Mar. Mag 24th, 2022

Estate 2002. Napoli. All’interno del Teatro Augusteo, il compositore e paroliere Claudio Mattone è alle prese con la selezione di  nuovi talenti per la commedia musicale “Scugnizzi“, tratta dall’omonimo film di Nanni Loy del 1989, quando d’un tratto, viene interrotto dalle urla provenienti dalle quinte del palcoscenico. “Uhé!, ma che sta succedendo qua?…Noi stiamo lavorando!…”, esclama Mattone, richiamando l’attenzione del custode della sala,che, recatosi verso il retropalco per  vedere cosa stesse accadendo, sorprende uno dei provinandi, un adolescente,  intento a litigare con una donna. “Salvato’, Salvatore, guardami bene…se tu mo’ mo’ non te ne esci di qua e torni  a casa con me,tu ti puoi dimenticare di avere una madre, hai capito?!…”, ammonisce il ragazzo, la signora. “Mamma’, io non ci vengo con te, io non ci torno a casa!…Io voglio stare qua!…”, risponde l’adolescente, facendo adirare ancor più la madre. “Ah, sì?…allora sai che c’è,Salvato’?,  tu co’ me hai chiuso!…Non ti ritirare stasera, quando hai finito, perché la porta di casa la trovi chiusa!…Io, da oggi in poi , non ho più un figlio!…”, sentenzia la signora, suscitando la reazione del custode. “Signo’, per l’amor di Dio, ma voi che avete detto?…quello il ragazzo non sta facendo niente di male…qua i ragazzi cantano, ballano, recitano, stanno al sicuro e imparano un mestiere…Voi, signo’ dovete essere solo che contenta!…”, cerca di ammansirla il custode. “Scusate, ma voi chi siete , che c’entrate…io sto parlando con mio figlio!…E poi si può sapere quale mestiere imparerebbero qua, mio figlio?…cantare e ballare voi me li chiamate un mestiere ?… Voi pensate davvero che sia adatto a un ragazzo come mio figlio…uno che a diciassette anni, invece di studiare, deve lavorare per mantenere la famiglia?…”, domanda la signora al custode, aggiungendo: “Sentite, noi siamo gente alla buona…io sono vedova da dieci anni e faccio la cameriera in un bar…Lui è l’unico che può aiutarmi a portare avanti la famiglia!…Ah , a proposito, io, oltre a lui,  che è il maggiore, ne tengo altri cinque, di figli!…Noi, tempo per le fantasie, per i “sogni”, come li chiamano  quelli che stanno di là, in platea, i signori colti, quelli che hanno studiato, non ne teniamo!…Perciò, diteglielo all’amico vostro…quello che fa i provini, che ai ragazzi come mio figlio non gli deve mettere  in testa cose strane, cose che poi ,noi mamme, non possiamo mantenere…io, un figlio artista non me lo posso permettere!…”. “Signo’, signora…ma si può sapere cosa succede?…”, la interrompe, accorrendo dietro le quinte, Mattone, “Ma voi chi credete che io sia?…io, ero un ragazzo proprio come vostro figlio…Sono nato e cresciuto a Santa Maria a Vico e se non avessi avuto la passione per la musica e per lo studio, chissà a quest’ora dove sarei stato!…Vede signora, io a ognuno di questi ragazzi, a ognuno di questi “scugnizzi” voglio bene come se fossero figli miei!…Io non li prendo in giro, signora, può stare tranquilla!…Io, la fame la conosco e ho molto rispetto per chi,come voi, si guadagna da vivere ogni giorno con onestà e decoro!…Vostro figlio,con me ,può stare tranquillo…se ha talento e studierà, se sarà costante e s’impegnerà ,potrà imparare un mestiere che è un’arte, e allora  sì, cara signora, che suo figlio sarà al sicuro e non più per strada…allora sì, che non sarà più in pericolo!…”.

“Io sono nato in un quartiere di Napoli un po’ povero  e di cose ne ho viste, perciò ho deciso di raccontarle attraverso la mia musica. Per me la musica è un mezzo attraverso il quale esprimersi, un mezzo di comunicazione, attraverso il quale raccontare storie”. Così, il compositore  e paroliere Claudio Mattone, in un’intervista rilasciata qualche anno fa. Nato a Santa Maria a Vico (Caserta), il 28 febbraio del 1943, sin dall’adolescenza coltiva la passione per il pianoforte e per la musica jazz, cominciando a comporre musiche e testi di canzoni. Quindi, iscrittosi alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Federico II° di Napoli, abbandona gli studi per dedicarasi a tempo pieno alla musica. Traferitosi a Roma, infatti, inizia a frequentare la casa discografica RCA Italiana, presso la quale nel 1968  debutta come cantautore con la canzone “E’ sera”, presentata da Peppino Di Capri alla manifestazione canora “Un disco per l’estate“. Verso la fine degli anni Sessanta, incontrato l’autore Franco Migliacci , compone i primi successi: “Ma che freddo fa”,brano cantato dalla quindicenne Nada con i The Rokes, al Festival di Sanremo del 1969, “Ma chi se ne importa”, canzone interpretata da Gianni Morandi , vincitrice di Canzonissima 1969, “Il cuore è uno zingaro“, brano cantanto ,sempre da Nada, in coppia con Nicola di Bari, vincitore del Festival di Sanremo del 1971,  “Un grande amore e niente più“, canzone scritta con Franco Califano e cantata da Peppino Di Capri, vincitrice del Festival di Sanremo del 1973. Autore, negli anni Ottanta di canzoni umoristiche per interpreti come Alberto Sordi (“E va…e va…”)e Renzo Arbore (compone: “Ma la notte no” , “Il materasso”, sigle della trasmissione: “Quelli della notte” e “Cacao meravigliao” , “Sì, la vita è tutta un quiz” , “Vengo dopo il tiggì” e “Grazie dei fiori bis”, sigle di “Indietro tutta” e le canzoni: “Sud” , tema del film “FFSS”, diretto dallo stesso Arbore, “Il clarinetto”, classificata al 2° posto al Festival di Sanremo del 1986 e “Io faccio ‘o show”),non tralascia la canzone meolodica, componendo per l’allora semisconosciuto Eduardo De Crescenzo i brani : “Ancora“, presentato al Festival di Sanremo del 1981, “Quando l’amore se ne va“, “Il treno”, “Chitarra mia”, “Padre”, “Amico che voli”, “Mani”, “I ragazzi della Ferrovia”, “Manchi tu”, “Camminando” e “Sole”. Continuata ad alternare, fra la fine degli anni Ottanta e i Novanta, la scrittura di brani per mattatori dello spettacolo come Gigi Proietti (“Non è per abitudine”, “Ma che ne sai se non hai fatto il pianobar“, cantata al Festival di Sanremo 1995 con Peppino Di Capri e Stefano Palatresi), ed Enrico Montesano (“Buon appetito all’Italia che va” e “Caro pigiama”, sigle del programma “Fantastico 8”), a quella di canzoni per interpreti esordienti ( compone per Mietta il brano: “Sogno“; per il gruppo vocale i Neri per caso: Le ragazze”, “Sentimento pentimento” e “Mai più sola”,brani presenatati ai Festival di Sanremo 1995 e 1996; per Siria, le canzoni: “Non ci sto” e “Sei tu”, brani , rispettivamente, primo classificato al Festival di Sanremo del 1996 e quarto al Festival di Sanremo del 1997), è anche autore di temi musicali per serie Tv (“Il fatto è”, per “L’avvocato Porta”, in onda su Canale 5). Vincitore di un David di Donatello per il “miglior musicista” e per la “miglior canzone originale” del film “Scugnizzi” di Nanni Loy,nel 2002, dopo aver composto le musiche delle commedie di Garinei  eGiovanni , “Beati voi” e “Gli uomini sono tutti bambini“, cura la tasposizione teatrale della stessa pellicola, “C’era una volta Scugnizzi“, ambientata nella periferia di Napoli , tra i ragazzi a rischio, in cerca di un riscatto. Raccolto un largo consenso di pubblico e di critica, la commedia musicale, nella quale spiccano brani diveunti cult come “‘A città ‘e Pulecenella“, sbanca il botteghino aggiudicandosi l’Oscar del Teatro assegnato dall’Ente Teatrale italiano. Attivo fino al 2014, quando ha portato in scena lo spettacolo “Cinecittà“, interpretato da Christian De Sica, di sé e della musica ha detto: “Non conosco quale possa essere il segreto per la riuscita di un successo. Mi verrebbe da dire che alla base di una canzone ci deve essere il divertimento  di chi la compone. Ogni volta che durante la realizzazione di una canzone mi sono divertito, quella canzone ha poi avuto un grande successo. Questo in fondo è il segreto per cui ancora, dopo quasi quarant’anni di attività, compongo brani. Qualora non mi divertissi più allora lascerei perdere. Una volta però le canzoni avevano testi molto più semplici, forse anche più genuini. Credo che oggi ci sia una tendenza al minimalismo. Ci sono alcune canzoni belle, ma la maggior parte sono mediocri. Quasi nessuna riesce a superare questa mediocrità. Alle canzoni manca quel quid in più per poter parlare di capolavori. Oggi è difficile trovare personalità, perché si tende a realizzare un proddotto minimalista e di breve durata”.