Gio. Feb 2nd, 2023

ROMA- Ormai Renzi vive di politica da tantissimi anni: presidente della provincia di Firenze, sindaco di Firenze, ora premier non eletto, quindi si capisce subito che siamo dinanzi ad un italiano che vuole vivere di politica a tutti i costi. Infatti non è mai stato eletto dal popolo italiano, solo perché è segretario del PD è riuscito ad impossessarsi della carica di capo del governo. Su questo gli italiani dovrebbero riflettere a lungo.

Detto ciò, ieri si è scritta una pagina buia della nostra repubblica democratica. Il senato viene svuotato delle sue funzioni e diventa un dopo lavoro per i politici locali. Con la riforma del senato finisce il bicameralismo perfetto: la camera diviene il cuore delle decisioni politiche, incontrastabili, della nuova politica italiana. I senatori, da 315, scenderanno a 95 e saranno eletti dai Consigli regionali, con legittimazione popolare. Ma farli scendere a 95 si poteva fare anche se si teneva in piedi un senato elettivo con funzioni di contrasto alle scelte politiche della camera dei deputati.

Cosa ha deciso il governo non eletto: il senato continuerà ad avere sempre lo stesso nome. All’interno ci saranno 95 membri eletti dai Consigli Regionali (21 sindaci e 74 consiglieri-senatori), più cinque nominati dal Capo dello Stato che resteranno in carica per 7 anni. Avrà competenza legislativa piena solo su riforme costituzionali e leggi costituzionali. Per quanto riguarda le leggi ordinarie, potrà chiedere alla Camera di modificarle, ma Montecitorio non sarà tenuta a dar seguito alla richiesta. Se il Senato chiede alla Camera di modificare una legge che riguarda il rapporto tra Stato e Regioni, l’assemblea di Montecitorio può respingere la richiesta solo a maggioranza assoluta. Saranno i cittadini, al momento di eleggere i Consigli Regionali a indicare quali consiglieri saranno anche senatori. I Consigli, una volta insediati, saranno tenuti a ratificare la scelta. I nuovi senatori godranno delle stesse tutele dei deputati. Non potranno essere arrestati o sottoposti a intercettazione senza l’autorizzazione del Senato. su proposta del governo, la Camera potrà approvare leggi anche nei campi di competenza delle Regioni, “quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”.

La dittatura entra anche nell’ambito referendario, infatti è stato introdotto un quorum minore per i referendum sui quali sono state raccolte 800mila firme anziché 500mila: per renderlo valido dovranno votare la metà degli elettori delle ultime elezioni politiche, anziché la metà degli iscritti alle liste elettorali. Salgono invece da 50mila a 150mila le firme necessarie per presentare un ddl di iniziativa popolare. Però i regolamenti della Camera dovranno indicare tempi precisi di esame, clausola che oggi non esiste.

Le province vengono cancellate dalla Costituzione, atto necessario per abrogarle definitivamente. Abrogato il Consiglio nazionale economia e Lavoro, organo costituzionale secondo la Carta del 1948.

Questa è al riforma sul quale Renzi dice che è la novità assoluta. Ma se si legge attentamente vige che tale riforma mette in mano ad un’unica persona le sorti di un’intera nazione. Anche perché i referendum diventano piuttosto pesanti perché la raccolta firme sale a 150mila unità. Nella prossima primavera ci dovrebbe essere il referendum sul quale i cittadini italiani devono esprimersi e dare assenso o negare la riforma che sta portando avanti il non eletto insieme a politici che si sono accomodati nel governo lasciando i partiti dove sono stati votati. Gli italiani con il referendum possono liberarsi sia di Renzi sia di questo PD che, ormai, sta distruggendo il paese.