Dom. Feb 5th, 2023

ROMA- Oggi curarsi in contati è impossibile, costano troppi. La sanità pubblica mostra sempre i suoi limiti, e per curarsi è come affrontare una corsa ad ostacoli, dove, però, a metà percorso ti arrendi. Ostacoli costruiti ad arte dalla classe politica dei partiti, che hanno gestito la sanità pubblica come un potere di appartenenza, giocando a risico sulla salute degli italiani. E così gli italiani non hanno scelta, chi vuole curarsi e non ha liquidità sufficiente oppure non può aspettare tempi biblici per un esame è costretto a indebitarsi.

In un paese civile non dovrebbe essere così. Ma di civile in Italia ormai non c’è più niente, figuriamoci avere una sanità capace di offrire un servizio perfetto a chi soffre. Ed ecco che sempre più cittadini sono costretti a fare prestiti per potersi curare, deliziando le aspettative delle banche, ormai diventate amiche strette del potere politico. I prestiti erogati per questa voce solo nell’ultimo anno si aggirano intorno ai quattrocento milioni di euro.

E non è una fake news, è la pura realtà di un Italia che è stata soffocata dal potere politico. I dati arrivano da un’indagine di Facile.it e Prestiti.it su un campione di 50mila richieste presentate attraverso i siti da gennaio a dicembre del 2017, evidenziando come i dati vadano in qualche modo a completare il quadro tracciato da quelli che, per il 2016, stimavano in un numero compreso fra i 3,9 (Fonte Istat) ed i 12 milioni (Fonte Censis) gli italiani che avevano rinunciato o rimandato spese mediche, specialistiche o prestazioni sanitarie di vario tipo. Per i casi più gravi, invece, non rimane che chiedere un prestito per poi pagarlo a rate.

Ci sono diversi modi per accedere ad un prestito per curarsi. Se si va su internet alla voce “prestiti per spese mediche” si scopre un modo di offerte da banche o da finanziarie. Prestiti vengono proposti anche dagli istituti bancari agli sportelli, dall’Inps per i pensionati, nonché da strutture sanitarie private. La richiesta media presentata nel corso dei dodici mesi, si legge nell’analisi, è stata di quasi settemila euro, da restituire nell’arco di quasi 4 anni e mezzo, cioè in 53 rate.  Ma di soluzioni per pagare ce ne sono per ogni tasca. Più di una domanda su quattro arriva dalla fascia medio bassa di età, quella intorno ai 40 anni, seguiti dai cinquantenni e solo in ultima battuta dai pensionati.

Un bel regalo della classe dirigente nazionale, impegnata a fare interessi altrui e non quelli dei cittadini, e se si è arrivati a ciò, vuole dire che la verità è questa. E non c’è da meravigliarsi se bisogna indebitarsi per curarsi, visto che nella sanità pubblica non si fa altro che tagliare. Mentre le famiglie hanno bisogno di questo servizio e che sia proporzionato ai loro redditi. Siamo tutti ipotetici malati, quindi la sanità è un bene indispensabile per i cittadini e deve essere efficiente e non come sta funzionando adesso.