognuno aveva un lavoratore a carico a perdere il lavoro sono state 13.128 persone. Numeri impressionanti che non fanno rumore, poiché sono soggetti che non lavorano nella grande industria tutelata dai sindacati. Non importa a nessuno.