Dom. Nov 27th, 2022

Giuseppe Conte è stato messo alla guida del M5S all’indomani della disfatta del suo secondo governo. È stato messo lì tra gli elogi e gli applausi di oggi lo vuole scaricare. L’uscita di Di Maio dal movimento deve essere vista come un bene e non come un male. Se Conte non ha la stoffa del politico e non può guidare un partito, lo stesso vale per Di Maio che in questi anni ha solo puntato al vertice senza riuscirci.

L’errore di Di Maio parte quando Salvini, dopo la caduta del governo gialloverde, gli offri il premier per formare un nuovo governo senza Conte. Di Maio rifiutò categoricamente osannando a più non posso Conte. Oggi Conte è il suo nemico politico numero uno. Come cambia la vita. E quella di Di Maio è cambiata in poco tempo.

Però adesso il M5S non esiste più. È finito perché ha perso il contatto con la gente. Nelle realtà locali non esiste più. Tutti i circoli aperti sono stati chiusi, non c’è più una politica locale, esiste solo il vertice romano che da lì vuole comandare l’Italia. Conte non ha saputo costruire il M5S. E dopo le continue disfatte elettorali, non ha trovato nessuna strada per far sì che il movimento potesse riscattarsi. Ha continuato a sbagliare, iniziando dall’appoggio a Draghi, che ha fatto riflettere gli elettori e allontanarli sempre di più. Dal momento in cui ha preso in mano il movimento esso non si è spostato di un centimetro. Tutte le politiche fatte in appoggio al governo Draghi, hanno contribuito a distruggerlo ulteriormente, segno che la sua capacità politica è inesistente.

Ora ci vuole un gruppo nuovo che affianchi Conte per i prossimi mesi. Un gruppo che sia in grado di suggerire a Conte le mosse da mettere in campo affinché possa fermare l’emorragia di consensi del movimento. La svolta non può essere solo Conte, ci vuole un gruppo nuovo, che non comprenda vecchi Grillini, ma abbia un contenitore di idee nuove da poter mettere al servizio del movimento e fargli recuperare il tempo perso. Per fare ciò ci vuole coraggio, se non esce, il movimento è destinato a morire definitivamente.