Dom. Nov 27th, 2022

Oggi i percettori del reddito di cittadinanza sono sotto attacco come lo sono stati i no vax durante le campagne vaccinali. Anche in questo la politica è stata bravissima a creare due fasce di cittadini pronti a scannarsi fra di loro. Questa misura di contrasto alla povertà è stata introdotta nel 2019 dal primo governo Conte, sostituendo gradualmente il preesistente reddito di inclusione (Rei). È l’unica forma di reddito minimo garantito che esiste in Italia, uno degli ultimi paesi europei a essersene fornito.

Il pilastro dei diritti civili europei recita: “Chiunque non disponga di risorse sufficienti ha diritto a un adeguato reddito minimo che garantisca una vita dignitosa in tutte le fasi della vita e l’accesso a beni e servizi”. Tutti gli stati Ue hanno, seppure in maniera eterogenea, introdotto misure di sostegno alle famiglie indigenti. Si tratta sempre di schemi di reddito minimo garantito e non di reddito di base. Insieme alla Grecia, l’Italia è stata l’ultima a introdurre questo genere di misure.

Ancora non esiste una normativa europea sul reddito minimo garantito e le misure prese dagli stati membri sono eterogenee. Come riporta Openpolis, in alcuni stati come Svezia, Slovacchia e, recentemente, Spagna, il sistema è centralizzato a livello nazionale, mentre in altri tra cui Austria e Paesi Bassi è gestito localmente. Nella maggior parte dei casi, come a Cipro, in Spagna e in Lussemburgo, c’è un’età minima di accesso, solitamente intorno ai 25 anni. A volte il sistema è unitario, compatto e in grado di raggiungere la maggior parte delle famiglie indigenti. È questo il caso di paesi come Belgio, Lussemburgo, Slovenia, Svezia, Slovacchia e, dal 2020, Spagna. In altri stati esistono invece una serie di schemi stratificati e spesso indipendenti tra loro. Malta, per esempio, non dispone di uno schema unico, ma di una rete di protezione sociale ad accesso condizionato, e un sistema simile esiste anche in Irlanda. Solo in alcuni stati poi, tra cui la Germania, le misure raggiungono anche cittadini stranieri e rifugiati, anche se con importi inferiori. Per quanto tutti gli schemi di reddito minimo garantito siano caratterizzati dalla condizionalità (hanno dei requisiti di accesso), il suo grado è variabile. In Bulgaria, ad esempio, i requisiti di accesso sono particolarmente numerosi e il sistema ne risulta indebolito e incapace di raggiungere numeri consistenti di persone. A variare è poi anche l’entità dell’erogazione, da considerare in rapporto ai redditi mediani dei paesi di riferimento.

In Italia il primo passo verso l’introduzione di un reddito minimo garantito è stato il decreto legislativo 147/2017, di fatto la prima legge sulla povertà del nostro paese. Il decreto introduceva il reddito di inclusione (Rei), un benefit economico accordato ai nuclei familiari in difficoltà grazie alle risorse del fondo povertà. Questa misura era pensata per essere non puramente assistenzialistica ma orientata all’inserimento lavorativo e sociale dei beneficiari. Dal 1 marzo 2019 è poi subentrata una seconda misura, ovvero il reddito di cittadinanza, determinando la fine del Rei che, come stabilito dal decreto legge 26/2019, non può più essere richiesto.