Ven. Ott 7th, 2022

La prima ondata da covid-19 è stata gestita con molto più timore, il resto sembra essere una gestione come va va. Nel girone di andata dell’epidemia il popolo italiano ha seguito alla lettera le disposizioni che arrivavano dal governo centrale. Poi il guaio dell’estate ha portato le persone a non temere più il virus, tanto che dai più 30mila decessi della prima fase, nella seconda ne abbiamo fatti più di 70mila. Un numero enorme di decessi. Ma anche la lezione data dalla prima ondata non è stata utile per correre ai ripari per poi non trovarsi impreparati nella infinita seconda ondata. Il governo Conte II non ha saputo gestire la seconda fase, non ha chiuso a novembre con un nuovo lockdown totale per consentire ai contagi di calare vistosamente. Questo non è successo, ed oggi siamo nella stessa condizione di inizio ottobre. I contagi si sono sempre attestati tra i diecimila e i quindicimila, senza mai scendere sotto la soglia di sicurezza dei mille contagi giornalieri. Dalla seconda ondata non siamo mai usciti. Mai.

Con il governo Draghi non è cambiato nulla. Sembra una riproduzione dello stile del governo Conte II. In questo frangente si parla solo di vaccini, legittimamente, ma sappiamo che non sono l’unica salvezza di questa epidemia. Siamo arrivati a Pasqua e siamo sempre più pressati dai contagi che, per via delle varianti, continuano a salire. Particolare da non sottovalutare, è l’effetto che hanno dato le zone. Queste ultime non hanno funzionato, poiché non sono state rispettate dai cittadini e le istituzione dal canto suo non hanno saputo farle rispettare. Chi ha fatto la legge non ha fatto di tutto per farla rispettare, è proprio un controsenso e, forse, i contagi non sono diminuiti proprio perché le zone sono state un vero “pezzotto”.

Ogni settimana siamo sempre a punto di partenza, con il ministero della salute che gioca con i colori ma mai prende una iniziative netta: o apri o chiudi, visto che finora non ha funzionato nulla. Ora, infatti, si valuta se ripristinare dal 7 aprile le zone gialle, sospese dall’attuale decreto legge. L’ipotesi sarà valutata nei prossimi giorni, in vista dell’aggiornamento delle misure anti-contagio che scadono il 6 aprile. Alcune fonti ministeriali ritengono probabile l’allentamento delle restrizioni con la possibilità di passare al giallo per le Regioni a basso contagio, ma secondo altre fonti i numeri difficilmente consentiranno di ammorbidire le misure. Insomma, si continua a gestire l’epidemia a “casaccio”. I numeri sono chiari: 30 settembre 2020 – 1.851 contagi – 30 ottobre 2020 – 31.084 contagi – 20 novembre 2020 – 37.242 contagi – 30 dicembre 2020 – 23.477 contagi – 28 gennaio 2021 – 14.372 contagi – 28 febbraio 2021 – 13. 452 contagi  – 25 marzo 2021 – 23.693 contagi. Questi numeri danno il senso chiaro e nitido di una cattiva gestione dell’epidemia nella fase più cruenta della seconda ondata e, successivamente, si è lasciato campo libero al virus di circolare, poiché le zone non hanno funzionato per niente.