Dom. Feb 5th, 2023

ROMA- Siamo dinanzi ad un’emorragia che continua a seminare sangue in chi porta avanti un’attività commerciale. Il commercio ormai non ha più ossigeno per andare avanti. La causa primaria è la mancanza di consumi interni che influisce notevolmente sulla morte delle piccole attività del commercio, ma anche dell’artigianato e Pmi.

A proliferare invece sono le imprese del commercio a guida stranieri. Non si può esultare, perché mentre c’è stato un boom di crescita di piccole attività straniere, a morire sono state cinquemila attività gestite da italiani. Mentre le attività straniere hanno sulle spalle una notevole evasione sia fiscale che previdenziale, tanto lo stato se li attacca loro non hanno nulla da perdere, quindi se ne fregano e riescono a tenere prezzi molto più bassi rispetto ad una attività guidata da italiani che sono “taglieggiati” dalle istituzioni.

Il commercio a guida straniera, infatti, presenta molte criticità come spiega Mauro Bussoni, Segretario Generale di Confesercenti: “Le imprese guidate da titolari non italiani hanno un ciclo di vita notevolmente più breve della media del settore, con oltre un terzo delle attività che chiude entro i due anni dall’apertura. Anche perché investono poco, come dimostra la concentrazione di stranieri in attività marginali, come nel caso delle frutterie, o comunque destrutturate, come il comparto del commercio su aree pubbliche, in cui l’avvio di impresa ha un costo notevolmente inferiore rispetto a quelli di un negozio tradizionale. L’imprenditoria straniera nel commercio ambulante, poi, presenta anche gravi segnali di irregolarità. Dall’analisi delle banche dati INPS, emerge che quasi 100mila imprese di commercio su aree pubbliche, di cui l’83% – più di 70mila – a titolarità straniera, non hanno mai versato un contributo negli ultimi due anni. Una quota elevata, dietro la quale temiamo si nasconda un’irregolarità endemica, sia contributiva che fiscale”.