Gio. Mag 26th, 2022

La Polizia di Stato di Cuneo, al termine di una lunga e laboriosa indagine, ha eseguito 6 misure cautelari (5 in carcere e 1 ai domiciliari) emesse dal G.I.P presso il Tribunale di Asti su richiesta di quella Procura della Repubblica, che ha diretto le indagini, nei confronti di 6 persone gravemente indiziate dei reati di associazione a delinquere, furto aggravato plurimo, riciclaggio, porto abusivo di arma comune da sparo, possesso di distintivi contraffatti e resistenza a pubblico ufficiale.

L’operazione è stata condotta dai poliziotti della Squadra Mobile di Cuneo, con la collaborazione delle Squadre Mobili di Torino, Rimini, Forlì-Cesena, Asti e Novara, dei Reparti Prevenzione Crimine di Torino e Bologna nonché del Reparto Cinofili di Torino.

Gli indagati, tutti di etnia sinti-piemontese, abitanti nelle province di Cuneo, Novara e Asti, sono stati individuati nel corso di una complessa attività investigativa iniziata lo scorso mese di agosto.

A destare l’attenzione degli investigatori cuneesi sono stati gli insoliti spostamenti degli arrestati, con una certa periodicità e senza apparente motivo, in Emilia Romagna dove in realtà si recavano per compiere le proprie azioni criminose consistenti in furti in abitazione dove con l’uso di arnesi atti allo scasso e/o  fraudolentemente si introducevano.

A seguito dei numerosi servizi di pedinamento ed osservazione, supportati anche da servizi tecnici, i poliziotti sono riusciti a delineare il modus operandi degli indagati.

I soggetti, si davano sistematicamente appuntamento in un comune dell’astigiano per poi spostarsi, con auto di grossa cilindrata, su cui apponevano targhe false, in varie località di Rimini, muniti degli arnesi necessari (flessibili, trapani e altro materiale atto allo scasso) per poi introdursi nelle abitazioni da saccheggiare.

In Romagna li attendeva un complice che provvedeva ad individuare un luogo sicuro dove pernottare e una base logistica (un cascinale appartato nei pressi di Igea Marina) dove era altresì custodito il restante materiale necessario per portare a compimento il “colpo” preventivato.

Si è accertato infatti che in alcuni casi gli indagati si sono introdotti negli appartamenti forzando porte e finestre per poi sradicare, con l’uso di potenti flessibili, le casseforti murate.

In altri casi, spacciandosi per appartenenti alle forze dell’ordine, hanno carpito la fiducia del malcapitato (il più delle volte persone anziane che vivevano in solitudine), indossando pettorine ed esibendo placche riproducenti l’effige dell’Arma dei Carabinieri, per poi introdursi nell’abitazione e depredarla.

Ogni furto era organizzato e curato nei minimi dettagli, con ripetuti e maniacali sopralluoghi da parte del basista che passava le informazioni ai complici i quali a loro volta lo raggiungevano sul posto.

L’attività criminale, per quanto ricostruito dalla Squadra Mobile di Cuneo, ha fruttato circa 500mila euro ai malviventi ed arrecato ingenti danni materiali e patrimoniali alle vittime (in alcuni casi dell’ordine di 100mila euro).