Ven. Ott 7th, 2022

È dal dopoguerra che il sud vive un uso improprio durante le campagne elettorali. Usato, questo è il termine appropriato per una parte d’Italia che ha subito solamente torti. Dopo la fine della guerra tutto si è concentrato al nord, d’altronde come fu fatto con l’unità d’Italia, che tolse al sud ricco e diede al nord povero, concentrato tutti i poteri nella parte alta della nazione.

È da dopo l’unità d’Italia che il sud è stato sempre usato. Anche la forza lavoro è stata costretta a trasferirsi al nord in cerca di fortuna, poiché al sud mancava tutto. Tutt’ora manca quasi tutto. Manca soprattutto la parte più importante: il lavoro. Il lavoro mancava prima e manca oggi. Manca perché non si è costruito. Le industrie sono state concentrate al nord, e li c’è stato lo sviluppo industriale che ha attratto manodopera dal sud. Più il sud rimaneva nella povertà più il nord incamerava gente dal sud per essere collocate nelle industrie del nord. Serviva manodopera e chi meglio dei meridionali poteva andare a coprire il vuoto esistente.

Così il sud è stato lasciato ai margini della società italiana. La politica ne ha sempre approfittato usando la parte bassa come incubatore di voti. Ha fatto sì che nulla si muovesse affinché rimanesse sempre aperto quel corridoio per chiedere i voti per questo o quel partito durante le campagne elettorali. E, guarda caso, il tema centrale durante le campagne elettorali è sempre stato il lavoro, ieri e oggi, poiché esso al sud non è mai arrivato. Eppure il sud ha la sua grande industria, il turismo. Questa macchina economica perfetta è rimasta la palo e non trova margini di miglioramento per decollare. Il Sud ha coste meravigliose, mare limpido, storia, tradizioni, gastronomia, monti, eppure tutto è fermo. Eppure tutto ciò significa occupazione, tanta occupazione tutto l’anno. Questa è la grande industria del sud, ma non fa comodo che essa si sviluppi, altrimenti alla politica verrà meno quella parte d’Italia dove poter continuare a fare promesse.