Gio. Feb 2nd, 2023

Un calo preannunciato. Inflazione e caro-bollette iniziano a farsi sentire sul commercio al dettaglio: il dato Istat di ottobre certifica una netta inversione delle vendite, che crollano in volume del -6,3% anno su anno. Una caduta ancora più pronunciata per i prodotti alimentari (-7,9%) e le piccole superfici, le cui vendite secondo le nostre stime precipitano del -9% rispetto ad ottobre dello scorso anno: una flessione più che doppia rispetto a quella della grande distribuzione (-4,2%). Così Confesercenti in una nota.

La necessità di destinare risorse al pagamento di spese obbligate, in primis alle utenze domestiche, sta erodendo le disponibilità per consumi di altro tipo, in calo anche a causa dell’aumento dei prezzi, trainato a sua volta dal caro-energia. Complessivamente, stimiamo che le famiglie bruceranno, per la corsa dell’inflazione, circa -12,1 miliardi di euro di potere d’acquisto solo nella seconda metà del 2022. Un problema che colpisce in particolare i nuclei familiari meno abbienti, per i quali l’inflazione pesa oltre il doppio rispetto alle famiglie di reddito più elevato.

Gli italiani si apprestano dunque ad affrontare il periodo delle festività natalizie – ed il prossimo anno – con un budget fortemente condizionato, ed il rallentamento dei consumi delle famiglie non mancherà di avere un forte impatto sulla crescita dell’economia. Per questo, oltre alla prosecuzione dei sostegni contro il caro-bollette, servono interventi mirati al rilancio della domanda interna, a partire dal fisco: il taglio del cuneo previsto dalla manovra è un piccolo passo, ma serve di più. Ad esempio, come chiediamo da anni, la detassazione degli aumenti retributivi stabiliti dai CCNL: un intervento che aiuterebbe la ripartenza della contrattazione e permetterebbe alle famiglie di recuperare almeno in parte il potere d’acquisto perduto.