Dom. Lug 3rd, 2022

ROMA- In Italia c’è un’altra mela marcia che compone il paniere delle menzogne. Questa mela marcia sono i sindacati, buoni a scioperare per convenienza. Siamo al collasso del lavoro, eppure i sindacati non si sentono. Un tempo avevano sempre le bandiere alzate per chiedere cento e ottenevano trenta. Ormai sono anni che quelle bandiere sono state ammainate. Forse perché gli stessi lavoratori si sono stancati di seguire i sindacati, e la verità la dicono i numeri in discesa dei lavoratori che aderiscono ai sindacati.

Oggi la crisi del lavoro in Italia è spaventosa. Dal nord al sud il lavoro è diventato una macchia d’acqua nel deserto. Spesso si prende l’allucinazione da deserto e si vedono numeri positivi che tali non sono. Il tasso ufficiale di disoccupazione in Italia è più dell’11%, ma si tratta di un dato fuorviante. Se scendiamo al sud, i numeri aumentano vertiginosamente: il tasso di disoccupazione giovanile in Calabria è il 65%, in Sicilia il 56% e in Campania il 53%.

Numeri che la dicono lunga sui dati che continuamente sono diffusi da enti di statistica. La realtà rispecchia qualcosa di diverso, e mette a rischio la dignità di molte persone. Oltre alla dignità, si distrugge psicologicamente l’esistenza di un soggetto. Stiamo parlando di lavoro, la materia prima per sostenere una famiglia, un giovane, un’impresa, insomma, si parla della parte fondamentale per vivere. Il lavoro è un dramma che oggi mette a rischio qualsiasi cosa. Eppure i sindacati non alzano la voce, non dicono nulla, non scendo in piazza, non occupano le strade, insomma, hanno esaurito la consistenza, oppure tacciono per non far apparire i governi dei nemici.

Ma il dato vero, invece, è che non c’è più nulla da difendere: le grandi aziende hanno delocalizzato, le piccole hanno chiuso, e di lavoratori da difendere ce ne sono ben pochi in giro. Ecco, il lavoro non c’è, quindi non c’è chi difendere. Morale della favola: in Italia c’è una crisi del lavoro senza precedenti, e nessuno muove un dito, sindacati compresi.