Mar. Nov 29th, 2022

I primi che attaccano il reddito di cittadinanza sono alcuni politici che prima lo hanno approvato e poi lo criticano. Classico della politica italiana. Al di là di questa semplice considerazione, c’è da dire che il reddito di cittadinanza, con altri nomi, esiste in quasi tutti i paesi europei, dove la civiltà e una buona politica rendono già da molto tempo sostegno a chi è in difficoltà. In Italia la povertà tocca più di cinque milioni di cittadini.

In Italia si incontrano molti falsi moralisti. Che parlano perché hanno la pancia piena. Ieri, giorno della festa del lavoro, si scorgeva sui social continui attacchi contro chi prende il reddito di cittadinanza. Chi è in difficoltà di sicuro non lo fa, lo fa chi non ha problemi e si crede vittima perché rende agli altri. Quasi viene voglia di augurargli di cadere in disgrazia così da poter assaggiare le difficoltà. Il reddito è uno strumento alla povertà destinato a chi improvvisamente, per un motivo o per un altro, è caduto in una situazione di disagio. Ci sono delle storture è evidente, ma esse si possono regolare, ma dire che è un regalo, non si può accettare. Il governo ha già trovato delle soluzioni per arginare l’emorragia che ha portato molti percettori che non ne avevano diritto ad essere esclusi. C’è da fare ancora molto, però lo strumento serve a difendere chi è caduto in disgrazia.

Molti non sanno cosa può significare per un padre o una madre svegliarsi la mattina e non poter far mangiare i propri bambini. Cosa significa quando arriva la bolletta della luce e non poterla pagare. Cosa significa quando arriva la bolletta del gas e non poterla pagare. O curarsi e non avere i soldi per farlo. Bisogna anche smetterla di attaccare sempre i giovani colpevoli di ricevere il reddito perché sono sfaticati. Molti ragazzi vorrebbero lavorare ma trovano solo schiavismo. Stage retribuiti 400 euro per 12 ore al giorno. Lavori stagionali che diventano forme di schiavitù legalizzate. Giovani che si adoperano a fare tutto, pure a nero, pur di non gravare sulle spalle delle già fragili famiglie. Giovani che cercano un lavoro per progettare il futuro, ma non lo trovano. Trovano solo lavoro a tempo, comodo per gli imprenditori ma distruttivo per i ragazzi che vogliono costruirsi un futuro. Allora se accedono al reddito, tutto sommato 400 euro al mese, non di più, perlomeno hanno qualcosa per i bisogni di un ragazzo in attesa di trovare un lavoro vero che in Italia non esiste.

Il 70% del reddito è percepito dai padri di famiglia che sono finiti in mezzo ad una via. Altri sono finiti in disgrazia per motivi di salute. In questo settanta per cento ci sono le donne vedove, come ci sono le donne separate che con il reddito hanno trovato una soluzione al momento di difficoltà arrivato dopo la separazione. a quei ultra cinquantenni che sono giovani per la pensione e vecchi per lavorare. Quindi il reddito non è solo lo strumento destinato ai giovani come impropriamente si cerca di far capire attraverso polemiche da bar. Come detto ci sono le storture: capita che il reddito finisce a chi non ne ha diritto e viene negato a chi invece ne ha diritto. Ciò dipende dalle storture che esistono negli enti erogatori, che spesso cadono in errore. Per concludere: il reddito ha avuto delle difficoltà da quando nel 2019 è iniziata la sua operatività, ma è chiaro che la politica, se vuole, può intervenire creando quei presupposti affinché esso sia erogato a chi effettivamente ha bisogno di essere sostenuto economicamente. Ma parlare di uno spreco, quando si tratta di povertà, è una sintesi offensiva per chi ne ha bisogno.