Mar. Lug 5th, 2022

Si aprono i primi sipari giudiziari sull’epidemia. Sotto gli occhi della magistratura individuare le responsabilità che hanno portato alla mancata attuazione di alcune zone rosse e la vicenda grave delle case di riposo. Il primo filone che si è aperto è quella della mancata zona rossa ad Alzano e Nembro. La procura dopo aver ascoltato il governatore Fontana e l’assessore Gallera, ora convoca come persona informata di fatti anche il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti. Sul tema Bonometti disse in un’intervista: “Nelle riunioni tra fine febbraio e i primi di marzo, la Regione è sempre stata d’accordo con noi nel non ritenere utile, ma anzi dannosa, una zona rossa sul modello Codogno per chiudere Alzano e Nembro“.

A prescindere dal fatto che il nord è stato travolto dall’epidemia come un tzumami, è altrettanto evidente che ci sono stati dei grandi errori proprio nella fase iniziale dell’epidemia.

Nelle scorse settimane era stato ascoltato anche il direttore generale della Sanità Luigi Cajazzo che aveva messo a verbale, tra l’altro, che la decisione di riaprire il pronto soccorso di Alzano il 23 febbraio, dopo l’accertamento dei primi due casi di coronavirus, era stata “presa in accordo con la direzione generale della Asst di Bergamo Est”, in quanto era stato assicurato che era “tutto a posto”: i locali sanificati e predisposti “percorsi separati Covid e no Covid”.

Il percorso giudiziario aperto su Alzano e Nembro è solo l’inizio di un cammino molto più lungo su altre vicende che via via iniziano a farsi spazio. In effetti, carenze organizzative e di valutazioni ci sono state. All’occhio dell’opinione pubblica si fa spazio l’idea che al nord, inizialmente, hanno pensato più a tutelare l’economia che frenare il diffondersi dell’epidemia. Dopo Codogno, dove il sorgere del paziente uno aveva portato immediatamente a circoscrivere come zona rossa una parte del lodigiano, altrove, come è successo ad Alzano e Nembro, non è avvenuto. Ma anche tra le maggiori città della Lombardia come Bergamo, Milano e Brescia, si è atteso più del dovuto prima di prendere coscienza di quello che stava accadendo. Va anche sottolineato che il nord è stato disorientato dalla mancanza di informazioni precise sulla vera natura del virus, che non ha permesso di correre ai ripari nell’immediato. Oggi, purtroppo, il nord continua a combattere contro l’epidemia avendo ancora un numero maggiore di contagi giornalieri rispetto al resto d’Italia. Resta il dubbio maggiore, quello che all’inizio, essendo il nord il cuore economico italiano, l’attenzione si sarebbe concentrata sull’economia temendo che il virus potesse paralizzare la macchina produttiva d’Italia.