Sab. Dic 3rd, 2022

Doris Duranti Nata a Livorno il 25 aprile del 1917 , figlia di un anarchico , antifascista e di una cattolica , sin dall’età di dieci anni sognava di diventare una “diva” , da quando, in un piccolo teatro della sua città, assistette allo spettacolo dell’attrice/ cantante  Josephine Baker.

Nel 1936, quindi ,  poco più che quindicenne, sfidando il divieto di intraprendere “la via dell’arte”, impostole dai genitori , scappò di casa, complice un cugino che l’aiutò  a procurarsi ,tramite la zia, il denaro sufficiente all’acquisto di un biglietto ferroviario per Roma .

Giunta nella Capitale , grazie all’ agente cinematografico,  Besozzi,  che sottopose all’attenzione del regista Corrado D’Errico alcune sue fotografie, fu scritturata come comparsa nella pellicola di quest’ ultimo : “L’urlo”.

Seguirono molteplici partecipazioni e interpretazioni in ruoli secondari in film di propaganda colonialista come : “La gondola delle chimere ” e “Lo squadrone bianco” del regista  Augusto Genina .

Bramosa di conquistare la ribalta, l’ottenne per intercessione dell’agente Eugenio Fontana , che la propose al regista Romolo Marcellini per il ruolo di protagonista nella pellicola : “Sentinelle di bronzo”.

Nelle vesti di “Dahabo” , donna di colore , catturò l’attenzione dei critici , che , così si espressero unanimi : “La Duranti offre la migliore rappresentazione del virile orgoglio italico per le conquiste dell’Impero africano”.

Non altrettanto positivo , invece,  fu il giudizio del padre che le inviò un telegramma nel quale, sostenendo di essere stato “disonorato” , esigeva  che la figlia abiurasse il suo cognome. “Caro padre”, rispose battagliera la Duranti , “Tu mi hai dato il cognome e io me lo tengo!” .

Poi, nel 1939 ,  malgrado i pettegolezzi e le malelingue, con la consueta determinazione, ritornò sul set di : “Cavalleria rusticana” , adattamento cinematografico della novella , atto unico, dello scrittore Giovanni Verga, realizzato dal regista Amleto Palermi .

Nella parte di “Lola”, diede prova di una maturità espressiva tale che il critico Mario Gromo scrisse: “La Duranti , in vesti dimesse, con una zazzeretta, spettinata, abbandonate così le solite velleità più o meno fataleggianti ( delle quali  non aveva mai avuto colpa alcuna ) è quasi sempre schietta e vibrante ” .

Seducente “femme fatale” in : “Il Re si diverte” , del regista Mario Bonnard , incantò le platee con una conturbante “danza dei sette veli ” , la cui visione fu censurata dalle autorità ecclesiastiche perché  considerata : “pruriginosa” .

Gli italiani , in cerca di un sogno per evadere dalle brutalità  quotidiane della Seconda guerra mondiale, fantasticavano di avventure con la “peccaminosa Doris” ; uomini di ogni estrazione sociale presero a inviarle , all’indirizzo della sua abitazione sul Lungotevere Flaminio , omaggi floreali , ma i più graditi furono quelli del Ministro della cultura popolare : Alessandro Pavolini.

Classe 1923 , fiorentino , solida formazione umanistica ( era figlio del filologo Piero Emilio), giornalista del “Il Messaggero” e del “Il Corriere della Sera”, anima colta e sensibile prestatasi ai furori dello squadrismo fascista; federale prima , gerarca ,poi, marito di Teresa Franzi ,dama dell’alta borghesia milanese , e padre di tre figli : Ferruccio, Vanni e Maria Vittoria ,  rimase talmente affascinato dall’attrice , ammirata nel film del regista Flavio Calzavara : “La contessa di Castiglione”, da escogitare stratagemmi più disparati pur di incontrarla, cosciente della pericolosità di quell’attrazione .

Tuttavia , dopo alcuni tentativi non andati a buon fine , fu il conte Galeazzo Ciano ,consorte della figlia del duce , Edda, a favorire un suo incontro con l’attrice. L’appuntamento fu fissato a Cinecittà, poiché la Duranti era impegnata da settimane nelle riprese della pellicola del regista Calzavara : “Carmela” , dramma sentimentale desunto da un racconto dello scrittore Edmondo De Amicis .

La sua interpretazione intensa e appassionata di una fanciulla preda della follia a seguito di un abbandono amoroso , fu considerata dai giornalisti un elemento poco rilevante ,dato l’ interesse e le polemiche suscitate nel pubblico dalla scandalosa scena di nudo girata dalla stessa . Ma la “prima donna del grande schermo” non si curò neppure questa volta dei giudizi e dei pregiudizi della gente, anche perché intenta a vivere una  relazione clandestina con quello che , lei stessa, definiva “Un fascista atipico , perché  : intelligente, dolce e disinteressato! ” .

Poi , nel 1942 , prima che la Storia prendesse il sopravvento sulla vita degli uomini , “l’orchidea nera” commosse le platee impersonando nel film del regista Mario Soldati : “Tragica notte”, una moglie uccisa dal marito .

Il 25 luglio del 1943 , il duce Benito Mussolini, riunito il Gran Consiglio , apprese con stupore che i gerarchi e il re Vittorio Emanuele Terzo avevano deciso  di sfiduciarlo e di estrometterlo , di fatto, dalla guida del Paese. Un atto ufficiale, segnò la caduta del fascismo e spazzò via di colpo  l’intero  ventennio dei ” treni in orario” , della “nazione prolifica” e delle “grandi bonifiche” . La detenzione sul Gran Sasso di Mussolini, la sua  liberazione da parte dei nazisti , la fuga insieme con gli uomini più fedeli e riconoscenti , la costituzione  nel Nord d’Italia della  Repubblica di Salò, segnarono l’ultimo atto dell’esistenza del maestro romagnolo ,socialista rivoluzionario , inventore del totalitarismo.

Al suo fianco, Pavolini , messi al sicuro la moglie e i figli in un rifugio rinserrato tra le catene montuose del bellunese ,combatté  le sue ultime battaglie , mentre la Duranti provava a ricominciare da dove tutto aveva avuto inizio : dal Cinema.

Trasferitasi a Venezia , nel complesso del Cinevillaggio, stabilimento cinematografico gemello della distrutta Cinecittà , voluto da Mussolini per far rivivere i fasti  della dittatura ,  girò  nel 1944,  tre pellicole, diretta dai registi Calzavara , Alessandro Balsetti, Max Calandri e Ferruccio Cerio  : “Resurrezione” , riadattamento tratto dell’ omonimo romanzo dello scrittore russo Tolstoj, “Nessuno torna indietro”, tragica vicenda di una ragazza madre e “Rosalba”, dramma sentimentale.

Difficile, fu per lei dimenticare le parole pronunciate , all’indomani del luglio del 1943,  dall’ uomo che amava : “E’ tutto finito . Ti chiamerò appena posso! ” ; anche perché , quella telefonata arrivò soltanto il 25 aprile del 1945 quando , a Liberazione avvenuta,  Pavolini , accertatosi della ferma intenzione dei partigiani di giustiziare la Duranti, sentì l’urgenza di avvisarla del  pericolo e di salvaguardarne l’incolumità .

L’attrice, rifugiatasi in una villa sul Lago di Como , “La Sucotina”  e già  fortuitamente scampata   a un rastrellamento dei nazisti ,che volevano deportarla per via delle sue origini ebraiche , raggiunse nella notte del 27 aprile,  la Svizzera , servendosi del passaporto falso procuratole da Pavolini e recapitatole per mezzo di un corriere  di sua  fiducia .

Solo aprendo quel documento si accorse di un biglietto dell’amato che recitava : “Grazie per la tua fedeltà e il tuo bene”. Proprio in quelle ore , i partigiani del “CNLI”  (Comitato di liberazione nazionale per l’Alta Italia)  ,intercettata l’automobile a bordo della quale Mussolini , in compagnia della sua amante Claretta Petacci e di Alessandro Pavolini, viaggiava alla volta del confine alpino, lo raggiunsero in un nascondiglio segreto e , dopo inutili contrattazioni , procedettero alla fucilazione dei tre. I loro corpi , trasportati a Dongo e ,successivamente a Milano, furono legati a dei pali di legno ed esposti a testa in giù , in piazzale Loreto .

Intanto, Doris Duranti , giunta in terra elvetica e ospitata nella clinica : “Moncucco ” , fu riconosciuta da un infermiere e denunciata alle autorità di polizia , che ne disposero l’arresto. In carcere , provata dalla detenzione , appreso dell’uccisione di Pavolini , tentò il suicidio , ma fu salvata dall’intervento di una suora.

Sposatasi con uno svizzero : “Per salvarsi la pelle” , pesto, fuggì in Brasile , a San Paolo , metropoli nella quale ,  con l’aiuto del nuovo compagno , il radiocronista Mario Ferretti, gestì il ristorante : “Vecchia Roma” . Rientrata in Italia nel 1976, per girare il film del regista Giuseppe Patroni Griffi: “Divina creatura” , si rese conto che il Cinema non era più lo stesso , che Roma non era più la città della sua “giovinezza” . Così , decise di trascorrere gli ultimi  anni di vita a Santo Domingo , città affacciata sul mar dei Caraibi, nella quale  si spense il 10 marzo del 1995, all’età di settantotto anni.

La notizia, giunta alle redazioni dei principali quotidiani, tramite un comunicato stampa diramato dall’ambasciata italiana in Sud America , fu così commentata sulle pagine di un rotocalco, dal giornalista Fausto Giani , conoscente ed estimatore dell’attrice : “Doris si godeva la vita , le piaceva mangiare e bere. Ci teneva a raccontare , con il suo schietto accento livornese , cosa le “garbava” e cosa non le “garbava” del passato e del presente  e il cinema , gli attori del passato e del presente ,figuravano nell’elenco di ciò che non le “garbava”. Lei, che aveva avuto tutto, disprezzava chi , secondo lei, aveva avuto poco o solamente molto. Riteneva di essere unica , in quanto personaggio.  Nella sua autobiografia , “Il romanzo della mia vita” , scrisse che l’ideologia fascista divenne violenza e crudeltà anche in uomini come Pavolini, sensibili e colti e rivelò che a Santo Domingo si era già fatta costruire la tomba , facendo incidere sulla lapide l’epigrafe : “Qui giace Doris Duranti , attrice che ha molto goduto, sofferto, riso , pianto ””.