Ven. Ago 12th, 2022

NAPOLI- Siamo nel bel cuore di un angolo che una volta era chiamato Campania Felix, ovvero, oggi agro aversano. Parliamo di una terra che ha avuto sempre le sue basi poggiate sull’agricoltura. L’agricoltura ha rappresentato il volano maggiore per l’economia di quest’angolo di natura che nessuno doveva permettersi di distruggere. Eppure è successo. La Campania Felix già ai tempi dei romani era considerata terra fertile in virtù delle sue caratteristiche climatiche, le quali davano una mano considerevole per la produzione agricola. Ma cosa è successo in tutti questi? Cosa ha impedito alla nostra terra di continuare ad essere Terra Felix? Perché abbiamo perso questo nome? Le risposte sono molteplici, soprattutto va detto che l’incuria dei cittadini ha contribuito a frenare quell’impulso utile a fare continuare l’agro aversano a essere il simbolo della Campania Felix.

Le coscienze di ognuno di noi dovrebbero riflettere sul danno che abbiamo commesso. Certo, i cittadini sono responsabili, ma non del tutto. Forse sono complici del disastro, poiché non hanno saputo difendersi e difendere il territorio da attacchi esterni che ferivano mortalmente una produzione bella e affascinante come l’agricoltura nostrum. La Terra Felix ha perso i suoi connotati a partire dalla fine degli anni sessanta, quando c’è stata una trasformazione nelle produzioni agricole. Il cambiamento non doveva certamente frenare i prodotti agricoli che erano il fiore all’occhiello di tali produzioni, ma poteva incrementarsi con altri prodotti, ma tenendo ben ferme le radici di storici prodotti.

Va detto che gli agricoltori sono stati abbandonati dalle istituzioni locali. Però c’è da dire che gli stessi sono stati i primi a non credere nelle potenzialità di quello che producevano. Così nel corso degli anni abbiamo assistito alla fine, o quasi, di prodotti agricoli d’eccellenza come il vino asprino, la mela annurca, i cachi, la canapa, la percoca. Intorno a queste eccellenze si poteva e si doveva continuare a credere. Non è stato fatto per incuria e per mancanza di convinzione da parte degli stessi coltivatori.

Tornando indietro col tempo posso dire, per esperienza di vita, che fino a fine anni sessanta e inizio  anni settanta, la terra Felix era ancora una perla dell’agricoltura. Allo spuntare dell’alba era un concerto di trattori che rumoreggiavano per le vie cittadine. Era il segnale del risveglio degli agricoltori, che in massa si riversavano nelle campagne circostanti per andare a raccogliere, nei periodi estivi, i frutti di un anno di lavoro nei campi. L’aria era ancora frizzantina e si respirava quella freschezza della natura ancora viva. Anni d’oro, che le mani vili di ignobili essere umani, hanno sottratto ai cittadini dell’agro aversano.

I primi segnali di menefreghismo sono arrivati con la costituzione dei centri aima, i cosiddetti “scamazzi”, che per lunghi anni sono stati la ricchezza del malaffare e di chi voleva vivere imbrigliando la comunità. I primi ad approfittare del nuovo metodo di smaltire il raccolto erano proprio i contadini che, inconsapevolmente, distruggevano quello che producevano.  Pomodori, pesche ed altri frutti, finivano in un fosso e lo stato pagava. Era tutto bello. Ma nessuno capiva che quella non era la strada giusta, e solo il mercato era la via da percorrere per mantenere viva una produzione. Era l’era della DC e del PCI, partiti che invece di costruire il futuro alla terra Felix, hanno contribuito a distruggerlo. Le varie inchieste giudiziarie hanno portato alla luce lo scempio economico che girava intorno ai “scamazzi”. L’agricoltura, iniziando da quel periodo triste, ha iniziato il suo declino. Chiusi i centri Aima, gli agricoltori andarono in panne, perché quella procedura non c’era più, e quello che si produceva doveva essere venduto e non buttato in un fosso. Da qui le grandi trasformazioni, che hanno portato all’abbandono dei prodotti storici della terra Felix. Lentamente scompariva il vino asprino, poi la percoca e le varie qualità di pesche, spariva la canapa, scompariva la mela annurca.

Il cambiamento portò alla radicalizzazione sul nostro territorio della fragola, che oggi è il prodotto d’eccellenza della produzione agricola dell’agro aversano. Ma ciò non basta.  Aver abbandonato i vecchi prodotti, limita la coltivazione nelle nostre terre. Negli ultimi anni si sta tentando di riqualificare quei prodotti, ma resta ancora alta la titubanza degli agricoltori ad investire in quelle coltivazioni. Piccoli segnali ci sono, seppur timidi, aprono le coscienze dei giovani che si affacciano al mondo dell’agricoltura. Sono proprio i giovani che stanno iniziando un nuovo percorso che può riportare al ripristino delle bellezze agricole della ormai estinta terra Felix. Questi giovani vanno aiutati e sostenuti nelle loro idee, perché il territorio ha bisogno di riqualificazione, e per farlo in prima linea devono esserci le istituzioni.

Sì, proprio quelle istituzioni che con la loro assenza hanno contribuito a distruggere tutto quello che di buono c’era nella terra Felix. Sappiamo tutti che il colpo di grazia è stato dato dalla triste vicenda dei rifiuti. Una bomba d’ignoranza che ha annientato la produzione agricola, creando incertezze in chi doveva comprare i prodotti delle nostre terre. Dalle bellezza della terra Felix siamo passati alla terra dei fuochi. Un nome che ha colpito duramente la produzione agricola. Morte che è arrivata poi anche con le eco-balle, quel sistema becero per arginare le emergenze rifiuti portando ad impacchettare la “munnezza” e conservarla. Uno scotto del quale non ci siamo più liberati. Le eco-balle sono sempre lì a fare da piramide della vergogna in un territorio che non dovrebbe mai arrossire per quanto è bello. Eco-balle, invece, che continuano ad essere il disagio di un periodo che ha demolito tutto ciò che di interessante caratterizzava la Terra Felix. Quel vortice di menefreghismo ha danneggiando notevolmente gli agricoltori che, attraverso campagne mediatiche per salvare il territorio, si son visti aggravare una posizione già fortemente penalizzata dall’incuria di uomini senza scrupoli.

Ecco, questo è il resoconto di un percorso di indifferenza che ha ucciso più di qualsiasi pugnalata o arma da fuoco. È proprio l’indifferenza di cittadini e istituzioni, che ha portato alla fine della terra Felix. Cosa fare? La domanda che ognuno si pone ogni giorno e molto difficile, ma bisogna essere coscienti che c’è un valore da difendere, e quel valore è la nostra terra. Dobbiamo unire l’interesse per questa terra, una sorta di società della salvezza tra vecchie e nuove generazioni, dove ognuno si assume le proprie responsabilità, e una volta leccate le ferite si inizia a dire basta riportando alla luce tutto quello che abbiamo abbandonato.

Se continuiamo a sbagliare e non riconquistiamo la nostra terra, sottraendola al potere mafioso e politico affaristico, non abbiamo più alibi: gli unici colpevoli saremo noi.

Se continuiamo a girare lo sguardo dall’altra parte, ci ritroveremo sempre dinanzi allo stesso specchio a catturare il quadro impietoso della nostra faccia sporca di vergogna.

Se continuiamo a piangerci addosso versiamo solo lacrime inutili. Asciughiamo le lacrime una volta per tutte, depositiamo il fazzoletto nel cassetto, e tiriamolo fuori solo quando dobbiamo sventolarlo in segno di vittoria per aver vinto questa eterna guerra contro il ricatto mafioso e le malvagità politiche.

Dimostriamo al mondo intero che non siamo dei codardi, ma gente che sa reagire.

Dimostriamo al mondo che non viviamo più con la paura addosso per evitare che qualcuno possa continuare a distruggere la nostra dignità.

Costruiamo insieme i pensieri giusti per riedificare davvero di nuovo la Terra Felix.

La Terra Felix non può continuare a vivere giocando in difesa, è arrivato il momento di mettere sù una squadra capace di giocare anche all’attacco. Giochiamoci la partita, consapevoli che siamo in grado di vincere. Mettiamo in campo le nostre energie per riprenderci la nostra terra, senza doverla vedere e difendere guardandola da lontano.

Qui c’è gente coraggiosa, umana e determinata, dimostriamolo al mondo intero che siamo stati capaci di riprenderci la nostra terra. Siamo cittadini della terra felix e dobbiamo essere orgogliosi di esserlo sempre.