Ven. Lug 1st, 2022

ROMA- Sia l’Istat sia la corte dei conti fanno i conti in tasca agli italiani. Numeri quasi simili ma la sostanza non cambia. Numeri però che fanno sorridere gli italiani, poiché sono loro le vittime e sanno per certo che sono numeri che non rispecchiano nella realtà dei fatti la situazione economica dei rispettivi cittadini. Si parla di ripresa, ma quale ripresa se c’è una fame in giro da far paura. Soprattutto manca ancor ala parte fondamentale, cioè il lavoro, anzi, quello ormai è diventato un sogno irraggiungibile per molti.

Corte dei Conti usa toni simili per descrivere la difficile uscita dell’Italia dalla lunga recessione: “Nonostante le incertezze iniziali, l’andamento dell’economia italiana sembra aver segnato un’inversione di marcia verso un’espansione meno fragile e più qualitativa”, si legge nel Rapporto 2017 sulla finanza pubblica. Ma la stessa Corte fa notare che il fardello del Fisco e dei contributi rimane la mannaia più grossa per il popolo italiano. Di fatto il fisco italiano si porta via metà delle retribuzioni, ma se guardiamo a tutta la somma delle tasse che gli italiani pagano, sommando anche le realtà locali, forse si supera di venti punti percentuale la stima della corte. Secondo il Rapporto, il 49% di quello che ognuno guadagna viene prelevato “a titolo di contributi e di imposte”. Per le Pmi la situazione è peggiore: “Il total tax rate stimato per un’impresa di medie dimensioni, testimonia di un carico fiscale complessivo (societario, contributivo, per tasse e imposte indirette) che penalizza l’operatore italiano in misura (64,8 per cento) eccedente quasi 25 punti” quello che è dovuto dalle imprese europee in media. E pensare che sono proprio queste piccole imprese che garantiscono il lavoro e l’occupazione in Italia, e visto che hanno chiuso migliaia e migliaia vuol dire che la riprese tanto paventata e decantata, non c’è e non ci sarà mai se la situazione rimane quella attuale